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20/04/2026 ore 23.04
Sanità

Giuseppe Patti eletto alla guida della cardiologia italiana con radici profonde a Palmi

Il professore calabrese, oggi ai vertici della Società Italiana di Cardiologia, unisce ricerca, clinica e visione internazionale

di Redazione

Giuseppe Patti porta alla guida della Società Italiana di Cardiologia una storia professionale di rilievo internazionale che parte dalla Calabria e non ha mai smesso di guardare alle proprie radici. L’elezione, completatasi nel dicembre 2025, segna un passaggio importante per il professore originario di Reggio Calabria e cresciuto a Palmi, ma anche per un territorio che torna simbolicamente dentro una vicenda costruita tra studio, ricerca e responsabilità cliniche di primo piano.

Nato 58 anni fa e vissuto a Palmi fino ai 18 anni, Patti è oggi una delle figure più consolidate del panorama medico-scientifico, inserito tra i Top International Scientists e chiamato a guidare la più antica società scientifica italiana del settore, fondata nel 1935. Un traguardo che arriva al termine di un percorso lungo e coerente, sviluppato fuori dalla Calabria ma mai del tutto separato da quella matrice personale e culturale da cui tutto ha preso avvio.

Dalla Calabria alla cardiologia italiana

La vocazione di Giuseppe Patti affonda in un ricordo preciso, rimasto vivo sin dall’infanzia. «Alla fine delle scuole elementari rimasi colpito dalle notizie sul primo trapianto cardiaco. Da quel momento decisi che sarei diventato medico, e cardiologo», racconta. Da quella intuizione giovanile nasce un cammino lineare, segnato da studio e specializzazione.

Il percorso accademico si sviluppa al Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove consegue la laurea in Medicina e Chirurgia e poi la specializzazione in Cardiologia. È a Roma che si consolida la prima grande fase della sua attività professionale, costruita negli anni dentro un contesto di alto profilo clinico e universitario.

Nel 2019 arriva una nuova tappa decisiva, con il trasferimento a Novara. Qui Patti diventa Professore Ordinario di Cardiologia all’Università del Piemonte Orientale, oltre a dirigere il reparto di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità, dove guida anche il Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare. Una responsabilità che conferma la sua centralità nel sistema cardiologico italiano.

La ricerca di Giuseppe Patti tra trombosi, prevenzione e cure personalizzate

L’attività scientifica di Patti si concentra su alcuni dei nodi più delicati e strategici della cardiologia contemporanea. Tra i suoi principali ambiti di studio ci sono i meccanismi trombotici, le terapie antitrombotiche, i trattamenti ipolipemizzanti e la cardiologia interventistica.

Si tratta di campi in cui la ricerca incide direttamente sulla qualità della vita dei pazienti e sulla capacità di prevenire eventi gravi. «Le terapie antitrombotiche devono prevenire eventi come infarto e ictus senza aumentare il rischio di emorragie: è un equilibrio delicato», spiega. È proprio in questa tensione tra efficacia e sicurezza che si misura, secondo il professore, una delle sfide più importanti della medicina cardiovascolare.

L’obiettivo, nella sua visione, non è una risposta standard uguale per tutti, ma una medicina sempre più calibrata sul singolo caso. «La vera sfida è individuare la strategia più adeguata per ogni singolo paziente». Una frase che sintetizza bene il suo approccio: ricerca avanzata, ma sempre ancorata alla pratica clinica e al bisogno concreto della persona.

Il rapporto tra clinica, formazione e innovazione

Per Giuseppe Patti, la dimensione clinica non è separabile da quella scientifica. Il valore della ricerca, nel suo percorso, si misura nella capacità di tradursi in cura quotidiana. «La soddisfazione più grande è vedere pazienti che, dopo essere stati salvati, tornano alla loro vita quotidiana», afferma.

È in questo passaggio che si coglie il senso della sua idea di cardiologia: una disciplina in cui innovazione, attività ospedaliera e formazione devono procedere insieme. «Le innovazioni devono tradursi in cura e diventare patrimonio delle nuove generazioni di medici». Non c’è, dunque, solo la spinta a produrre nuovi risultati scientifici, ma anche l’esigenza di trasferirli dentro il lavoro di reparto e nella crescita professionale dei giovani.

Questa impostazione sarà anche uno dei punti centrali del mandato alla guida della Società Italiana di Cardiologia. Patti indica infatti come priorità l’attenzione ai giovani cardiologi e ai ricercatori, il rafforzamento del legame tra ricerca e pratica clinica, lo sviluppo delle tecnologie avanzate, compresa l’intelligenza artificiale come supporto alla decisione medica, e un impegno sempre più forte sul versante della prevenzione cardiovascolare.

Tra le aree che considera più complesse e decisive per il futuro, il professore individua lo scompenso cardiaco e le malattie rare, due campi in cui la cardiologia è chiamata a coniugare alta specializzazione, continuità terapeutica e capacità di innovazione.

Il ruolo della cardiologia italiana nel contesto internazionale

Nel ragionamento di Patti c’è anche una valutazione chiara sul livello raggiunto dalla cardiologia italiana. «La cardiologia nel nostro Paese è all’avanguardia, con risultati comparabili a quelli dei principali Paesi europei e degli Stati Uniti». Una lettura che attribuisce alla ricerca italiana un ruolo competitivo e credibile nei principali contesti scientifici internazionali.

La sua elezione alla guida della Società Italiana di Cardiologia si colloca proprio dentro questa fase di trasformazione, in cui ricerca clinica, tecnologie avanzate e qualità dell’assistenza devono dialogare con maggiore intensità. È un equilibrio complesso, ma necessario, per affrontare le sfide dei prossimi anni e dare risposte sempre più efficaci in un settore che incide in modo diretto sulla salute pubblica.

Il legame con Palmi e l’identità calabrese

Accanto alla dimensione professionale, nel profilo di Giuseppe Patti resta fortissimo il rapporto con Palmi e con la Calabria. Nei suoi ricordi affiorano i pranzi domenicali in famiglia, lo sport praticato da ragazzo tra pallavolo, basket e tennis, ma anche un volto più leggero e meno noto della sua giovinezza, quello delle esperienze da dee-jay nelle radio locali.

Sono immagini che restituiscono il clima di una stagione fatta di relazioni dirette, quotidiane, vissute con intensità. Patti si definisce calabrese per attaccamento alle radici e per determinazione, pur riconoscendosi, per carattere, «piuttosto introverso». Nel rapporto con la città restano centrali gli affetti familiari e le amicizie più profonde. Tra queste cita la sorella Antonella, il cognato Cristoforo, i nipoti e anche l’amicizia con l’avvocato Giuseppe Saletta, definito «un fratello che non ho mai avuto».