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26/09/2026 ore 12.37
Società

All’Unical una riflessione sulla “Pedagogia della speranza” a partire dall’omelia di don Mimmo Battaglia

Il seminario, promosso dalla cattedra di Pedagogia della Comunicazione del DiCES, prenderà spunto dalle parole pronunciate dall’arcivescovo di Napoli nel giorno di San Gennaro

di Alessia Principe

“Per una Pedagogia della Speranza”. È il titolo del seminario in programma lunedì 28 settembre alle 9.30 nell’Aula Hera del Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria.

L’iniziativa è promossa dalla cattedra di Pedagogia della Comunicazione del DiCES e prende le mosse dall’omelia pronunciata il 19 settembre scorso da don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, in occasione della festa di San Gennaro.

Le parole del cardinale diventano così il punto di partenza per una riflessione pedagogica sul significato della speranza nel tempo presente e sulla responsabilità dell’educazione di fronte alle disuguaglianze, alle marginalità e alle diverse forme di sofferenza che attraversano le comunità.

La speranza come categoria educativa

Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali di Maria Mirabelli, direttrice del Dipartimento di Culture, Educazione e Società.

La relazione sarà affidata a Mario Caligiuri, docente di Pedagogia della Comunicazione dell’Università della Calabria, mentre a coordinare l’incontro sarà Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia dell’Ateneo.

Il seminario intende interrogarsi sulla possibilità di costruire una pedagogia capace di restituire alla speranza un significato concreto: non attesa passiva o consolazione, ma capacità di leggere criticamente la realtà e assumersi la responsabilità di trasformarla.

Educare contro la rassegnazione

In una fase storica segnata da guerre, povertà, solitudini, disuguaglianze e nuove forme di esclusione, la speranza viene proposta come categoria educativa e civile.

Educare significa anche impedire che la rassegnazione diventi il modo ordinario di abitare il presente e offrire alle nuove generazioni gli strumenti culturali per comprendere la complessità, riconoscere le ingiustizie e sentirsi protagoniste nella costruzione del bene comune.

Il confronto metterà quindi in dialogo riflessione pedagogica e parola ecclesiale, con particolare attenzione ai luoghi della fragilità, delle periferie e della marginalizzazione.

Caligiuri: «Rimettere al centro la persona»

«Parlare di una pedagogia come speranza – sottolinea Mario Caligiuri – significa rimettere al centro la persona e la sua possibilità di cambiare la realtà».

Secondo il docente, «la speranza, se assunta pedagogicamente, non è fuga dalla realtà, ma capacità di entrarvi dentro, soprattutto nei suoi luoghi più difficili e incerti, per costruire percorsi di consapevolezza».

«L’educazione – aggiunge – ha il compito di contrastare la rassegnazione e l’indifferenza, formando coscienze critiche capaci di trasformare le ferite dei territori in responsabilità, partecipazione e passione civile».

L’appuntamento del 28 settembre vuole quindi essere uno spazio di confronto tra università, educazione e società, assumendo le parole di don Mimmo Battaglia come punto di partenza per riflettere sulla speranza non come concetto astratto, ma come pratica concreta di trasformazione della realtà.