Sezioni
10/04/2026 ore 11.28
Società

Il dottor Leo allo “Scorza”: «Microplastiche nel cuore e nel fegato. Sugli antibiotici negli allevamenti la legge non basta»

All'Aula Magna del liceo cosentino un seminario su alimentazione e ambiente con il gastroenterologo e docente Unical Pietro Leo: «La dieta mediterranea è la chiave di volta per la salute delle persone e del pianeta»

di Paolo Mazza

C'è un filo invisibile che collega il piatto sulla nostra tavola al destino del pianeta. Lo ha mostrato con chiarezza e passione il dottor Pietro Leo – già primario gastroenterologo presso l'Azienda Ospedaliera Annunziata di Cosenza, oggi docente di Scienze della Nutrizione presso l'Università della Calabria – nel seminario che si è tenuto nell'Aula Magna del Liceo Scorza nell'ambito dello Scorzino d'Oro. Un ritorno a casa, per lui che tra quei corridoi ha mosso i primi passi, e una lezione che il giovane pubblico ha apprezzato molto. Per quasi due ore, gli studenti sono rimasti incollati ai seggiolini, prestando tanta attenzione e rivolgendo diverse domande, dimostrando curiosità e spirito critico.

L'evento è stato aperto dai saluti della dirigente scolastica Rosanna Rizzo, che guida il liceo verso un approccio sempre più attento alle tematiche scientifiche, ambientali e di benessere, ed è stato coordinato dalla docente Alfonsa Arabia. Una cornice istituzionale che non era semplice protocollo: lo Scorza ha una curvatura biomedica tra i suoi indirizzi, e iniziative come questa si inseriscono in un percorso più ampio che l'istituto sta portando avanti – dalla raccolta differenziata al nuovo ecocompattatore donato dal Comune, fino ai progetti di eccellenza scientifica che hanno portato i suoi studenti alle finali nazionali.

Il titolo, “Alimentazione sana e...inquinamento ambientale”, volutamente sospeso, invitava già a riflettere: come le nostre scelte alimentari influenzino non solo la salute personale, ma anche la salute del pianeta. Il ragionamento del dottor Leo si è mosso su un doppio binario. Da una parte, la dimensione clinica: una dieta varia ed equilibrata, ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, con un consumo ridotto di carni rosse, alimenti ultra-processati e zuccheri aggiunti, è uno strumento potente di prevenzione nei confronti di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e disturbi gastrointestinali – gli stessi ambiti in cui Leo ha costruito nel tempo la sua esperienza di medico e ricercatore. Dall'altra, la dimensione ambientale, spesso trascurata: la produzione intensiva di certi alimenti pesa in modo significativo sulle emissioni di gas serra, sul consumo di acqua dolce, sulla deforestazione e sull'inquinamento di suoli e falde. E il quadro si aggrava se si considera il trasporto globale delle merci, gli imballaggi in plastica, lo spreco alimentare endemico. Due facce, insomma, della stessa medaglia – e ignorarne una significa non capire l'altra.

Perché educare a una corretta alimentazione, come è emerso con forza nel corso dell'incontro, non significa soltanto insegnare a mangiare meglio. Significa educare alla prevenzione, alla cura di sé, alla consapevolezza. Significa formare cittadini capaci di comprendere il legame profondo tra salute individuale e salute del pianeta – quella scommessa più alta che una scuola può raccogliere, e che lo Scorza, almeno per una mattina, ha raccolto in pieno. 

Al termine della lezione, il dottor Leo è intervenuto anche ai nostri microfoni. 

Il metano che non vediamo

Uno dei temi approfonditi con Pietro Leo è stato quello degli allevamenti intensivi e delle loro ricadute sull'ambiente e sulla salute umana. I dati, ha ricordato Leo, sono impietosi: «Gli allevamenti di polli, bovini e ovini sono responsabili della metà della produzione di metano – un gas serra pericolosissimo, con un'emivita molto più lunga della CO₂, che determina a livello ambientale una vera e propria emergenza, soprattutto nelle aree dove questa produzione è particolarmente intensa, come l'Emilia-Romagna e le altre zone del nord che ne sono il fulcro economico».

Sul versante sanitario, il nodo principale riguarda l'uso degli antibiotici negli allevamenti. Leo non usa giri di parole: «La normativa prevede che non si debbano somministrare antibiotici nei tre-sei mesi che precedono la macellazione – ma se questo venga effettivamente rispettato, non possiamo saperlo con certezza. È prescritto dalla legge, ma verificarne l'applicazione è tutt'altra cosa». Un’incognita che pesa, in silenzio, sulla qualità di ciò che arriva ogni giorno sulle nostre tavole.

Dentro di noi, senza che lo sappiamo

Ancora più inquietante è stato il quadro tracciato sulle microplastiche. Non si tratta di una minaccia futura o ipotetica: è già dentro di noi, e non si ferma dove potremmo immaginare. Leo è stato netto: «Le microplastiche entrano nell'organismo e non rimangono nell'apparato gastrointestinale – vanno nel sistema circolatorio e si depositano ovunque. Le hanno trovate nel fegato, nel muscolo cardiaco, nel rene. Sono sostanze altamente tossiche perché determinano un danno permanente agli organi in cui si accumulano». Una contaminazione silenziosa e capillare, che arriva all'uomo attraverso acque e alimenti, e che per ora non ammette soluzioni semplici né rapide.

La risposta è mediterranea

L’incontro non si è chiuso nel pessimismo. Alla domanda su cosa possa fare concretamente una persona comune – senza estremismi, senza rinunciare al piacere della tavola  – Leo ha indicato una bussola antica e al tempo stesso modernissima: «Io mi affido molto alla cucina mediterranea, perché prevede un introito adeguato di alimenti sani ottenibili a chilometro zero, senza bisogno di importarli, con un consumo d'acqua accettabile rispetto alla penuria idrica che il mondo già conosce. La dieta mediterranea, secondo me, è la chiave di volta per risolvere non solo il problema alimentare della popolazione, ma anche per ridurre l'inquinamento che deriva dalla produzione di alimenti».

Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre gli sprechi, limitare il consumo di alimenti ad alto impatto ecologico: non slogan ideologici, ma indicazioni pratiche radicate in una tradizione – quella mediterranea, quella calabrese – che forse non abbiamo mai davvero smesso di conoscere. Solo, a tratti, di praticare.

I ragazzi del Liceo Scorza, futuri medici, biologi, chimici o ingegneri, sono usciti dall'aula magna con qualcosa in più: la consapevolezza che la salute del proprio corpo e quella del pianeta dipendono, in larga misura, da ciò che scegliamo di mettere nel piatto. Ogni giorno, dalla colazione scolastica alla spesa familiare. Una scelta, sempre.