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26/07/2026 ore 10.53
Società

Bandiera della Palestina e Italia antifascista: il rock dei Litfiba infiamma la notte di Cosenza | FOTO

Piero Pelù sventola i vessilli dal palco, punta il dito contro i leader di guerra ed evoca il dramma calabrese di Cutro, regalando al pubblico intergenerazionale quarant'anni di storia e trascinando i suoi fan in una notte da ricordare

di Assunta De Francesca
Il super concerto dei Litfiba a Cosenza

Quarant'anni fa erano sette lettere nate da un indirizzo. Oggi, quelle stesse lettere potrebbero raccontare un'attitudine ben precisa: “LIberi di Tornare Fra Ingiustizie e BAttaglie”. I Litfiba arrivano a Cosenza e tornano dentro le fratture del presente: la Palestina, le guerre, l'ambiente, la politica, la memoria di Cutro. Migliaia i fan giunti da Calabria, Puglia e Basilicata per partecipare al concerto, unica tappa regionale inserita nella rassegna musicale proposta da Be Alternative Festival e L'Altro Teatro.

Le riflessioni affidate al microfono di Piero Pelù tra un brano e l’altro sono volutamente essenziali. Non pretendono di esaurire temi complessi, ma introducono concetti che i Litfiba sviluppano da sempre nel luogo che considerano più naturale: le canzoni. È il caso di "17 Re", brano dell’omonimo disco tornato protagonista nel tour celebrativo dedicato ai quarant'anni dell'album. Il testo parla di potere, delle sue derive e delle sue contraddizioni, attraverso immagini e riferimenti mai del tutto espliciti, ma facilmente riconoscibili.

«Un uomo è perso senza la sua storia, e io non voglio dimenticare», recita un verso del brano, rendendo evidente l’attenzione della band nei confronti dei dimenticati. E se l’interesse per gli invisibili non fosse stato colto soltanto attraverso le parole, il frontman Pelù ha scelto di renderlo inequivocabile, sventolando verso il pubblico prima la bandiera palestinese, poi, nel corso del brano “Il vento”, la bandiera italiana: «Sono libero come il vento. Sono libero, come l’Italia Antifascista», ha urlato.

Il cantante non ha risparmiato critiche ai leader politici coinvolti negli attuali scenari di guerra, condannando le scelte del governo italiano in materia di armamenti e allargando lo sguardo al ruolo degli Stati e alle responsabilità della politica internazionale. Poi, il richiamo alla Calabria e a una delle sue pagine di storia più drammatiche: «Quale ferita, quale responsabilità, resterà nel tempo dalla tragedia di Cutro?». Quel legame con la regione, dove l’artista trascorre parte del suo tempo, riaffiora anche nel riferimento alla strage avvenuta nel 2023 ed evocata dal palco come una ferita ancora aperta.

Non si dica più che gli uomini non sappiano svolgere due o più attività contemporaneamente: nel bel mezzo delle denunce sociali i Litfiba hanno anche cantato, suonato e trascinato il pubblico nel loro linguaggio più immediato, il rock, quello capace di passare dalla tensione alla festa. La platea risponde con la memoria di quarant'anni di canzoni, cantando a squarciagola quei brani diventati patrimonio generazionale.

Tra la folla, vicinissimi agli spalti, spiccano un papà e suo figlio di appena dieci anni trepidanti per lo show al quale stavano assistendo. Cosa spinge un padre a consegnare ai propri figli una musica nata quarant'anni prima? La capacità della band, forse, di parlare, tramite il ritmo, di temi che, purtroppo, in alcuni casi, non hanno perso attualità, e dei quali sarebbe bene rendere consapevoli anche i più piccoli. Non è un caso che l'ultimo brano prima della serata, prima del bis invocato a gran voce dalla platea, sia stato “Resta”. Un verbo che, nelle intenzioni di Piero Pelù, diventa una domanda: cosa rimane quando ogni cosa cambia attorno a noi? La risposta, stavolta, non arriva dal palco. Arriva, piuttosto l’invito implicito a non smettere mai di chiederselo.