Farmacie sprovviste di medicine? Giampaolo Ioele spiega perché succede: «Questione complessa, ma al momento sotto controllo»
La carenza di medicinali mette in difficoltà rivenditori e pazienti: «Quando mancano i farmaci salvavita si mette a rischio l’incolumità delle persone, ma i disagi possono essere diversi e a volte inaspettati». Ecco la testimonianza della presidente dell’associazione Talassemici Cosenza Angela Branca
La scena è ormai sempre più frequente nelle farmacie: il farmacista controlla la disponibilità del medicinale prescritto e poi deve comunicare al paziente che il farmaco non è reperibile. Un problema che non riguarda solo prodotti di uso comune ma, in alcuni casi, anche terapie fondamentali.
«Il problema dei farmaci mancanti va avanti da anni», spiega il farmacista cosentino Giampaolo Ioele, titolare della Farmacia Ioele srl con sedi a Longobucco e San Benedetto Ullano. «Già prima del Covid combattevamo con queste difficoltà. Ultimamente c’è stato il problema dell’Eliquis, così come del Pradaxa».
Si tratta di anticoagulanti molto utilizzati per prevenire ictus cerebrali ed embolie polmonari. La loro assenza ha creato complicazioni soprattutto perché non sempre esistono alternative immediate: «La particolarità di questi farmaci – racconta Ioele – è che non hanno un vero sostituto. Spesso quando manca l’originale possiamo suggerire il generico, ma in questo caso il farmaco era solo quello».
La difficoltà diventa ancora più evidente per via delle procedure burocratiche che regolano alcune terapie: «È un farmaco soggetto a piano terapeutico. In teoria si poteva cambiare dosaggio, ma il paziente doveva contattare lo specialista, modificare il piano terapeutico e farsi rifare la ricetta. Questo ha creato parecchi disagi».
Produzione, materie prime e burocrazia: perché i farmaci mancano
Tra i medicinali che negli ultimi tempi hanno dato problemi c’è anche il Depakin, utilizzato per il trattamento dell’epilessia. «Il problema più grave riguarda proprio questo farmaco, soprattutto nel dosaggio pediatrico, che risulta mancante da tempo», spiega il farmacista.
Le cause delle carenze non sono sempre chiare. «Motivazioni precise non ce le hanno mai date», sottolinea Ioele. «Si parla di difficoltà con le materie prime, ora della guerra, oppure di problemi produttivi. A volte un lotto non supera i controlli e la produzione viene bloccata».
Accanto ai problemi industriali ci sono anche quelli organizzativi. Alcuni medicinali vengono distribuiti attraverso il sistema della distribuzione per conto (Dpc), cioè acquistati dal servizio sanitario e consegnati tramite le farmacie, tramite ordinazione: «Quando alcuni farmaci passano dalla Dpc alla distribuzione diretta in farmacia – spiega Ioele – i grossisti spesso non hanno scorte sufficienti e per un certo periodo diventano difficili da trovare».
La maggior parte delle volte, però, la carenza è temporanea. «Di solito poi ritornano disponibili», osserva. «Ma restare senza terapia per settimane può diventare un problema serio per i pazienti».
Nella farmacia di Ioele, negli ultimi mesi, sono mancati anche altri medicinali complessi da rimpiazzare: «Al momento non risultano assenti farmaci salvavita ma mancano prodotti come il Cardirene o la Quetiapina», racconta.
In alcuni casi le difficoltà possono avere conseguenze impreviste: «È successo con lo Zarontin, tra l’altro mancante in questo periodo, utilizzato per alcune crisi epilettiche: il sostituto in sciroppo ha provocato una reazione allergica a un paziente, che non ha potuto continuare la terapia».
La testimonianza dai Talassemici di Cosenza: «Ogni farmaco ha le sue controindicazioni»
Se per molti medicinali esistono alternative, per alcune patologie croniche la situazione può essere più delicata. È il caso della talassemia, una malattia del sangue che richiede terapie costanti per evitare l’accumulo di ferro dovuto alle frequenti trasfusioni.
Angela Branca, presidente dell’associazione talassemici di Cosenza e paziente, ricorda le difficoltà incontrate negli ultimi anni nel reperire alcuni farmaci ferrochelanti, cioè i medicinali utilizzati per eliminare il ferro in eccesso dall’organismo.
«Due anni fa abbiamo avuto problemi a trovare uno di questi farmaci in tutta la provincia», racconta. «Ho chiamato altri pazienti e tutti avevano difficoltà: a Corigliano, a Castrovillari, un po’ ovunque».
La terapia per i talassemici si basa su tre principali farmaci ferrochelanti, ciascuno con caratteristiche e possibili effetti collaterali diversi. Il primo è il Desferal, utilizzato da molti pazienti da anni: «È efficace ma più invasivo perché va somministrato con delle infusioni».
Gli altri due farmaci sono il Ferriprox e l’Exjade, entrambi in compresse e quindi più semplici da assumere. Tuttavia non tutti i pazienti possono utilizzarli: «Il Ferriprox – racconta Branca – può provocare un abbassamento dei globuli bianchi, quindi bisogna sospenderlo se succede». «L’Exjade invece può dare problemi ai reni, per questo bisogna controllare spesso la funzionalità renale».
Proprio per le diverse controindicazioni non tutti i talassemici possono passare da un farmaco all’altro. «Ogni paziente reagisce in modo diverso», sottolinea. «Per questo quando uno di questi medicinali manca la situazione diventa complicata».
In alcuni momenti i pazienti hanno dovuto adattarsi alle scorte disponibili. «Capitava che alla farmacia territoriale dessero dosaggi più piccoli», ricorda. «Per arrivare alla quantità necessaria si dovevano prendere molte più pillole. In certi periodi si arrivava anche a dieci compresse invece di due».
Oggi, nella provincia di Cosenza, la situazione appare più stabile. «Per adesso non risultano carenze importanti», spiega Branca. «Ma quando succede noi come associazione scriviamo subito ai referenti regionali e alla federazione nazionale per segnalare il problema».
Un tema continentale: il primo ok al Critical Medicines Act
Il tema delle carenze di medicinali è ormai diventato anche una questione europea. Gran parte delle materie prime utilizzate dall’industria farmaceutica viene prodotta fuori dall’Unione, soprattutto in Asia, e questa dipendenza espone i sistemi sanitari a ritardi e interruzioni nella catena di approvvigionamento.
Proprio per questo nelle istituzioni europee è iniziato il percorso del Critical Medicines Act, una proposta legislativa pensata per rafforzare l’autonomia farmaceutica dell’Unione e ridurre la dipendenza dai paesi extraeuropei.
Secondo Ioele, rafforzare la produzione in Europa potrebbe contribuire a ridurre il problema anche a livello locale: «Oggi circa il 60% dei farmaci o delle materie prime arriva da paesi extraeuropei, soprattutto da Cina e India. Se una parte maggiore della produzione tornasse in Europa, probabilmente le scorte sarebbero più alte e più stabili».
Nel frattempo, però, la gestione delle carenze resta nelle mani di farmacie e medici, che devono trovare soluzioni immediate per i pazienti. «Molte volte riusciamo a trovare un’alternativa», conclude Ioele. «Ma quando manca proprio quel farmaco specifico, per chi deve prenderlo ogni giorno diventa un problema vero».