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20/07/2026 ore 18.00
Sanità

Ricetta elettronica? No grazie. Paziente oncologica rispedita a casa

Il laboratorio privato convenzionato respinge un utente ultrasettantenne perché non aveva stampato la prescrizione ricevuta online dal medico curante. La Regione obblighi le strutture pubbliche e private ad accettare l’impegnativa dematerializzata

di Salvatore Bruno

È successo di nuovo. Una paziente oncologica è stata respinta da un laboratorio di analisi privato convenzionato della città di Cosenza, poiché non aveva la prescrizione cartacea con sé ma soltanto la ricetta elettronica ricevuta sul proprio smartphone dal medico curante. «È il regolamento» le ha detto l’operatrice al front-office con modi spicci e senza però precisare se si trattasse di una direttiva interna oppure di altro. L’utente si è vista così costretta, all’età di 72 anni, a peregrinare alle 7,30 del mattino, in giro per la città, alla ricerca di un negozio in cui fosse possibile stampare l’impegnativa, con il rischio di non poter eseguire gli esami nonostante li avesse prenotati con largo anticipo. Ed anche qui ci sarebbe da aprire un'altra questione. Perché il largo anticipo è dovuto alla prassi assunta dai laboratori convenzionati, di erogare ogni giorno un numero estremamente limitato di prestazioni destinate a soggetti beneficiari esenti da ticket, lamentando una riduzione del budget e problemi nel riscuotere i pagamenti da parte dell’Asp.

Richiesta incomprensibile

La questione relativa alla mancata accettazione della ricetta elettronica può sembrare banale, ma non lo è. Il disagio per il paziente è reale, soprattutto se si tratta di persone anziane. Perché nelle abitazioni non è certamente diffuso l’uso delle stampanti ed anche trovare una cartoleria, un’edicola, un qualsiasi esercizio che effettui questo servizio vicino casa, può diventare un’impresa. E poi francamente appare incomprensibile dover produrre il supporto cartaceo a valle di un sistema organizzato invece per eliminarlo del tutto, per comprensibili ragioni di semplificazione, oltre che ambientali.

Duplice discriminazione

In questo modo i soggetti esenti sono doppiamente discriminati. In primo luogo perché i laboratori ne limitano l’accesso, come detto, per ragioni di budget. E poi perché la ricetta è richiesta soltanto a loro; ai pazienti non esenti infatti, a prescindere se in possesso di prescrizione medica, di norma gli esami vengono effettuati ma in regime privato, e quindi senza necessità di mostrare la ricetta, dietro il pagamento della medesima tariffa richiesta in ambito convenzionato. Per gli utenti apparentemente non cambia nulla e spesso non ne sono neppure consapevoli: sborsano lo stesso importo e tanto basta. Ma questa pratica apparentemente innocua, si traduce invece in un consistente danno per le casse pubbliche, derivante appunto dal mancato incasso del ticket.

La Regione emani una circolare

La sanità calabrese ha mille problemi. Questo è facilmente risolvibile e, una volta tanto, senza dover sborsare quattrini. È sufficiente che il Dipartimento Tutela della Salute e Servizi Socio-Sanitari della Regione emani una circolare obbligando tutti i laboratori di analisi, allargando magari gli effetti anche gli altri presìdi di prestazioni ambulatoriali ed ospedaliere pubblici e privati, ad accettare la ricetta elettronica oppure, in alternativa, a dotarsi di uno strumento in loco per stamparla, eventualmente anche dietro pagamento di un contributo simbolico.