Morbillo, l'allarme della pediatra Galasso: «Non abbassiamo la guardia, vaccino l'unica vera arma»
I casi aumentano a livello nazionale e in Calabria: l'analisi dei dati ministeriali e l'appello della dottoressa sull'importanza dell'informazione scientifica contro le fake news e i timori dei genitori
Il virus del morbillo torna a far sentire la sua presenza in Italia con numeri che richiamano alla massima attenzione sanitaria. Secondo l'ultima analisi epidemiologica diffusa dal ministero della Salute, nei primi cinque mesi del 2026 si sono registrati 472 casi confermati nel nostro Paese, con un incremento netto di 150 contagi rispetto allo stesso periodo del 2025 (quando le infezioni accertate erano state 322).
Tuttavia, il bilancio effettivo potrebbe rivelarsi ancora più gravoso: sono infatti ben 609 i casi classificati attualmente come possibili o probabili, in attesa dell'esito definitivo dei test di laboratorio. Questa fotografia epidemiologica segnala una nuova fase di ripresa della circolazione virale dopo la temporanea flessione osservata lo scorso anno.
Analizzando la mappa dei contagi, emerge con chiarezza come la ripartizione geografica mostri forti squilibri. Tra le regioni che registrano un'impennata particolarmente marcata figura la Calabria. Sul territorio calabrese si è assistito a un vero e proprio balzo epidemiologico: dai 17 casi totali segnalati nel 2025 si è passati ai 265 casi nei primi mesi del 2026. Questo consistente incremento colloca la regione al centro dell'attenzione sanitaria nazionale.
Per comprendere le ragioni e le conseguenze di questa nuova recrudescenza, abbiamo intervistato la dottoressa Maria Pia Galasso, nota pediatra e neonatologa per una vita all’ospedale Annunziata di Cosenza, che ha analizzato l'andamento dell'infezione, soffermandosi in particolare sui pericoli legati alle complicanze e sulla fascia d'età più esposta ai rischi.
Dottoressa Galasso, spesso il morbillo viene considerato un'infezione esantematica benigna dell'infanzia. Qual è il reale quadro clinico?
«Dobbiamo capire che il morbillo è una malattia contagiosa che si contrae non soltanto nei bambini e che molte volte viene sottovalutata perché non se ne conoscono i rischi reali. L'andamento tipico può sembrare semplice: tre giorni di febbre, la comparsa delle tipiche macchioline rosse (l'esantema) e poi la guarigione. Ma dietro questa facciata si nascondono rischi importanti. Oltre all'otite, che è forse la complicanza più lieve, si possono verificare broncopolmoniti, encefaliti, disturbi neurologici permanenti e, purtroppo, anche casi di morte. Non si tratta di una banale febbre passeggera».
Quali sono i sintomi che devono mettere in allarme un genitore?
«Senza dubbio la persistenza della febbre alta, la presenza di tosse stizzosa e persistente, le difficoltà respiratorie e qualsiasi manifestazione neurologica o stato di letargia. Quando un bambino contrae il morbillo, il pediatra deve valutare con estrema attenzione l'eventuale insorgenza di complicazioni broncopolmonari o neurologiche. Il decorso può essere fisiologico, ma in presenza di complicanze il piccolo deve essere accuratamente seguito e monitorato, impostando la corretta farmacoterapia adatta al caso».
La fascia da 0 a 4 anni e la tutela dei neonati, che può dirci?
«Mentre l'impennata di casi in Calabria e nel resto d'Italia riguarda in buona parte giovani e adulti non immunizzati, l'infezione da morbillo diventa particolarmente pericolosa per la fascia d'età compresa tra 0 e 4 anni. Particolare apprensione destano i focolai che si sviluppano sul territorio poiché mettono a rischio i neonati sotto i 12 mesi di vita, ovvero prima dell'età prevista dal calendario vaccinale per la prima dose. I lattanti nei primi mesi di vita non possono essere protetti direttamente dal vaccino. Per questo motivo, l'unica barriera di salvaguardia per i neonati è rappresentata dall'immunità di gregge fornita dalla copertura vaccinale della popolazione circostante».
Come mai assistiamo alla ricomparsa di malattie che sembravano quasi debellate?
«In passato abbiamo lavorato moltissimo per debellare questa malattia attraverso un mezzo straordinariamente efficace che è la vaccinazione. Oggi assistiamo al ritorno di patologie che consideravamo quasi scomparse perché probabilmente non dobbiamo abbassare la guardia noi pediatri per primi e dobbiamo informare in modo costante e trasparente i genitori».
Come ci si deve porre di fronte alle esitazioni vaccinali delle famiglie?
«L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda continuamente di fare una corretta informazione scientifica. Noi pediatri dobbiamo porci una domanda fondamentale: perché alcuni genitori esitano o non vogliono vaccinare? Non possiamo e non dobbiamo giudicare un genitore; dobbiamo invece capire quali siano le sue paure e i suoi dubbi. È fondamentale chiedersi: "Sto facendo bene o sto facendo male?". Oggi i genitori si trovano sommersi da informazioni contrastanti sui social media, dove proliferano i falsi miti. Il nostro compito professionale e umano è stare loro vicini, porsi in ascolto e spiegare la differenza tra l'evidenza scientifica e la disinformazione. Bisogna far comprendere che il vaccino è l'unica arma reale e che i rischi legati alla vaccinazione sono infinitamente minori rispetto ai pericoli concreti della malattia contratta sul campo. Vaccinare significa tutelare la salute del proprio figlio, ma anche mostrare rispetto e senso di responsabilità verso i bambini fragili o troppo piccoli per essere vaccinati».