La Calabria avvia nuova strategia per trattare i neonati malati
Per affrontare la carenza di specialisti e la crescente mobilità sanitaria dei piccoli pazienti, la Regione punta a ridefinire le competenze degli ospedali hub e spoke.
La Regione Calabria ha avviato una nuova strategia sanitaria mirata a migliorare l’assistenza ai neonati malati, in particolare quelli affetti da patologie chirurgiche congenite, con l’obiettivo di ridurre la mobilità sanitaria verso strutture fuori regione e garantire cure più sicure e appropriate in Calabria.
Il tema è stato al centro di un confronto tra medici specialisti e responsabili della programmazione sanitaria calabrese, con particolare coinvolgimento della Società Italiana di Neonatologia (SIN) – Sezione Calabria. Secondo il presidente regionale della SIN, Gianfranco Scarpelli, è indispensabile una ridefinizione dell’organizzazione e dei ruoli degli ospedali “hub” e “spoke” sul territorio. Questo modello, se ben strutturato, può garantire assistenza di prossimità nei casi di routine e una capacità di intervento specialistica per i casi più complessi, riducendo così la necessità di trasferire i neonati in strutture extra-regionali per trattamenti che potrebbero essere eseguiti anche in Calabria con adeguata dotazione di competenze e tecnologie.
Uno dei nodi critici evidenziati riguarda la carenza di neonatologi e pediatri nelle unità operative regionali, situazione che limita l’offerta di assistenza neonatale in condizioni di massima sicurezza e aumenta la pressione sui pochi centri ad alta specializzazione. Per fronteggiare il problema, negli ultimi mesi sono state avviate procedure di assunzione di dirigenti medici pediatrici e neonatologi tramite mobilità regionale e interregionale, oltre a concorsi pubblici che mirano a rafforzare l’organico.
La riorganizzazione proposta non deve essere interpretata come una semplice razionalizzazione numerica delle strutture, ma come una revisione qualitativa dell’intera rete materno-infantile calabrese, in cui ciascun presidio ospedaliero gioca un ruolo chiaro e definito. I centri con volumi adeguati di attività e competenze multidisciplinari dovrebbero diventare i punti di riferimento per le patologie più complesse, mentre le strutture periferiche dovrebbero garantire assistenza di base e immediata, migliorando così i percorsi di cura per le famiglie.
Uno degli obiettivi principali resta quello di ridurre la mobilità sanitaria passiva, fenomeno che vede numerosi neonati essere trasferiti fuori dalla Calabria per trattamenti che, secondo gli esperti, potrebbero essere erogati anche in territorio regionale, se fosse potenziata la rete di servizi e specialisti.
La nuova strategia sanitaria regionale, quindi, punta a garantire standard assistenziali più elevati, tempestività di intervento e omogeneità di servizi su tutto il territorio, con l’intento di offrire risposte più efficienti e vicine alle famiglie calabresi, soprattutto nei casi di diagnosi e cura di condizioni neonatali complesse.