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11/10/2026 ore 15.30
Sanità

Tumori, a Villapiana medici a confronto su screening, alimentazione e «viaggi della disperazione»

All’incontro «L’Evoluzione e l’Azione» le proposte per Alto Ionio, Sibaritide e Pollino: diagnosi precoce, indagini ambientali e collaborazione stabile tra medici calabresi e centri specialistici

di Matteo Lauria

Tumori della mammella e della prostata, neoplasie del polmone e del colon-retto, leucemie e linfomi: sono alcune delle patologie richiamate nelle interviste raccolte ieri a Villapiana. Il nodo è come prevenirle, riconoscerle e curarle senza lasciare le famiglie sole tra spostamenti, costi e difficoltà di accesso. Le proposte riguardano screening, alimentazione, strumenti diagnostici e collaborazione stabile tra medici calabresi e centri specialistici.

Questi temi hanno attraversato il quarto incontro medico scientifico «L’Evoluzione e l’Azione», organizzato da APTS, Prevenzione Territorio Salute, al Calabria Maritim Resort. Il confronto ha riguardato Alto Ionio, Sibaritide e Pollino: territori nei quali curarsi può significare affrontare distanze impegnative anche all’interno della stessa regione.

Dino Ceppodano, biologo con esperienza nella nutrizione, indica mammella per le donne e prostata per gli uomini tra le principali patologie da considerare. Richiama inoltre vescica, colon-retto e polmone. Pasquale Brunacci, presidente di APTS, cita leucemie, tumori polmonari, ginecologici ed epatici, linfomi di Hodgkin e non Hodgkin e melanomi. Sono osservazioni degli intervistati: nelle dichiarazioni non compaiono dati che consentano una graduatoria dei tumori più frequenti nel comprensorio.

Sul rapporto tra alimentazione e rischio oncologico, Ceppodano richiama soprattutto le carni rosse e quelle conservate. La distinzione è importante: la IARC classifica le carni processate come cancerogene e le rosse come probabilmente cancerogene; le evidenze riguardano soprattutto il colon-retto. Non significa che ogni consumo provochi un tumore, ma che abitudini e quantità incidono sul rischio.

Che cosa privilegiare a tavola? «Soprattutto vegetali, cioè quindi frutta, verdura», risponde Ceppodano, richiamando l’alimentazione mediterranea. Le raccomandazioni europee comprendono anche legumi e cereali integrali, indicano di limitare le carni rosse ed evitare quelle processate e le bevande alcoliche. Il biologo propone inoltre carni bianche come alternativa e insiste su equilibrio alimentare, peso corporeo e movimento quotidiano: «Un’alimentazione che deve essere assolutamente bilanciata».

La prevenzione non si esaurisce nella dieta. «Gli screening sono, mi creda, decisamente necessari», sottolinea Ceppodano. Nella sua valutazione, in Calabria la partecipazione riceve meno attenzione di quanto servirebbe. La richiesta è rendere la diagnosi precoce una pratica accessibile e seguita, anziché intervenire soltanto quando il percorso clinico è già complesso.

Brunacci pone anche il tema delle possibili esposizioni ambientali, richiamando le preoccupazioni relative a Cassano, Cerchiara e Crotone. «Bisognerebbe impegnarsi di più e fare delle indagini reali, vere», afferma. È una richiesta di accertamenti: le interviste non documentano un rapporto causale tra singoli siti e tumori. Fumo, alimentazione ed esposizioni ambientali vanno esaminati distinguendo fattori di rischio conosciuti e ipotesi territoriali da verificare.

Sulle cure, Alberto Gramaglia, direttore del Dipartimento di Fisica Sanitaria e Radioterapia dell’Ospedale Policlinico di Monza, chiede di sostenere le competenze esistenti: «Dovrebbe intanto valorizzare le cose buone che ha». Racconta collaborazioni con professionisti di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, anche per pazienti con patologie cerebrali rare e difficoltà motorie.

Servono tecnologie, personale e organizzazione. «Se tu sei bravo, ma non ti danno mezzi o sei solo, non combina nulla», osserva. La proposta è costruire équipe e garantire continuità ai rapporti tra ospedali. Per le patologie rare può essere necessario un centro altamente specializzato; questo non esclude un’assistenza coordinata vicino a casa.

Brunacci riporta infine il peso delle partenze, che definisce «viaggi della disperazione»: famiglie costrette a spendere e cercare riferimenti lontani. «Il nostro obiettivo è quello di mettersi a disposizione per dare una mano», spiega, indicando una «collaborazione fattiva».

La richiesta conclusiva è concreta: prevenzione raggiungibile, approfondimenti epidemiologici, medici collegati e percorsi riconoscibili. Ridurre gli spostamenti evitabili significa offrire ai cittadini risposte organizzate, senza affidare la possibilità di curarsi alla ricerca individuale del professionista giusto. Il bisogno di assistenza deve trovare un servizio capace di accompagnare ogni singola fase della malattia.