Dall’Unical una possibile nuova cura contro il melanoma
L’importante novità arriva dalla collaborazione fra il dottore Giuseppe Barbarossa e il dipartimento di Farmacia dell’Ateneo di Arcavacata con la collaborazione economica della BCC che ha finanziato il progetto
Il male del secolo potrebbe avere un nuovo avversario che arriva dalla Calabria. La lotta al cancro si avvale di una possibile nuova scoperta la cui applicazione, se confermata, potrebbe avere del clamoroso. A permetterlo, una sinergia fra il dottor Giuseppe Barbarossa, il dipartimento di Farmacia dell’Università della Calabria e la BCC Mediocrati. Un medico, tre docenti, un direttore di dipartimento e un presidente di banca, e un solo obiettivo: far sì che il melanoma, cioè il tumore della pelle, possa avere una nuova cura meno invasiva e più efficace rispetto a quelle conosciute finora.
L’Unical e BCC Mediocrati unite nella lotta al melanoma: nasce il nanogel attivabile con gli ultrasuoniIl meccanismo è complesso da sviluppare ma non da capire: colpire, tramite l'utilizzo di nanoparticelle composte da sostanze naturali capaci di combattere il tumore, le cellule del cancro in modo diretto. Fin qui, tutto piuttosto semplice. Ma è il metodo di cura che diverrebbe innovativo: riuscire ad abbattere la malattia in modo diretto, senza dispersione del farmaco, tramite un gel all’interno del quale sono presenti le nanoparticelle, grazie al lavoro degli ultrasuoni. Spiegato semplicemente: l’applicazione del farmaco sarebbe pressocché identica a quella di un’ecografia, ma all’interno del gel ci sono le nanoparticelle necessarie ad abbattere il tumore. In questo modo, il cancro non riesce a sviluppare farmacoresistenza perché attaccato in modo più pesante rispetto agli altri metodi di cura. Si tratta di una vera e propria rivoluzione.
Da Barbarossa la scoperta, dall’Unical lo sviluppo
La scoperta è arrivata dal primo degli attori protagonisti, il dottore Giuseppe Barbarossa, specialista in radiodiagnostica all’ASP di Cosenza. «Essendo il melanoma un tumore superficiale – spiega – il nostro obiettivo è quello di fare una terapia selettiva». Barbarossa entra poi nello specifico e aggiunge: «Si tratta di andare a portare selettivamente il farmaco all’interno del melanoma o delle cicatrici, nelle quali potrebbero esserci ancora delle cellule presenti nonostante l’intervento chirurgico, e cercare quindi di portare a zero il rischio della recidiva». E questa è la scoperta: la possibilità di non avere dispersione, non attaccare in modo sistemico il paziente con il farmaco antitumorale ma andare direttamente a colpire esclusivamente le cellule maligne.
Dalla scoperta si è passati poi allo sviluppo del farmaco e al deposito del brevetto, arrivato grazie alla sinergia fra il dipartimento di farmacia dell’Unical e la BCC Mediocrati. Tre i docenti di Arcavacata che, in particolare, hanno lavorato al progetto. Si tratta di Roberta Cassano, Rocco Malivindi e Sonia Trombino tutti e tre facenti parte del DFSSN.
Il lavoro fra le aule e i laboratori del Polifunzionale di Arcavacata
E fra i laboratori del Polifunzionale Unical i tre docenti ci accolgono e ci spiegano quali siano stati i processi di studio e di sperimentazione portati avanti: «L’intuizione del dottor Barbarossa – ci dice la professoressa Cassano – ha permesso di individuare questo nuovo metodo di trasporto che abbiamo realizzato totalmente nei nostri laboratori di ricerca. La piattaforma è costituita da nanoparticelle ottenute da molecole di origine naturale, opportunamente funzionalizzate con specifici ligandi in grado di riconoscere recettori sovraespressi sulle cellule di melanoma metastatico».
Con un tumore aspetta di fare la pet ma il macchinario si guasta, da un mese in lista d’attesa all’ospedale di Catanzaro: «Mi hanno detto che mi richiameranno»Un discorso molto tecnico, ma Cassano semplifica subito: «Questo sistema è progettato per trasportare il principio attivo e rilasciarlo in modo selettivo e controllato a livello delle cellule tumorali, riducendo l'esposizione dei tessuti sani e, di conseguenza, i possibili effetti collaterali del trattamento».
Ed è questa la grande innovazione che arriva da Arcavacata, che si avvale della possibilità di utilizzare gli ultrasuoni «i quali – conclude la docente – inducono fenomeni di cavitazione, con la formazione di microbolle e un incremento locale della temperatura. Questi effetti fisici modificano temporaneamente la struttura delle nanoparticelle, favorendo il rilascio controllato del farmaco direttamente nel sito tumorale e aumentando l'efficacia del trattamento».
Dalle nanoparticelle al nanogel, la sperimentazione in vitro dà ottimi risultati
A spiegare ulteriormente la scoperta è Rocco Malivindi: «Il melanoma è uno dei tumori che ha maggiore farmacoresistenza e noi abbiamo effettuato sperimentazioni, in vitro, proprio su linee di melanoma. Tramite il nanogel – aggiunge – è stato fatto un upgrade: siamo andati ad aumentare la quantità di principio attivo veicolata alle cellule tumorali per superare la farmacoresistenza e massimizzare l’efficacia terapeutica del trattamento».
Vaccini contro il cancro e le malattie cardiovascolari entro il 2030?Non solo, perché le particelle inserite nel gel, oltre a trasportare e rilasciare il farmaco in maniera efficace, conservano, grazie alla loro origine da prodotti naturali, una spiccata capacità di ridurre i processi infiammatori presenti sia all’interno che all’esterno della massa tumorale. «Quindi – prosegue Malivindi – le nanoparticelle non solo hanno un effetto chemioterapico, ma sono anche in grado di interferire con il microambiente tumorale, che è fortemente infiammato, contribuendo a contrastare quei meccanismi che favoriscono la progressione della malattia e la resistenza ai trattamenti».
Giovani talenti in fuga dalla Calabria, l’Unical prova a invertire la rotta: «Si può restare per costruire il futuro»La professoressa Sonia Trombino ci tiene tuttavia a specificare che, nonostante i risultati in vitro siano più che positivi, la sfida successiva riguarda la sperimentazione clinica: «Queste nanoparticelle devono essere somministrate all’uomo. Per questo abbiamo pensato di inserirle in un gel da applicare sulla cute che, come proposto dal dottor Barbarossa, possa agire in modo sito-specifico grazie all'azione degli ultrasuoni». Del melanoma, infatti, spesso vediamo solo la punta dell’iceberg, mentre sotto la pelle si nasconde una realtà ben più devastante di un semplice neo: «È proprio lì che vogliamo arrivare – conclude Trombino – sfruttando la sinergia tra le nanoparticelle e gli ultrasuoni che, attraverso il gel, spingono il farmaco il più in profondità possibile».
Grande orgoglio per il direttore del dipartimento, Vincenzo Pezzi, che ci tiene a ringraziare il sesto (non in ordine di importanza, ovviamente) attore principale di questa grande scoperta, ovverosia la BCC Mediocrati e il presidente Nicola Paldino: «Noi stiamo cercando di creare un ambiente basato sull’innovazione che permetta ai nostri ricercatori di portare in campo scoperte importanti. Come obiettivo abbiamo la salute del paziente e per questo collaboriamo con le istituzioni e con i privati come, in questo caso, la BCC Mediocrati, che ha finanziato il progetto di ricerca con 30mila euro». Una sinergia totale per una scoperta che potrebbe rivoluzionare la cura del melanoma.