Sezioni
16/07/2026 ore 13.02
Sanità

Sanità montana, 10.793 firme in Consiglio per potenziare quattro ospedali delle aree interne

Il comitato La Cura chiede un’Azienda ospedaliera unica e la trasformazione dei presìdi di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli

di Redazione

Diecimilasettecentonovantatré firme consegnate al Consiglio regionale per chiedere una riorganizzazione profonda della sanità nelle aree montane della Calabria. Il comitato civico La Cura ha depositato il 14 luglio le sottoscrizioni raccolte a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per il potenziamento degli ospedali di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli.

Nel complesso, secondo quanto riferito dai promotori, le adesioni raccolte sarebbero state quasi 13mila. Le firme formalmente depositate a Palazzo Campanella sono invece 10.793, a conclusione di una prima fase di mobilitazione durata poco meno di sei mesi.

La proposta era stata presentata il 29 gennaio 2026, dando avvio all’iter previsto per le leggi regionali di iniziativa popolare. Il testo è stato redatto dal medico Tullio Laino, esperto di diritto sanitario, e dal giornalista Emiliano Morrone, già consulente del Garante regionale della salute e oggi componente del comitato La Cura.

Un’Azienda unica per quattro presìdi ospedalieri

Il progetto prevede l’istituzione di un’Azienda ospedaliera unica regionale nella quale far confluire i presìdi di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli.

I quattro ospedali dovrebbero essere riconfigurati come strutture della rete Spoke e dotati delle principali specialità mediche e chirurgiche, oltre che di una capacità adeguata di risposta alle emergenze.

L’obiettivo dichiarato è superare un’organizzazione che, secondo il comitato, sarebbe oggi fondata prevalentemente sulla stabilizzazione dei pazienti e sul loro successivo trasferimento verso strutture ospedaliere più grandi e lontane.

I promotori chiedono invece che una parte consistente delle prestazioni sanitarie possa essere garantita direttamente nei territori montani, riducendo gli spostamenti e le difficoltà affrontate dai pazienti e dalle loro famiglie.

La richiesta di ospedali capaci di curare sul territorio

La proposta nasce dalla convinzione che la distanza geografica dai principali centri ospedalieri debba essere considerata nella programmazione sanitaria regionale.

Le caratteristiche del territorio, la dispersione della popolazione e i collegamenti stradali possono infatti incidere sui tempi di accesso alle cure, soprattutto nelle situazioni di emergenza.

Per il comitato La Cura, gli ospedali montani non possono essere ridotti a luoghi di semplice passaggio, ma devono recuperare funzioni, personale e servizi capaci di rispondere alle esigenze delle comunità locali.

Il comitato: «Adesso tocca al Consiglio regionale»

«Oggi si conclude una prima fase molto impegnativa e ne comincia un’altra altrettanto importante», dichiarano Rocco La Rizza, presidente del comitato La Cura, il segretario Alessandro Sirianni, il referente per l’area di Acri Silvio Tunnera e i componenti Giovanni Iaquinta, Rosamaria Audino, Ferruccio Codeluppi, Santo Bifano, Enzo Capalbo e Riccardo Allevato.

«In pochi mesi quasi 11mila cittadini hanno sottoscritto una proposta fondamentale, dimostrando che le popolazioni delle aree montane non intendono più rassegnarsi al continuo impoverimento dei servizi sanitari locali. Adesso tocca al Consiglio regionale assumersi la responsabilità di esaminare e discutere questa iniziativa».

Secondo i rappresentanti del comitato, le firme depositate costituiscono «un mandato inequivocabile» rivolto alla politica regionale.

«I territori di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli chiedono ospedali veri. Le nostre comunità non accettano più che gli ospedali montani siano ridotti a semplici punti di passaggio, con i pazienti costretti a continui trasferimenti anche per prestazioni che potrebbero essere garantite sul posto».

Il peso del commissariamento sulle aree interne

Nella lettura proposta dal comitato La Cura, i sedici anni di commissariamento della sanità calabrese avrebbero prodotto conseguenze particolarmente pesanti sulle aree montane e interne.

La riduzione dei servizi, le difficoltà nel reclutamento del personale e il progressivo ridimensionamento dei presìdi avrebbero accentuato le disuguaglianze nell’accesso alle cure tra chi vive nei maggiori centri urbani e chi risiede nei territori più periferici.

La proposta di legge intende intervenire su questo divario attraverso una riorganizzazione strutturale della rete ospedaliera, costruita tenendo conto delle peculiarità geografiche, demografiche ed epidemiologiche delle comunità montane.

Non si tratterebbe quindi soltanto di aumentare il numero dei servizi disponibili, ma di modificare il modello con cui la Regione programma l’assistenza sanitaria nei territori più distanti dai principali ospedali.

La mobilitazione nei quattro comprensori

La raccolta delle firme ha coinvolto cittadini, volontari, sindaci e amministrazioni comunali dei quattro comprensori interessati dalla proposta.

Il comitato ha ringraziato quanti hanno sottoscritto il testo e le persone che hanno partecipato all’organizzazione dei banchetti e delle altre iniziative promosse sul territorio.

Il risultato ottenuto viene considerato dai promotori la dimostrazione di una domanda diffusa di servizi sanitari più vicini, stabili e adeguati ai bisogni delle popolazioni.

La consegna delle sottoscrizioni apre ora una nuova fase dell’iter, nella quale dovranno essere espletate le verifiche formali previste prima dell’esame della proposta da parte degli organismi regionali competenti.

La richiesta di una discussione rapida

«Abbiamo fatto il nostro dovere con serietà e spirito civico. Adesso ci aspettiamo che le istituzioni facciano il loro», affermano i componenti del comitato.

I promotori chiedono che, una volta completati gli adempimenti necessari, la proposta venga portata al più presto all’attenzione del Consiglio regionale.

«Il diritto alla salute delle popolazioni montane non può più attendere. Continueremo a vigilare e, se sarà necessario, proseguiremo la mobilitazione affinché questa battaglia abbia finalmente la risposta dovuta», conclude il comitato La Cura.