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23/10/2026 ore 15.51
Società

Addio a Domenico Sidio Bruno, il professore del “Fermi” di Cosenza: «Sarai per sempre il nostro Faro»

Filosofo, docente, dirigente scolastico, poeta e uomo di fede, ha legato una parte importante della sua vita al Liceo scientifico “Fermi” di Cosenza. Il ricordo della famiglia, degli amici e degli ex studenti e l’ultimo congedo affidato alla poesia “Io vado al Padre”

di Redazione

Ci sono uomini che lasciano ricordi e uomini che lasciano un modo di guardare il mondo. Domenico Sidio Bruno apparteneva a questa seconda categoria.

Professore di filosofia e storia, dirigente scolastico, poeta e uomo di fede, ha attraversato il mondo della scuola lasciando un segno profondo negli studenti, nei colleghi e nella sua famiglia. Nato a Mottafollone il primo gennaio 1933, aveva iniziato a insegnare nel 1958 e, dopo gli anni nella scuola primaria e nelle discipline letterarie, era approdato alla filosofia e alla storia. Dal 1981 al 1999 aveva ricoperto il ruolo di dirigente scolastico nei licei, legando in particolare il proprio percorso al Liceo scientifico “E. Fermi” di Cosenza.

Per Bruno insegnare non significava soltanto trasmettere nozioni. La scuola era il luogo in cui aiutare i ragazzi a costruire un pensiero autonomo, a interrogarsi e a cercare la verità senza accontentarsi delle risposte più semplici.

La filosofia, del resto, non rimaneva confinata tra i banchi. Era il suo modo di osservare il mondo e di affrontare la vita, tenendo insieme ragione, spiritualità e concretezza.

«Io vado al Padre», l’ultimo congedo

Il suo ultimo saluto è racchiuso in una poesia composta il 20 agosto 2026, dal titolo “Io vado al Padre”. Un testo nel quale Bruno aveva condensato la propria ricerca spirituale e filosofica, affidando ancora una volta alle parole il compito di aprire domande anziché fornire risposte definitive.

A leggerne l’epitaffio è stato il nipote Antonio, che nel suo ricordo ha scelto proprio l’immagine che più di ogni altra ritorna nelle testimonianze della famiglia: quella del faro.

«Siamo onorati di Essere la “tela di ragno”, che hai reso infinita. Sarai per sempre il nostro Faro nel Mare», ha scritto.

Un faro che non imponeva la rotta, ma indicava una direzione.

Il professore, il nonno, l’uomo

Nelle parole della nipote Bianca Hena riemerge invece la dimensione più familiare di Bruno: padre, nonno, uomo capace di guidare senza sostituirsi agli altri.

Il suo ricordo passa attraverso la cura delle piante, la cucina, i peperoncini, il basilico, la passione per il Napoli e perfino i messaggi della buonanotte. Piccoli frammenti di una quotidianità che raccontano, forse più di ogni definizione, la profondità dei legami costruiti nel tempo.

Anche il nipote Federico Sirimarco ne ricorda soprattutto la fede e l’amore per il pensiero, descrivendolo come un «faro morale» e indicando nella ricerca della verità uno dei lasciti più importanti della sua vita.

«Una biblioteca che va a fuoco»

Particolarmente intensa anche la testimonianza di Leopoldo Brindisi, che ne ricorda il rigore stoico, la capacità di sopportare la fatica e il continuo interrogarsi sul proprio operato.

Per descrivere la perdita sceglie un’immagine antica e potente: «La perdita delle persone sagge del proprio villaggio equivale ad una biblioteca che va a fuoco».

Una metafora che restituisce bene il senso di ciò che Domenico Sidio Bruno ha rappresentato per chi lo ha conosciuto: non soltanto una persona amata, ma un patrimonio di esperienze, pensiero e memoria.

Il ricordo degli studenti

A custodirne l’eredità ci sono anche gli ex alunni. Gli studenti della quinta B del 1976 del Liceo scientifico Fermi ricordano un professore capace di coniugare autorevolezza e umanità: «Nessuno più di lui ci ha trattati con rispetto e amore».

Forse è questo il riconoscimento più importante per chi ha dedicato una vita alla scuola: sapere che, a distanza di decenni, ciò che resta non è soltanto una lezione imparata, ma il modo in cui quella lezione è stata trasmessa.

Domenico Sidio Bruno ritorna così idealmente alla sua Mottafollone, la terra delle origini mai dimenticata. Intorno alla sua memoria rimangono la famiglia, gli amici, gli ex studenti e quanti hanno incontrato lungo il cammino il professore, il filosofo, il poeta, il credente, il preside, il nonno.

E soprattutto resta quella ricerca della verità che aveva trasformato in metodo di vita. Il faro, come ha scritto il nipote Antonio, continuerà a brillare.