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03/04/2026 ore 13.23
Società

A Verbicaro è tornata la notte dei Battenti, il rito che unisce fede, passione e identità collettiva

La lunga notte dei battenti ha preso il via quando i partecipanti, come di consueto, hanno aperto le porte delle loro cantine, dette “catuvi”, per accogliere amici, parenti e visitatori. È un momento conviviale, che richiama simbolicamente l’Ultima Cena, durante il quale si condividono cibo e vino in un clima di attesa e raccoglimento

di Francesca Lagatta

Nella notte appena trascorsa, tra il Giovedì e il Venerdì Santo, il piccolo borgo calabrese di Verbicaro è tornato a essere teatro di uno dei riti più intensi della tradizione pasquale, “il rito dei battenti”, un appuntamento che si rinnova da secoli e che, ancora oggi, richiama centinaia di persone, tra fedeli, curiosi e visitatori provenienti da tutta Europa.

L’antico rito non è una semplice manifestazione folkloristica, ma un’esperienza profondamente radicata nella storia e nella cultura del territorio e una rappresentazione della Passione di Cristo.

La preparazione tra convivialità e ritualità

La lunga notte dei battenti ha preso il via quando i partecipanti, come di consueto, hanno aperto le porte delle loro cantine, dette “catuvi”, per accogliere amici, parenti e visitatori. È un momento conviviale, che richiama simbolicamente l’Ultima Cena, durante il quale si condividono cibo e vino in un clima di attesa e raccoglimento.

Dopo il lauto pasto i battenti hanno indossato gli abiti rossi tradizionali, simbolo del sangue e del sacrificio.

Sangue, silenzio e devozione

Intorno alle 22:30, i battenti hanno fatto il loro ingresso nelle strade del paese, rigorosamente a piedi nudi. Dopo aver iniziato a percuotersi le gambe per attivare la circolazione del sangue, hanno cominciato a ferirsi le gambe con il “cardillo”, un pezzo di sughero intagliati di sottili schegge di vetro.

Il loro arrivo davanti alla chiesa madre, rituale che dà il vial al lungo cammino, è stato preceduto dall’arrivo della confraternita, un gruppo di persone incappucciate e vestite di bianco e viola, che portano una croce sulle spalle.

I battenti, rispettando la tradizione, hanno poi percorso per tre volte le vie del paese, seguendo un itinerario che tocca chiese, cappelle e luoghi sacri, accompagnati da amici e conoscenti che di tanto in tanto hanno versato del vino sulle ferite per disinfettarle.

Il rito è finito intorno alle 3 di notte con l’arrivo dei battenti alla storica fontana di pietra, le cui acque gelide lavano il sangue e rimarginano le ferite.

Successivamente ha preso il via la processione dei Misteri, una liturgia che coinvolge l’intera comunità in un clima di intensa partecipazione spirituale.

Un rito tra sacro e laico

Nonostante il forte legame con la Pasqua e con la figura di Cristo, il rito dei battenti è una pratica devozionale di carattere popolare e privato.

Secondo alcune ricostruzioni, a Verbicaro la tradizione si sviluppò a partire dal XIX secolo, quando un contadino locale iniziò a praticare l’autoflagellazione per motivi personali, dando origine a un fenomeno che, nel tempo, si è esteso ad altri membri della comunità.

Le motivazioni che spingono i battenti a partecipare sono diverse: c’è chi lo fa per una grazia ricevuta, chi per tradizione familiare, chi per un senso di identità e continuità con il passato. In molti riferiscono di autoflagellarsi soprattutto per devozione nei confronti della Vergine Maria.

Tra critica e fascinazione

Il rito dei battenti non ha mai smesso di suscitare dibattito. Da un lato, viene criticato per la sua crudezza; dall’altro, continua ad affascinare per la sua forza simbolica.

Negli ultimi anni, il rito dei battenti ha attirato un numero crescente di visitatori, contribuendo a far conoscere Verbicaro oltre i confini regionali. Turisti, studiosi e curiosi arrivano nei giorni precedenti per assistere a un evento unico nel suo genere, perché il rito dei battenti è un momento in cui il paese si raccoglie, si unisce e si racconta attraverso l’attaccamento a una tradizione che suscita emozioni che risultano inspiegabili a chi non è mai venuto a vederlo da vicino.