Emodinamica, Stasi torna all’attacco di Occhiuto: «Cancellata dopo le elezioni, altro che riallineamento»
Il sindaco di Corigliano-Rossano interviene dopo le precisazioni dei direttori di Cardiologia: «I decreti del 2024 prevedevano il servizio in quattro ospedali, a luglio 2026 è stato eliminato». E contesta la spiegazione legata alla normativa nazionale
Si riaccende lo scontro sull’Emodinamica negli ospedali calabresi. Il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi torna all’attacco della gestione commissariale della sanità guidata dal presidente della Regione Roberto Occhiuto e lo fa dopo l’intervento dei direttori delle Cardiologie sulla nuova programmazione della rete.
Per Stasi, quelle precisazioni non smentirebbero le contestazioni sollevate nelle ultime settimane ma, al contrario, le confermerebbero: il servizio di Emodinamica inizialmente previsto a Paola, Lamezia Terme, Vibo Valentia e Corigliano-Rossano sarebbe stato cancellato dalla programmazione nel luglio 2026.
«Se qualcuno ancora avesse dubbi, i direttori li hanno spazzati via», afferma il primo cittadino, che concentra la sua contestazione sui DCA 78/2024 e 360/2024. Secondo la ricostruzione fornita da Stasi, nei due decreti commissariali del 2024 era indicata la presenza dell’Emodinamica nei quattro presidi, previsione successivamente venuta meno.
Il sindaco contesta soprattutto la spiegazione secondo cui la modifica deriverebbe da un riallineamento alla normativa nazionale.
«Di quale anno è la normativa nazionale? Del 2015», osserva Stasi, che porta il ragionamento alle estreme conseguenze: se la nuova configurazione fosse stata necessaria per adeguarsi a norme già esistenti da anni, sostiene, bisognerebbe allora interrogarsi sulla legittimità e sulla correttezza della precedente programmazione commissariale.
«Il termine “riallineati” è piuttosto fuorviante – attacca – ma in pratica, secondo l’interpretazione dei direttori di Cardiologia, i decreti di Occhiuto erano fuorilegge». Una conclusione che Stasi formula come propria interpretazione politica e sulla quale pone un'altra domanda: perché quei provvedimenti non sarebbero stati contestati, a suo tempo, dal Ministero o dalle rappresentanze mediche?
Il confronto assume quindi toni molto duri anche rispetto all’intervento dei direttori delle Cardiologie. Stasi rivendica la necessità di mantenere separato il piano tecnico-gestionale da quello politico e critica la scelta dei dirigenti sanitari di intervenire pubblicamente nel dibattito.
Pur riconoscendo «eccellenze straordinarie» nella classe medica calabrese e, in particolare, nell’ambito cardiologico, il sindaco invita ciascuno a rimanere nell’alveo delle proprie competenze. «La politica non opera a cuore aperto le persone – afferma – ma può operare a cuore aperto intere comunità».
«Prima delle elezioni era prevista in quattro ospedali»
Il punto politico della contestazione riguarda soprattutto la successione temporale delle decisioni. Stasi sottolinea che i due decreti del 2024 avevano programmato l’Emodinamica a Paola, Lamezia Terme, Vibo Valentia e Corigliano-Rossano, definendo quella previsione «una misura straordinaria ed apprezzata» che avrebbe potuto rafforzare la risposta alle emergenze cardiologiche.
Secondo il sindaco, però, terminata la campagna elettorale quella previsione sarebbe stata cancellata. Ed è proprio su questo passaggio che Stasi respinge la lettura tecnica del «riallineamento», sostenendo che si sia trattato invece di «una scelta politica».
Una scelta che il primo cittadino inserisce in una critica più ampia alla gestione della sanità regionale, accusata di favorire un processo di accentramento dei servizi a discapito dei territori e della sanità pubblica.
Stasi allarga poi il suo attacco alle politiche del centrodestra su altri dossier, dall’Alta Velocità all’Autonomia differenziata, fino alle risorse per il Mezzogiorno e alle scelte compiute dalla Regione.
Sul fronte sanitario, però, il messaggio resta concentrato soprattutto sulle conseguenze concrete per i cittadini: liste d’attesa, mobilità sanitaria e, nei casi più gravi, rinuncia alle cure. «I calabresi non hanno bisogno di una laurea in medicina né tanto meno di una specializzazione – sostiene –: lo sentono sulla propria pelle ogni volta che entrano in un ospedale, che emigrano per curarsi o che rinunciano alle cure».
La conclusione è nuovamente politica. Per Stasi la Calabria avrebbe bisogno di un modello sanitario maggiormente radicato nei territori, con investimenti sui servizi pubblici e una distribuzione delle prestazioni capace di garantire l’accessibilità anche negli ospedali periferici.
Una posizione che riporta al centro dello scontro la domanda destinata ora ad alimentare il confronto sulla nuova rete ospedaliera: che cosa è cambiato tra i decreti commissariali del 2024 e la programmazione approvata nel 2026 e perché l’Emodinamica non compare più nei quattro presidi indicati da Stasi?