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22/08/2026 ore 12.05
Sanità

Ospedale di San Giovanni in Fiore, l’allarme di Donne e Diritti: «Medicina ancora dimezzata, pronti alla mobilitazione»

L’associazione chiede il ripristino dei 20 posti letto previsti dall’atto aziendale e contesta la destinazione del reparto ristrutturato all’Ospedale di comunità: «Temiamo una progressiva sostituzione dell’ospedale di montagna»

di Redazione

Venti posti letto previsti, ma soltanto dieci effettivamente disponibili. E il reparto appena ristrutturato, che avrebbe dovuto accogliere Medicina, destinato invece all’Ospedale di comunità. È su questi due punti che si concentra la nuova battaglia dell’associazione Donne e Diritti, che annuncia iniziative a difesa dell’ospedale di San Giovanni in Fiore e chiede chiarimenti alla Regione Calabria.

«Continua la lotta in difesa dell’ospedale per restare a vivere a San Giovanni in Fiore», spiegano dall’associazione, manifestando forte preoccupazione per il futuro del presidio sanitario silano.

Il nodo dei 20 posti letto di Medicina

Secondo quanto ricostruito da Donne e Diritti, l’atto aziendale prevede per il reparto di Medicina 20 posti letto che, tuttavia, non sarebbero ancora stati attivati. Attualmente ne sono disponibili dieci, ospitati nei locali dell’ex Ginecologia, spazi che per le loro dimensioni non consentirebbero di ampliare ulteriormente la capacità del reparto.

Nel frattempo sono terminati i lavori di ammodernamento dello storico reparto di Medicina, che avrebbe dovuto accogliere tutti e venti i posti. Quegli ambienti, però, sono stati destinati all’Ospedale di comunità.

Una scelta sulla quale l’associazione chiede spiegazioni: «Perché è stata data la priorità all’Ospedale di comunità e non alla Medicina? Il buon senso direbbe che bisogna prima garantire gli altri dieci posti e trasferire tutti i venti posti nel reparto ristrutturato e poi istituire l’Ospedale di comunità».

L’Ospedale di comunità e i timori dell’associazione

Donne e Diritti non contesta l'utilità dell'Ospedale di comunità, struttura intermedia prevista dalla Missione 6 del Pnrr e destinata a pazienti che non necessitano più di un ricovero ospedaliero ordinario ma hanno ancora bisogno di assistenza sanitaria prima del rientro a domicilio.

Il problema, sostengono le rappresentanti dell’associazione, è capire dove e quando potranno essere collocati i venti posti di Medicina, considerando gli spazi attualmente disponibili all’interno del presidio.

L’ex reparto di Chirurgia, evidenziano, ospita già attività di gastroscopia, dermatologia e chirurgia in day surgery. Da qui nasce il timore che la riorganizzazione possa determinare, nel tempo, un ridimensionamento dell’ospedale di montagna.

«Ci sorge la paura che ci stiano conducendo ad una sostituzione, ossia sostituire l’ospedale di montagna con l’Ospedale di comunità. Noi non lo permetteremo: non possiamo perdere, in un paese di montagna come San Giovanni in Fiore, la Medicina generale».

Il caso della Fisioterapia

L’associazione solleva anche la questione del trasferimento dell’ambulatorio di Fisioterapia, precedentemente ospitato nel poliambulatorio di via Gran Sasso e ora trasferito, secondo quanto riferito nella nota, all’interno dell’ospedale e negli spazi del reparto di Oncologia.

Donne e Diritti propone una soluzione differente: mantenere il servizio ambulatoriale per gli utenti esterni nel poliambulatorio e creare contemporaneamente un servizio di Fisioterapia interno all’ospedale a supporto dell’Ospedale di comunità, accompagnandolo con l’assunzione di ulteriori fisioterapisti.

«L’ospedale di montagna va difeso e implementato»

La battaglia, dunque, si sposta ora sul piano istituzionale. Donne e Diritti riferisce di aver chiesto un incontro al presidente della Regione Calabria, al quale intende sottoporre sia la questione dei posti letto di Medicina sia quella della Fisioterapia.

L’associazione sottolinea inoltre di avere il sostegno della parlamentare Elisa Scutellà e annuncia che, dopo il confronto con la Regione, chiederà la convocazione di un Consiglio comunale dedicato alla situazione del presidio.

«L’ospedale non è solo il presidio per la salute – conclude Donne e Diritti – è anche un modo per frenare lo spopolamento, è la nostra sanità pubblica». E annuncia la disponibilità alla mobilitazione: «La montagna non può essere penalizzata due volte: per la geografia e per le scelte della politica sanitaria».