Gioco d’azzardo, a Cassano la piazza dice no alla dipendenza patologica
In Piazza Pertini la manifestazione del progetto “La salute non è un gioco” con Asp, terzo settore, studenti e cittadini
Voci unite e un messaggio forte che risuona per tutta la comunità: la vita non è un azzardo, né una pedina in mano alle dipendenze. Si è tenuta in Piazza Pertini di Cassano, la manifestazione territoriale legata all'iniziativa "La salute non è un gioco", che ha visto la partecipazione attiva di cittadini, studenti, istituzioni e, in prima linea, le realtà del terzo settore che ogni giorno operano sul territorio per la cura e il recupero sociale.
L’evento rappresenta una delle tappe pubbliche fondamentali dell'omonimo progetto finanziato dal Ministero della Salute alla Regione Calabria - Dipartimento Tutela della Salute, inserito all'interno del "Piano Regionale Attività per il contrasto del Gioco d'Azzardo". Nato su impulso dell'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Cosenza, il programma punta a scardinare una piaga sociale che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) riconosce come una vera e propria patologia.
La manifestazione ha messo in luce il lavoro di sensibilizzazione svolto finora e la necessità di estendere questo messaggio per raggiungere anche i più scettici. A spiegare la strategia dell'intervento è stata direttamente la Anna Di Noia, medico specialista in tossicologia medica e responsabile dell'Unità Operativa Semplice UOS Serd Area Nord (Corigliano e Trebisacce) dell'ASP di Cosenza, presente all'evento: «Questo è un progetto dell'azienda sanitaria in collaborazione con la comunità Il Mandorlo che prevede una grande parte importante di prevenzione nelle scuole. Sono stati contattati centinaia e centinaia di studenti con risultati importanti. Noi vogliamo però venire nelle piazze perché la prevenzione non sia soltanto selettiva, cioè su gruppi di studenti, ma che venga fatta una prevenzione universale a tutte le persone che vorranno ascoltarci e partecipare. Deve essere partecipata».
La scelta di scendere ieri in Piazza Pertini risponde proprio a questo obiettivo, per trasformare la prevenzione in un patrimonio comune, accessibile a ogni singola persona, per creare una vera e propria rete di protezione comunitaria. Ma l'impegno istituzionale e sociale non si ferma alla sola informazione.
Il progetto si muove su binari assistenziali ben precisi, offrendo una presa in carico globale e strutturata che unisce i servizi pubblici al privato sociale. «Il progetto non è solo prevenzione - ha puntualizzato con fermezza Di Noia - il progetto è anche diagnosi, che viene fatta da noi nei servizi per le dipendenze, e poi un progetto anche di terapia, di riabilitazione a carattere semiresidenziale che viene effettuata dai bravissimi professionisti del Mandorlo».
A fare eco alle parole della responsabile del Serd è stata Fiammetta De Salvo, Presidente della Cooperativa Sociale "Il Mandorlo", che ha sottolineato come l'attenzione pubblica verso questo fenomeno sia una conquista recente: «Questa attività punta l'indice verso una patologia che per molti è anche sottovalutata su certi aspetti. Per anni non se ne è parlato, tant'è vero che da poco le aziende sanitarie, le ASP e le regioni hanno provveduto a occuparsi anche di questo tipo di dipendenza. Per anni abbiamo lavorato solo sulle dipendenze di sostanze. Si comincia a parlarne da 4-5 anni attraverso questo progetto che fa prevenzione ma soprattutto trattamento. Quindi c'è un ufficio apposito dove dei professionisti si occupano di aiutare persone che hanno questo tipo di problema e purtroppo ne abbiamo intercettati diversi».
Grazie al lavoro di una fitta rete coordinata da una equipe multidisciplinare dell’Asp con gli operatori de La Cooperativa Sociale "Il Mandorlo" di Cassano All’Ionio, l'Associazione "Il Delfino ONLUS" di Castiglione Cosentino, il "Centro di Accoglienza L'Ulivo" di Tortora el'Associazione "Comunità Regina Pacis ONLUS" di Cosenza, i cittadini hanno sempre un punto di riferimento per un confronto anche basato sulla curiosità. Insieme, queste realtà garantiscono ascolto e percorsi terapeutici individualizzati per affrontare non solo i risvolti psicologici della dipendenza, ma anche i gravissimi risvolti economici e debitori che travolgono interi nuclei familiari.
Interpellata sulla gravità della situazione attuale sul nostro territorio, la Responsabile del Serd Di Noia, non ha nascosto le forti criticità di una piaga in costante espansione, strettamente legata al contesto storico che stiamo attraversando: «Nelle dipendenze la situazione è ingravescente perché c'è una grave crisi sociale. Le sostanze cambiano, oggi abbiamo anche le dipendenze senza sostanza, come il gioco. Il gioco è una dipendenza senza sostanza, ma è una condizione grave ed è una condizione che sta sempre più incrementandosi. Ripeto, probabilmente perché c'è bisogno di una maggiore attenzione da parte delle famiglie, da parte delle scuole, da parte delle istituzioni».
Sul fronte dei risultati a lungo termine, la presidente del Mandorlo, Fiammetta De Salvo, ha espresso un cauto ma concreto realismo, evidenziando l'importanza del primo, fondamentale passo attraverso l'intercettazione dei soggetti a rischio: «Si può guarire dalla dipendenza patologica del gioco? Noi abbiamo cominciato da poco. Gli unici risultati di cui posso prendere atto è il numero dei pazienti che abbiamo intercettato e che stanno seguendo il programma. Nel lungo periodo ancora io non ho dati sul nostro lavoro. Mi auguro che il nostro aiuto riesca a tirar fuori queste persone dal problema perché è un problema veramente grande». Un aiuto che, fortunatamente, comincia a mostrare i primi frutti a livello globale. «Di recente qualcosa sta succedendo - ha aggiunto la Di Noia - perché la relazione al Parlamento dimostra che questi progetti che vengono attuati hanno contribuito ad una riduzione della diffusione delle sostanze tra i più giovani, delle sostanze soprattutto di tipo illegale».
L'evento si è chiuso con un messaggio di profonda fiducia e riscatto per chiunque si trovi a lottare contro il tunnel della ludopatia. Alla domanda se da questa condizione si possa effettivamente uscire, Anna Di Noia ha risposto con assoluta certezza: «Se c'è la volontà si può guarire, deve essere promossa la motivazione, ma soprattutto dico che il fenomeno va contenuto perché non si espanda ancora. Sì, si può guarire». La giornata di ieri ha dimostrato che Cassano allo Ionio e l'intera provincia di Cosenza non intendono abbassare la guardia. L'alleanza tra la sanità regionale, l'ASP e l'esperienza sul campo del terzo settore è la prova che la Calabria sa fare rete per difendere la salute pubblica. Perché la vita, prima di tutto, non è un gioco.