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08/06/2026 ore 08.33
Sanità

Dietro le quinte dell’intelligenza artificiale in sanità: la vera sfida è la sovranità del dato

La vera partita della sanità digitale non si giocherà sulla potenza degli algoritmi, ma sulla governance dei dati. È su questo terreno che si misurerà la capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in valore pubblico

di Stefania Galassi*

L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nei sistemi sanitari, dalla diagnostica per immagini al supporto delle decisioni cliniche fino all’organizzazione dei servizi. Non si tratta più di una prospettiva futura ma di una trasformazione già in corso. Dietro l’entusiasmo per gli algoritmi, però, esiste una questione meno visibile e probabilmente più importante: il controllo dei dati sanitari.

La ricerca scientifica sull’intelligenza artificiale in medicina cresce a ritmi straordinari ma l’adozione concreta negli ospedali procede con maggiore prudenza. I sistemi realmente integrati nella pratica clinica sono ancora relativamente pochi rispetto alle migliaia di studi pubblicati ogni anno. Questo non rappresenta un ritardo tecnologico, ma la necessità di garantire sicurezza, efficacia e sostenibilità prima di introdurre nuove soluzioni nei percorsi di cura.

La vera materia prima dell’intelligenza artificiale non sono gli algoritmi ma i dati: cartelle cliniche elettroniche, immagini diagnostiche, esami di laboratorio, informazioni genomiche e dati relativi ai percorsi assistenziali. Per questo motivo il dato sanitario sta assumendo il valore di una vera infrastruttura strategica, con implicazioni che vanno oltre la sanità e coinvolgono aspetti economici, industriali e geopolitici. La domanda fondamentale diventa allora: chi controlla questi dati e secondo quali regole?

Senza una governance adeguata, il rischio è che il valore informativo generato dai sistemi sanitari venga progressivamente concentrato nelle mani di grandi piattaforme tecnologiche globali, riducendo la capacità delle istituzioni pubbliche di governare processi fondamentali per la tutela della salute. Per questo la sfida non può essere affrontata soltanto come una questione tecnologica. È una questione di politica pubblica e di sovranità digitale.

L’Unione Europea sta cercando di costruire una risposta autonoma attraverso l’European Health Data Space (EHDS) che punta a favorire l’interoperabilità e il riutilizzo controllato dei dati sanitari per assistenza, ricerca e innovazione. Parallelamente, l’AI Act introduce regole specifiche per i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, tra cui gran parte delle applicazioni sanitarie, imponendo requisiti rigorosi di trasparenza, tracciabilità e supervisione umana.

Sta così prendendo forma un modello europeo che pone al centro l’interesse pubblico nella gestione delle infrastrutture digitali. Nei prossimi anni la competitività dei sistemi sanitari dipenderà sempre meno dalla semplice disponibilità di tecnologie avanzate e sempre più dalla capacità di raccogliere, standardizzare, proteggere e valorizzare i dati. In questo scenario, la sovranità del dato diventa importante quanto le infrastrutture energetiche o le reti di telecomunicazione.

Il ruolo del medico, naturalmente, non viene sostituito. L’intelligenza artificiale può migliorare l’efficienza e supportare le decisioni cliniche ma la responsabilità diagnostica e terapeutica resta saldamente nelle mani del professionista sanitario. Il futuro più realistico è quello di una collaborazione sempre più stretta tra competenza umana e capacità computazionale.

La vera partita della sanità digitale, dunque, non si giocherà sulla potenza degli algoritmi, ma sulla governance dei dati. È su questo terreno che si misurerà la capacità di trasformare l’innovazione tecnologica in valore pubblico, garantendo al tempo stesso equità, sostenibilità e autonomia strategica.
*Stefania Galassi, Medico Neuroradiologo dell’Annunziata di Cosenza