Bartoccioli nella “Terra di Mezzo” silana sfida la natura selvaggia per... qualche tarallo in più
Il popolare doppiatore e creator dedica un reel ironico alla montagna calabrese: cabinovia, boschi, vecchie gallerie ferroviarie, citazioni da cult fantasy e un tarallo provvidenziale prima del finale sul lago Cecita
Lo avevamo lasciato destreggiarsi nell’epica saga della caccia alle zanzare, su un materassino alla deriva sulle ridenti spiagge di Castellaneta Marina, eroe del raccordo che, come in Interstellar, promette di tornare a casa (traffico permettendo) e lo ritroviamo oggi tra i boschi della Sila diventata nelle sue corde baritonali, una sorta di Terra di Mezzo. Più o meno.
Solo con meno orchi e qualche tarallo in più.
Giacomo Bartoccioli, popolare doppiatore diventato negli ultimi anni un volto iconico sui social grazie ai suoi video ironici, ha dedicato uno dei suoi ultimi reel proprio all’altopiano silano. Il titolo: “La Sila dà, la Sila toglie”.
Bartoccioli costruisce quello che negli anni ‘90 avremmo chiamato “sketch”, e che oggi ha traslocato nel multiverso dei reel, pescando a piene mani dall’immaginario dei film stra-cult. Il suo riferimento preferito, però, resta la saga de Il Signore degli Anelli.
Doppiatore e attore, sui social (dove ha più di 230mila follower) Bartoccioli ha trovato una seconda vita, trasformando la cultura cinematografica in materia irresistibilmente comica. La sua cifra è abbastanza riconoscibile e il suo talento indiscutibile, ne sentiremo parlare di certo. Sui social prende spunto da situazioni assolutamente ordinarie e le riveste del tono solenne dei grandi film, come se ogni contrattempo fosse l’inizio di un’Odissea. Il risultato è esilarante.
La sua trasferta in Sila si è trasformata in epica in un pugno di reel.
Il viaggio in Sila di Bartoccioli comincia con un ostico trekking, prosegue con una faticosa salita in cabinovia, e poi via in boschi, sentieri, fino alla scoperta di una vecchia gallerie ferroviaria che con la sua voce diventa immediatamente l’ingresso di un tunnel tolkeniano.
Davanti a uno degli accessi, inghiottito dalla vegetazione, eccolo trasformarsi in Gandalf il grigio mentre annuncia agli stupidi Tuc: «La via è chiusa, è stata costruita da coloro che usano i treni e coloro che usano i treni la custodiscono».
Il resto è un piccolo (e gustosissimo) diario di sopravvivenza silana. Pochi chilometri nei boschi diventano un’impresa epica, ogni curva sembra poter nascondere un esercito e la possibilità di tornare a casa assume progressivamente i contorni di una missione che trova conforto in un anello che non è forgiato dal Monte Fato, ma da un forno locale che sforna taralli.