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28/04/2026 ore 19.00
Società

Aiko Otomo, la cuoca che unisce Giappone e Calabria: «Qui il tempo ha un altro sapore» – VIDEO

Dagli studi da infermiera al viaggio in Irlanda fino alla vita tra api e fornelli in Calabria: il percorso di una cuoca che arriva da Kyoto e si è innamorata delle montagne cosentine. Qui ha costruito il suo sogno

di Alessia Principe

Ha lasciato il Giappone e la sua Kyoto, per diventare infermiera per Medici senza frontiere. Ma in Irlanda ha conosciuto l’amore ed è arrivata in Calabria. «Un posto pieno di pace e bellezza», racconta, «che in alcuni scorci mi ricorda la mia terra». Aiko Otomo non ama definirsi chef, «è qualcosa di troppo in alto», precisa con un sorriso. Preferisce chiamarsi cuoca. Una cuoca nippocalabrese che ha trovato nel Sud Italia non solo una casa, ma anche un linguaggio nuovo per raccontare la cucina.

«Ero già infermiera in Giappone, volevo cambiare modo di lavorare, così sono andata a Dublino per imparare l’inglese». Lì però accade qualcosa che cambia completamente la sua vita: incontra Giuseppe, calabrese, che diventerà suo marito. «Non ho imparato l’inglese come volevo», racconta con ironia, «ma ho imparato tante altre cose». 

In Calabria scopre un tempo diverso, più lento, e un rapporto con la natura che le è familiare. «Nella nostra religione shintoista crediamo che nella natura ci siano divinità: nel vento, nel mare, nella montagna. Qui ritrovo quella stessa connessione». L’amore per la cucina calabrese è nato dalle api. Aiko è anche apicoltrice e, insieme al marito, gestisce Apricus. «Lavorare con le api mi dà serenità».

Frequentando produttori locali e scoprendo i sapori del territorio, Aiko entra in contatto con una Calabria agricola, fatta di piccoli produttori e prodotti di nicchia. «Ho scoperto ingredienti bellissimi, e ho iniziato a usarli nei miei piatti giapponesi. Creare qualcosa di nuovo è la parte più divertente».

La sua non è una cucina fusion improvvisata, ma un incontro naturale, quasi spontaneo, tra tecniche giapponesi e ingredienti calabresi. «Uso cose semplici: verdure di stagione, carne del territorio, pesce di qualità. Poi aggiungo elementi giapponesi come la salsa di soia, il miso, le fermentazioni». 

Nel raccontare la cucina giapponese, Aiko prova anche a smontare alcuni luoghi comuni. Il più evidente riguarda il sushi. «Quello che si mangia in Italia è molto diverso da quello in Giappone. Cambia già alla base: il pesce. In Giappone è pensato fin dalla pesca per essere consumato crudo, è un’altra cosa».

Tra Calabria e Giappone, i punti di contatto non mancano. «La cosa che sento più vicina è il rispetto della stagionalità. Le persone coltivano, raccolgono, vanno in montagna per gli asparagi. Si cucina con quello che c’è. Qui non usate tanti condimenti, c’è olio d’oliva, peperoncino, ma il gusto resta pulito. Questo è molto simile alla cucina giapponese».

Oggi Aiko porta questa visione in giro per la Calabria, tra eventi, ristoranti e collaborazioni. Si muove tra Sila, costa e città, adattando i suoi piatti ai prodotti del luogo e della stagione. «Cucino dove trovo ingredienti buoni: olio, pesce, agrumi. Ogni evento è diverso».

Aiko torna anche in Giappone per presentare i prodotti calabresi. «Molti non sanno nemmeno dove sia la Calabria. Ma quando assaggiano restano sorpresi, entusiasti». 

In Calabria Aiko ha imparato ad amare la vita semplice e lenta. «In Giappone vivevo a Yokohama, dove tutto è veloce, frenetico. Qui è più lento. E io sto meglio così». 

Guardando avanti, Aiko non ha dubbi. Il futuro, almeno per ora, è ancora in Calabria. «C’è tanto spazio per creare cose nuove. Mi sto divertendo molto, voglio continuare». E se dovesse consigliare un solo piatto giapponese a chi non lo conosce, la scelta cade su qualcosa che racchiude un mondo intero: il ramen. «Dentro c’è tutto: equilibrio, profondità, umami. È un piatto completo».