Sezioni
31/01/2026 ore 09.44
Società

Caso Mazzuca, Castrolibero in bilico: «Diciotto anni di rinvii ora pesano sui conti del Comune»

Il risarcimento supera i 2 milioni di euro. Anna Morrone accusa: «Scelte rinviate troppo a lungo, ora a pagare è la comunità»

di Redazione

A Castrolibero il cosiddetto “caso Mazzuca” torna a scuotere politica e comunità, trasformandosi da vicenda giudiziaria a vero e proprio nodo strutturale per la tenuta finanziaria dell’Ente. Il risarcimento richiesto dagli eredi di Robertino Mazzuca – travolto e ucciso dalla piena del torrente Surdo nel 2008 – ha superato oggi i due milioni di euro, dopo gli atti di precetto notificati nel settembre 2025. Una cifra che, sommata al disavanzo già accertato di oltre due milioni, colloca il Comune «in uno stato di vulnerabilità che non può più essere ignorato», afferma la consigliera comunale Anna Morrone.

«Quando una decisione viene rinviata per anni – ammonisce Morrone – quel rinvio non resta sospeso nel vuoto: si trasforma in un costo, cresce con gli interessi e, alla fine, ricade sulla comunità». Ed è proprio questa dinamica temporale, più ancora dell’importo in sé, ad aver aggravato il quadro economico del Comune, esposto da quasi due decenni a un contenzioso senza soluzione.

Un altro fronte critico riguarda le spese legali: circa 90 mila euro in incarichi esterni per fronteggiare due gradi di giudizio già sfavorevoli all’Ente. Nonostante ciò, la Giunta ha conferito un nuovo mandato legale – con delibera 128 del 22 settembre 2025 – per opporsi ai precetti. «Si tratta di una strategia che, indipendentemente dall’esito finale, ha un effetto certo: sottrae risorse ai servizi pubblici, alle manutenzioni e alla programmazione», osserva Morrone. Una resistenza processuale che, secondo la consigliera, rischia di produrre più danni che benefici.

A rendere la posizione dell’Ente ancora più fragile c’è un dato poco contestabile: il Comune era formalmente custode del guado già dal 2002. «Questo significa – sottolinea Morrone – che non siamo davanti a un semplice incidente, ma a un caso in cui responsabilità e obblighi erano stati già delineati nero su bianco». Un elemento che rafforza le motivazioni delle sentenze di condanna e che, politicamente, rende difficile sostenere un ulteriore rinvio senza assumerne il peso davanti alla cittadinanza.

Sul piano istituzionale pesa anche l’uscita della Regione Calabria dal giudizio: fino al 2022 parte dell’onere sarebbe potuto ricadere sull’Ente regionale, oggi invece completamente estromesso. «Questo passaggio sposta tutto il carico su Castrolibero – chiarisce Morrone – e ciò che poteva essere condiviso diventa ora un macigno esclusivo sulle spalle del Comune».

Ma oltre ai conti, resta il versante umano: una famiglia aspetta da diciotto anni una chiusura definitiva. «Le disgrazie accadono – ribadisce Morrone – ma è il modo in cui vengono affrontate a definire chi siamo». Un riferimento diretto alla scelta – mai assunta – di una possibile soluzione transattiva, che avrebbe potuto contenere l’esposizione dell’Ente e abbreviare un dolore già troppo lungo.

È in questo contesto che si inserisce un’ultima domanda, di natura politica e amministrativa: perché continuare a investire risorse in un contenzioso che si trascina da quasi vent’anni, quando il territorio reclama interventi urgenti e programmazione? Un interrogativo che apre una riflessione più ampia sull’allocazione della spesa pubblica e sulla distanza crescente tra bisogni reali e decisioni istituzionali.

Castrolibero si ritrova così davanti a un bivio: proseguire in una linea giudiziaria dagli esiti incerti e dai costi certi, oppure chiudere la vicenda, assumere responsabilità e mettere in sicurezza i conti. «Questo non è solo un tema tecnico – conclude Morrone – ma una prova di credibilità politica. È il momento di decidere, non di rinviare ancora».