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13/01/2026 ore 19.00
Sanità

Rosalbino Cerra, il medico di famiglia tra rapporto umano, riforma del territorio e continuità assistenziale

Il segretario della FIMMG Calabria racconta criticità («subiamo aggressioni»), cambiamenti («col ruolo unico») e prospettive della medicina generale sul territorio: «Resta fondamentale il contatto umano col paziente»

di Antonio Clausi

Il medico di famiglia resta un punto di riferimento fondamentale per i cittadini, ma oggi più che mai è chiamato a confrontarsi con profondi cambiamenti organizzativi e sociali, a raccontarlo è Rosalbino Cerra, segretario calabrese della Federazione Italiana Medici di Famiglia (FIMMG), intervenuto in una lunga intervista dedicata al presente e al futuro della medicina generale. 

Secondo Cerra, il cuore della professione resta il rapporto umano con il paziente. «Noi vorremmo mantenere il nostro rapporto umano con la gente», sottolinea, evidenziando come la fiducia rappresenti l’elemento cardine della cura. «Il rapporto umano è una cosa che l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire e la fiducia che hai in una persona ti permette di fare una buona terapia».

L’avanzare delle nuove tecnologie non spaventa il medico di famiglia, ma non può diventare un’alternativa alla relazione diretta. «Oggi i pazienti arrivano dicendo di aver letto su internet o su ChatGPT quale potrebbe essere la cura», racconta Cerra. «È normale, lo farei anche io. Poi però si discute insieme e la scelta finale si basa su dati scientifici condivisi». A pesare sempre di più, però, è la burocrazia. «Abbiamo molto più tempo dedicato a fare carte che a parlare con le persone», afferma il segretario FIMMG Calabria, ricordando come agli inizi della sua esperienza professionale il tempo per il dialogo fosse decisamente maggiore.

Smentendo uno dei luoghi comuni più diffusi, Cerra respinge l’idea che i medici di famiglia lavorino poco. «Non siamo impiegati che timbrano il cartellino», spiega. «Le tre ore di ambulatorio scritte sul contratto non esistono nella realtà. Nei periodi di maggiore intensità si arriva anche a dodici o tredici ore di lavoro al giorno». Ed è proprio questo carico, spesso sottovalutato, a scoraggiare i giovani: «Se fosse vero che lavoriamo poco e guadagniamo tanto, tutti vorrebbero fare i medici di famiglia. Invece abbiamo difficoltà a convincere i giovani».

Nel corso dell’intervista, Cerra ha affrontato anche il tema della riforma della sanità territoriale, soffermandosi sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali. «Le AFT sono una vera rivoluzione», spiega. «Strutture aperte dalle otto del mattino alle otto di sera che possono garantire assistenza dove ormai nei piccoli centri il medico non c’è più».

Un altro passaggio chiave riguarda il ruolo unico del medico, che supera la distinzione tra medicina generale e continuità assistenziale. «Oggi c’è un unico canale di ingresso», chiarisce Cerra. «Man mano che il medico aumenta il numero di pazienti, riduce le ore di attività oraria. Ma nel territorio c’è tantissimo da fare, dalla prevenzione al controllo delle patologie croniche come diabete, ipertensione e BPCO».

Grande attenzione anche alle case di comunità e agli ospedali di comunità, strumenti indispensabili per evitare il sovraffollamento dei pronto soccorso. «Il cittadino deve avere un punto di riferimento sul territorio», afferma Cerra. «L’ospedale va utilizzato solo nelle situazioni di estrema gravità. Tutto il resto deve essere gestito in strutture intermedie». Sul fronte dell’assistenza ai pazienti fragili, la telemedicina rappresenta una risorsa preziosa. «Pensiamo a quanti pazienti allettati dovremmo seguire a domicilio», osserva. «La telemedicina può aiutarci a monitorare i parametri vitali e a intervenire solo quando è necessario».

Non manca infine una riflessione sulla sicurezza dei medici, soprattutto durante l’attività notturna. «Abbiamo avuto aggressioni, violenze e colleghi che hanno perso la vita», denuncia Cerra. «Serve garantire sicurezza, perché i giovani non sono più disposti a rischiare». Alla domanda conclusiva sul suo percorso professionale, Rosalbino Cerra risponde con sincerità: «Se tornassi indietro avrei grosse perplessità. Tornerei a fare il medico di famiglia solo se riuscissimo a ridurre la burocrazia e a restituire centralità al rapporto umano». Un messaggio chiaro che riassume la sfida più grande per il futuro della sanità territoriale. Di seguito il video integrale dell’intervista a Rosalbino Cerra.