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29/04/2026 ore 15.36
Società

Autismo, a Rende confronto tra sanità, famiglie e istituzioni: «Dalla diagnosi al progetto di vita»

Al Museo del Presente un incontro promosso dalla Neuropsichiatria Infantile dell’Asp di Cosenza: focus su presa in carico, rete territoriale e inclusione lungo tutto l’arco della vita

di Redazione

Ampia partecipazione e confronto ricco di contenuti all’incontro promosso dal servizio di Neuropsichiatria Infantile di Rende dell’ASP di Cosenza, con il patrocinio del Comune di Rende, che si è svolto il 28 aprile al Museo del Presente nell’ambito del mese di consapevolezza sull’autismo.

La giornata ha rappresentato un’importante occasione di dialogo tra istituzioni, professionisti sanitari, famiglie, associazioni e realtà del territorio, ponendo al centro una visione della presa in carico che guarda non solo alla diagnosi e al trattamento, ma all’intero progetto di vita della persona con autismo.

Ad aprire i lavori, moderati dalla dott.ssa Caterina Iannazzo, direttore U.O.C. Neuropsichiatria Infantile e Adolescenza del Distretto Valle Crati, sono stati i saluti istituzionali del dott. Ottorino Zuccarelli, direttore del Distretto Valle Crati, dell’assessore alle politiche sociali Daniela Ielasi e del sindaco di Rende Sandro Principe, che hanno illustrato le prospettive di sviluppo di nuovi interventi territoriali, tra cui il progetto di un centro per l’autismo a Rende e nuove iniziative in collaborazione tra Comune e azienda sanitaria.

Ampio spazio è stato dedicato alla presentazione delle attività del servizio di NPI, dai progetti per individuazione e diagnosi precoce, molti realizzati in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, agli interventi evidence-based orientati dalle linee guida. Gli interventi dei professionisti hanno attraversato l’intero percorso di presa in carico: riconoscimento precoce dei segnali, valutazione, interventi naturalistici evolutivi comportamentali, approcci cognitivo-comportamentali, parent coaching e parent training, sostegno ai genitori e interventi di gruppo sulle abilità sociali, esposti dalla dott.ssa Biasone V., dott.ssa Gigliotti, dott.ssa Biasone F., dott.ssa Congestrì, dott.ssa Mazzei, dott.ssa Montanino e dott.ssa Stimolo.

Particolarmente significativo il confronto sul ruolo della rete territoriale, emerso anche dagli interventi dei pediatri presenti, che hanno sottolineato il valore dell’osservazione precoce e dell’ascolto delle famiglie, ma anche le difficoltà dei servizi nel rispondere ai bisogni, soprattutto per ragazzi più grandi e per i percorsi successivi all’età evolutiva.

Momento di forte impatto emotivo la lettura della testimonianza di una madre di un bambino in carico al servizio, che ha raccontato il vissuto della diagnosi e il valore del supporto ricevuto. Un contributo importante è arrivato anche da ANGSA Cosenza, con l’intervento della presidente Caterina Spadafora, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di servizi specialistici accessibili e preparati ad accogliere le persone con autismo in tutti gli ambiti sanitari.

Sul tema della formazione e della ricerca è intervenuta la prof.ssa Angela Costabile, che ha ribadito il ruolo strategico dell’università nel costruire competenze e innovazione nei servizi. Nel pomeriggio il focus si è spostato sul Progetto di Vita, introdotto dalla dott.ssa Rosellina De Luca e approfondito dalla dott.ssa Elena Congestrì insieme all’assistente sociale Ylenia Russo, in un’ottica di integrazione tra interventi sanitari, sociali e risorse informali del territorio.

A testimoniare il ruolo della comunità come contesto di inclusione sono intervenute anche tre realtà sportive del territorio - Nemo Cosenza, Boxe Popolare e Soccer Montalto - che hanno presentato esperienze concrete di partecipazione e inclusione attraverso lo sport. Particolarmente significative anche le testimonianze conclusive dedicate ai percorsi di crescita e inclusione nell’arco di vita. Un ragazzo di 17 anni con autismo ha raccontato in prima persona la propria esperienza, ripercorrendo il cammino dalla diagnosi ai progressivi traguardi di autonomia raggiunti, sottolineando come il percorso continui ancora oggi, in particolare nel lavoro sulla gestione delle emozioni.

Accanto a questa testimonianza, la madre di un giovane di 28 anni ha condiviso il percorso che ha portato il figlio a un inserimento lavorativo, evidenziando come tale esperienza abbia significato non solo imparare a credere nelle possibilità della persona, ma anche riconoscere e valorizzare la capacità dei contesti di accogliere, includere e sostenere. Due racconti che hanno restituito concretamente il senso del progetto di vita come costruzione possibile, fondata su crescita, autodeterminazione e partecipazione sociale.

La giornata si è conclusa con una seconda testimonianza familiare e con un partecipato dibattito finale. Dalle famiglie è emerso apprezzamento per il lavoro svolto dai professionisti, ma anche una richiesta chiara: maggiore continuità tra interventi sanitari e sociali lungo tutto l’arco di vita e più spazi di confronto e sostegno per i genitori.

Un messaggio condiviso ha attraversato l’intero incontro: la presa in carico della persona con autismo non può limitarsi ai servizi specialistici, ma richiede comunità preparate, reti competenti e corresponsabilità sociale, nella prospettiva indicata dal Progetto di Vita.