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02/05/2026 ore 19.00
Società

Benessere psicologico, Francesco Craig (Unical): «Agli studenti diciamo che la vita non è una staffetta»

Il docente e delegato al counseling dell'Università della Calabria: «Registriamo sempre più richieste e facciamo sempre più colloqui». E ai genitori: «Siate giardinieri, non falegnami: la pianta cresce da sola se le dai il terreno giusto»

di Paolo Mazza

C'è un'immagine che rimane, al termine della conversazione con il professor Francesco Craig. Quella del giardiniere che non plasma, ma coltiva. Che non impone una forma alla pianta, ma prepara il terreno perché cresca secondo la propria natura. È una metafora che il docente riprende da una collega di Berkeley e che dipinge perfettamente un'epoca in cui la pressione delle aspettative –familiari, accademiche, sociali – rischia di soffocare prima ancora che fiorisca qualcosa. Il dottor Craig, psicologo e psicoterapeuta, docente di psicologia clinica all'Università della Calabria e delegato dell'ateneo al counseling e al benessere psicologico, è stato ospite degli studi di Cosenza per raccontare il progetto Pro Bene Comune 2.0 e per offrire uno sguardo lucido, documentato e per nulla allarmistico sulla salute mentale delle nuove generazioni.

Il benessere come strategia, non come risposta all’emergenza

Il progetto Pro Bene Comune 2.0 è stato finanziato dal MUR, che ha scelto l'Unical come capofila di una cordata di atenei. «È un progetto che mette al centro le persone, la vita accademica, quindi i nostri studenti e le nostre studentesse», spiega il docente. «Soprattutto vede il benessere psicologico non più come un accessorio, ma come un fattore importante per la propria crescita professionale e soprattutto per l'adattamento alla vita accademica». Smettere di trattare il benessere come risposta all'emergenza e iniziare a considerarlo una strategia di prevenzione strutturale significa cambiare paradigma. Il progetto potenzia il servizio di counseling già attivo, ma aggiunge attività laboratoriali su temi scelti dalle stesse associazioni studentesche: stress da studio, relazioni tossiche, difficoltà relazionali. E ancora laboratori teatrali e sessioni di mindfulness. «Il campus ci permette di avere delle strutture che si adattano bene a questo ecosistema del benessere, che poi è l'obiettivo del nostro progetto». 

I numeri: 800 richieste, 2000 colloqui

I dati sono eloquenti. «Soltanto nel corrente anno accademico abbiamo raggiunto oltre le 800 richieste per il nostro servizio di counseling psicologico», racconta Craig, «mentre l’anno scorso abbiamo effettuato oltre 2000 colloqui». Chi si rivolge al servizio sono prevalentemente studenti dei primi anni di triennale –  un momento di soglia, di transizione dalla vita familiare a quella universitaria. Le donne rappresentano quasi il 65% delle richieste. Le motivazioni più frequenti sono stress, ansia, paura di non farcela, grandi aspettative, disorientamento.

Ma il professore rifiuta una lettura univocamente negativa: «Questo lo leggiamo in due modi. Da una parte, sì, c'è un bisogno crescente. Ma dall'altra questo dato ci dice che le nuove generazioni sono anche più attente al proprio benessere psicologico e fisico, riconoscono meglio i loro segni di disagio e cercano maggiormente aiuto». L'aumento delle richieste va quindi pesato su una bilancia: da un lato maggiore fragilità, dall'altro un progressivo abbattimento dello stigma che per decenni ha tenuto le persone lontane dai professionisti della salute mentale.

Un seminario nazionale all’Unical

Qualche settimana fa, l'Università della Calabria ha ospitato un seminario nazionale fortemente voluto dalla professoressa Angela Costabile, che ha riunito le tredici cordate finanziate dal MUR tra atenei e istituti AFAM. È emersa una consapevolezza condivisa: non basta aumentare i professionisti nei servizi. «Dobbiamo creare un sistema sostenibile a 360 gradi», dice il professor Francesco Craig, «dove non bisogna soltanto aspettare che lo studente o la studentessa arrivi da noi, ma in qualche modo siamo noi che dobbiamo promuovere il benessere all'interno delle nostre università».

Questo significa formare docenti e personale tecnico-amministrativo: tutti gli attori del campus hanno un ruolo e devono essere inclusi. È emersa anche la complessità di certi bisogni che travalicano il counseling ordinario. Un esempio su tutti: «Abbiamo studenti e studentesse che vengono da territori di guerra, e questa storia la portano con sé. In questi casi noi terapeuti diciamo che sono segni che rimangono sottopelle». Un'attenzione specifica alle popolazioni vulnerabili è, conclude Craig, un fabbisogno trasversale a tutti gli atenei italiani.

Il disagio giovanile: neurobiologia e sintomi

Da clinico e ricercatore, il docente offre poi una lettura del disagio giovanile contemporaneo. Le radici precedono l'università: «Molto spesso il disagio non nasce negli anni universitari, ma nasce già in età antecedenti, precoci». Le ragioni sono in parte neurobiologiche: nell'adolescenza, infatti, il sistema limbico – che governa le emozioni – matura più in fretta rispetto alle aree frontali, sede della razionalità. «L'adolescente è più portato a una maggiore impulsività, e questo ci aiuterebbe a capire anche perché alcuni fenomeni sono specifici per quest'età», spiega il professor Craig.

Il fenomeno trasversale è la disregolazione emotiva: molti ragazzi faticano a dare parole al proprio malessere, non si sentono ascoltati, e quel disagio trova sfogo nel sintomo – «o di natura internalizzante, ansia, depressione, ritiro sociale, autolesionismo non suicidario, oppure di fenomeni esternalizzanti come aggressività e disturbi della condotta».

L'appello: «Bisogna correre la propria maratona personale, non una staffetta. E i genitori...»

Il finale dell’intervista si apre in tre direzioni. Agli studenti, Craig chiede di «vivere il percorso accademico non come una staffetta – ci dobbiamo laureare subito, le aspettative familiari – ma più come una maratona personale». Gli inciampi non sono fallimenti: «Sono quasi delle crisi evolutive che noi dobbiamo superare per maturare».

Alle famiglie, il messaggio è più sfidante: «Adesso viviamo in un momento della società in cui ci si impone un po’ troppo le performance, la competizione, il giudizio». La ricerca lo conferma: stili genitoriali giudicanti e perfezionisti producono ragazzi insicuri, un falso sé. Ma anche l'iperprotezione è un rischio: «Nell'iperprotezione non si crea la propria identità. Se io non creo la propria identità, sarà un'identità che mi adatto al contesto, ma non lo vivo personalmente».

Ed è qui che si genera la metafora del giardiniere. Il falegname ha un'idea in mente e costruisce il mobile secondo la sua immagine. Il genitore-falegname, allo stesso modo, plasma il figlio sulle proprie aspettative, sulla propria idea di successo, di percorso, di vita riuscita. Il giardiniere fa l'opposto: «Mette a disposizione una serie di interventi che permettono alla pianta di crescere». Applicata ai giovani, la metafora è precisa e tagliente: «Date il permesso anche di sbagliare ai propri figli, perché la paura del fallimento e del giudizio personale sono cose che poi nella crescita vengono interiorizzate e si porteranno nel contesto relazionale, universitario e lavorativo».

Alle istituzioni, infine, Craig chiede di fare rete, evidenziando però il grande lavoro della regione Calabria con l’istituzione dello psicologo scolastico. «Non basta mettere professionisti, ma soprattutto devono essere professionisti con un'alta formazione e con un network con altre figure della salute mentale: neuropsichiatri, psichiatri, assistenti sociali. Solo così si può lavorare sulla presa in carico e sulla prevenzione».

Lo psicologo a scuola, parla chi è in prima linea: «Tanti ragazzi si aprono con noi per la prima volta»