Sanità, Palazzo Arnone pieno: Antonini, Occhiuto, Vietti e Diliberto a confronto
Presentato “Pensare la sanità” di Antonini e Zamagni: due ore di dibattito su tagli, riforme, privato accreditato e commissariamento calabrese
La sanità Calabria torna al centro della scena pubblica e lo fa con un segnale chiaro: la sala è piena, il tema è vivo, la domanda di risposte è urgente. Ieri, in un Palazzo Arnone gremito, la Fondazione Premio Sila insieme alla Fondazione Scuola Forense ha trasformato la presentazione di un libro in un confronto ad altissimo livello istituzionale e culturale, capace di tenere il pubblico per quasi due ore in un dibattito serrato su risorse, riforme e futuro del Servizio sanitario.
Il libro “Pensare la sanità” e il parterre dei relatori
L’occasione è stata la presentazione di “Pensare la sanità. Terapie per la sanità malata” (Studium Edizioni), firmato da Luca Antonini e Stefano Zamagni, con Antonini presente in sala. Al tavolo, tutti i relatori annunciati: Luca Antonini, vicepresidente della Corte Costituzionale; Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e commissario alla sanità; Michele Vietti, presidente nazionale Acop; e il giurista Oliviero Diliberto, collegato via web dall’Università La Sapienza. A coordinare l’incontro l’avvocato Enzo Paolini, presidente della Fondazione Premio Sila.
Antonini e la “banalità del male”: quando manca il pensiero
Antonini ha aperto con un riferimento che ha dato il tono alla serata, citando Hannah Arendt: «La Arendt parlava della “banalità del male”. Il male non nasce necessariamente dal demoniaco, ma dall’assenza di pensiero. Credo che questa sia una chiave di lettura utile anche per comprendere ciò che è accaduto negli ultimi vent’anni alla sanità italiana».
Poi i numeri: «Tra il 2012 e il 2019 sono stati operati circa 40 miliardi di euro di tagli alla sanità. E non li percepisci subito. Li senti dopo anni, quando mancano i medici, quando non si aggiornano i Lea. Oggi stiamo sentendo i tagli dello scorso decennio».
«Spesa sanitaria costituzionalmente necessaria»
Il vicepresidente della Consulta ha richiamato anche un principio giurisprudenziale: «La Corte Costituzionale ha affermato un principio chiaro: la spesa sanitaria è una spesa costituzionalmente necessaria. Non può essere trattata come una voce qualunque di bilancio. È prioritaria rispetto a tutte le altre voci di bilancio».
Il riferimento al Covid è arrivato come esempio concreto: «Durante il Covid, abbiamo visto cosa significa aver ridotto le terapie intensive. Quando i posti non bastano, si arriva a scelte tragiche».
E infine un passaggio strutturale: «Dal 1978 a oggi la piramide sociale si è rovesciata. Se non comprendiamo questo cambiamento il modello non reggerà. Occorre un cambio di paradigma».
Occhiuto: «Il commissariamento è stato un fallimento»
Il presidente della Regione Calabria ha agganciato subito il tema più sensibile per il territorio: «Nel suo libro, Antonini ricorda una sentenza della Corte Costituzionale che, proprio a proposito della Calabria, afferma che il commissariamento da parte dello Stato è stato un fallimento».
Occhiuto ha criticato l’idea di una sanità “guidata da fuori” per presunto pregiudizio: «Per anni la sanità calabrese è stata accentrata e governata da commissari nominati dal Governo nazionale, spesso inviati in Calabria anche sulla base di un pregiudizio: l’idea che qui fosse tutto malaffare».
Poi la distinzione che, nelle sue parole, sposta il baricentro del dibattito: «Il punto non è stabilire se funzioni meglio una sanità governata dallo Stato o dalle Regioni. Dipende da chi governa e soprattutto dipende dalle riforme, o dalle riforme mancate. In Italia si parla quasi esclusivamente di risorse. Ma si parla pochissimo di riforme».
Medici nelle zone disagiate e “taxi sanitario”
Occhiuto ha indicato due direttrici operative. La prima sugli incentivi: «Ho proposto più volte al Governo di prevedere incentivi specifici per i medici che scelgono di lavorare in zone disagiate. Hanno risposto 53 medici calabresi disponibili a rientrare, oltre a circa 180 medici stranieri».
La seconda è un progetto che punta a ridurre l’ostacolo della mobilità: «Stiamo sviluppando il progetto del “taxi sanitario” il cittadino paga una quota simbolica, il resto viene coperto con fondi europei».
E il ragionamento politico finale: se esistono vincoli percentuali sul Pil per altre priorità, «perché non possiamo fare una scelta politica analoga anche per la sanità?».
Vietti: «Il privato accreditato è Ssn» e l’allarme tariffe
Michele Vietti ha posto un punto che, a suo giudizio, continua a essere frainteso nel dibattito pubblico: «La sanità privata accreditata fa parte a pieno titolo del Servizio sanitario nazionale il cittadino non paga. Questo significa che svolgono una funzione pubblica».
Poi l’allarme sul sistema tariffario: «I Drg e le tariffe per le strutture accreditate sono ferme al 2011-2012». E le ricadute sui lavoratori: «Oggi il personale del privato accreditato percepisce circa il 6% in meno rispetto al pubblico». Da qui la previsione più dura: «Io temo che tra uno o due anni non ci saranno più medici e infermieri nel privato accreditato».
Diliberto: «Universalità e diritto alla salute non si toccano»
Collegato via web, Oliviero Diliberto ha riportato la discussione alle fondamenta: «La riforma del 1978 va oltre il dettato costituzionale. Introduce universalità, uguaglianza, equità e territorialità. È una vera e propria rivoluzione».
Il punto centrale della sua riflessione è netto: «Il diritto alla salute è la cartina di tornasole dell’intero sistema dei diritti». E la conclusione: «Il principio di universalità non deve essere messo in discussione. La sanità non è una merce, è un diritto fondamentale».
La domanda sul commissariamento: «Paradossale»
Uno dei momenti più forti è arrivato con la domanda di Paolini: «Un commissariamento che dura da quindici anni è costituzionale o no?». Diliberto ha risposto senza giri di parole: «Mi verrebbe da dire una parolaccia… è una situazione paradossale. Non so se sia formalmente incostituzionale, ma certamente è fuori dal buon senso».
Le proposte: prevenzione, tecnologie, mobilità
Dal confronto sono emerse indicazioni operative. Antonini ha insistito sulla prevenzione: «Oggi del Fondo sanitario nazionale solo il 3% è destinato alla prevenzione. Investire in prevenzione e in tecnologie appropriate significa risparmiare nel medio-lungo periodo». Occhiuto ha rilanciato sul “taxi sanitario” come risposta concreta alle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure.
Il “metodo costituente” evocato da Paolini
In chiusura, Enzo Paolini ha richiamato un’immagine precisa: la necessità di un metodo trasversale, quasi costituente, per affrontare un problema che riguarda tutti. «Oggi abbiamo provato a fare, in piccolo, ciò che avvenne in Assemblea costituente: mettere insieme culture diverse per affrontare un problema comune», auspicando un lavoro bipartisan, supportato da esperti, per arrivare a soluzioni concrete.