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30/01/2026 ore 16.00
Società

Amianto, allarme in Calabria: nel cosentino oltre mille casi stimati. L’ONA: «Dati ufficiali sottostimati»

La convention regionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto conferma un quadro più grave di quanto registrato: Cosenza tra le province più colpite, con molti casi che sfuggono ai registri

di Redazione

In Calabria l’amianto resta una delle emergenze sanitarie più gravi e meno affrontate. E dentro questo quadro, la provincia di Cosenza emerge come uno dei territori più colpiti: oltre 1.000 casi stimati di patologie asbesto-correlate negli ultimi trent’anni e un numero di mesoteliomi che, secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), oscilla tra 190 e 210, ben oltre i dati ufficiali del Registro Nazionale. Una forbice che evidenzia una realtà più complessa della fotografia istituzionale.

Il tema è stato al centro della prima grande convention regionale dell’ONA dedicata alla salute ambientale, ospitata alla Cittadella “Jole Santelli” di Catanzaro e sostenuta da Regione Calabria, ARPACAL e Ordine dei Medici di Catanzaro. Una giornata che ha riunito sanità, ricerca, ambiente e mondo associativo per fare il punto su un fenomeno che continua a produrre conseguenze pesanti sulla salute pubblica, complice un sistema di monitoraggio incompleto, bonifiche lente e un patrimonio edilizio spesso contaminato.

A sottolineare la distanza tra dati ufficiali e quadro reale è stato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA. Oltre ai 118 casi di mesotelioma registrati dal COR fino al 2021, infatti, più di 500 diagnosi sarebbero state effettuate fuori regione, sfuggendo così ai registri calabresi. «Non è solo questione di amianto – ha ribadito Bonanni – ma di sinergismi con altri agenti cancerogeni, soprattutto nelle aree industriali e nelle zone più esposte agli inquinanti».

Per la provincia di Cosenza, le criticità principali riguardano l’edilizia, le infrastrutture pubbliche e alcune ex aree industriali dove la mappatura del rischio non è ancora completa. L’ONA ha evidenziato l’urgenza di potenziare il Centro Operativo Regionale e rendere sistematico il censimento dei materiali inquinanti, perché «solo dati reali e approfonditi permettono di programmare prevenzione e tutela».

Sul fronte sanitario, l’oncologo Pasquale Montilla ha richiamato il cambio di paradigma necessario: non limitarsi ai dati epidemiologici, ma misurare direttamente gli effetti biologici della lunga esposizione a sostanze tossiche, anticipando la malattia prima che diventi clinicamente manifesta. Un metodo applicato soprattutto nell’area di Crotone – tra le più critiche in Italia – ma che, nelle intenzioni dell’ONA, dovrebbe essere esteso anche alle zone più esposte del cosentino.

A intervenire anche referenti dell’ARPACAL, dirigenti sanitari, giuristi e rappresentanti dell’associazionismo, tra cui il presidente ONA Cosenza Giuseppe Infusini e il coordinatore dell’Alto Tirreno Antonio Carmine Sangiovanni. Tutti concordi su un punto: senza un piano regionale stabile, multidisciplinare e operativo, la Calabria continuerà a rincorrere un'emergenza che ha già inciso profondamente sulla salute collettiva.

L’ONA ricorda che è attivo il numero verde 800 034 294 per assistenza legale e medica gratuita.