«Non possono operarlo in Calabria»: mamma Laura e i viaggi a Roma per Francesco
Tre viaggi al Bambino Gesù in un mese e un’attività chiusa: la lettera di una mamma calabrese al governo sulla sanità che costringe le famiglie a partire
Riceviamo e pubblichiamo la lettera pervenuta in redazione da parte di una mamma relativamente alla situazione clinica ed ospedaliera del figlio.
Buongiorno, mi rivolgo a voi come feci in passato. Non ho paura a metterci la faccia! Mi chiamo Laura G. e da 7 anni sono mamma di un bambino speciale di 7 anni, di nome Francesco. Sono 7 anni che la mia vita è piena di su e giù per Roma, ma non voglio annoiarvi con la mia storia, molto simile a quella di tante mamme calabresi.
Dopo tanti viaggi a Roma, per i problemi respiratori di mio figlio, dopo due visite, dopo aver aspettato la lista di attesa, dopo aver fatto prelievi a un bambino che, ahimè, è terrorizzato da questo mondo medico per tutto il suo vissuto, facciamo l’ultimo step. Vengo convocata dal medico otorino, che mi dice che loro non possono fare un intervento di tonsille e adenoidi, perché l’ospedale non può assumersi la responsabilità di operare un bambino come Francesco, in quanto non c’è il cardiologo pediatrico e neppure la possibilità di un’eventuale rianimazione.
Ho spiegato alla dottoressa che da su mi hanno mandato giù a fare controlli e che è un intervento che si può fare benissimo sul territorio calabrese. Alla mia spiegazione, la dottoressa, con aria dispiaciuta ma con le mani legate, mi dice: «Vi do una cura». L’ennesima. Ma ripeto: lei non ha colpa.
Mi rivolgo al governo. Sono una mamma che da 7 anni va su e giù: possibile che non si abbiano i mezzi per un intervento di tonsille e adenoidi? Capisco che il mio bambino sia molto delicato, ma io sono stanca. Nel mese di febbraio, per curare mio figlio, ho fatto ben 3 viaggi al Bambin Gesù. Sono stanca. Ho altre due figlie e la pensione di Francesco non basta per coprire i suoi viaggi.
Per curare mio figlio ho dovuto chiudere la mia attività, lavorando a giorni alterni. Mi rivolgo al governo: ora basta. Da mamma è veramente umiliante ricevere queste porte chiuse. Un ospedale che non può accogliere un bambino speciale. Devo recarmi su ogni volta.
A chi sta sopra di noi, vi prego di intervenire. Saluti, Laura e Francesco.