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01/12/2025 ore 11.46
Società

Cassano, il basamento mortificato del Monumento ai Caduti: da simbolo di eroi a detrito dimenticato nel cantiere

La complessa storia di quello che resta del monumento inaugurato nel 1922 e oggi, durante i lavori a Palazzo di Città, abbandonato e sminuito tra macerie e calcinacci. Un’amara cronaca che denuncia l’indifferenza verso un "segno dei tempi" che è patrimonio inalienabile della comunità

di Franco Sangiovanni

La vicenda del Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale di Cassano All’Ionio è una narrazione complessa, che attraversa oltre un secolo di storia, dai fasti delle celebrazioni del ventennio fascista fino all'amara, quasi irriverente, incuria della contemporaneità. Per risalire alle tappe di questa travagliata storia, che ha inizio con l'incuria notato nei pressi del Palazzo di Città, ci siamo interfacciati con Peppino Martire, uno stimato cassanese "storico per passione", il cui contributo è stato fondamentale per ricostruire il percorso del basamento.

Il monumento, dedicato con orgoglio ai "ragazzi" caduti nella Grande Guerra del '15-'18, venne solennemente inaugurato il 4 novembre del 1922, data che celebrava la vittoria e che proiettava la nazione verso nuove ambizioni. L'installazione avvenne nell'allora centralissima Piazza XXVIII Ottobre (toponimo che sarebbe poi mutato in Piazza Matteotti). La presenza della statua del soldato di tutte le guerre, la cui estetica rifletteva chiaramente la simbologia dell'"era fascista", connetteva l'opera all'ideologia del tempo.

A suggello di questo slancio patriottico e morale, l'epigrafe, frutto di un concorso di idee e proposta dall'avvocato Alfonso Oriolo, scolpiva nella pietra l'identità che la comunità ambiva a rappresentare: “All’eroismo dei propri figli auspicio di redenzione morale Cassano superba e memore”. "Superba" (orgogliosa) e "memore" (grata e riconoscente), aggettivi che definivano la Cassano dell'epoca, una città decisa a onorare il sacrificio dei suoi figli e a guardare al futuro attraverso la lente del sacrificio compiuto

La storia del monumento fu sottoposta a due prove distinte e decisive. La prima, l'ombra della Seconda Guerra Mondiale. Con l’entrata in guerra, lo Stato avviò la massiccia campagna di requisizione dei metalli, il “recupero metalli” noto come “Bronzo alla Patria”. Interi monumenti in bronzo furono fusi per alimentare l'industria bellica. Sebbene non si abbia certezza che il "fante" di Cassano abbia subito questa sorte, il rischio fu reale e contribuì alla perdita di innumerevoli opere d'arte commemorative in tutta la Penisola. 

Il colpo di grazia finale fu dettato dal progresso. Negli anni '50, la statua e la struttura furono rimosse per una decisione che antepose le esigenze logistiche alla memoria storica per «consentire il passaggio delle automobili» in una piazza divenuta troppo nevralgica e trafficata. Un’intera generazione di simboli fu così sacrificata sull'altare della nascente modernità e della motorizzazione di massa.

A differenza delle parti metalliche, la basamento massiccio dell'antico monumento sfuggì all'oblio completo e iniziò il suo lungo percorso come testimone itinerante e silenzioso. Dopo anni di giacenza in un magazzino comunale e, per un periodo non meglio conosciuto, collocato nella “Villa Piccola” oggi identificata dalla statua di Padre Pio, fu sottratto all'incuria grazie all'iniziativa del preside Carlo Rango, che lo fece collocare all'ingresso della Scuola Media di Cassano Centro, posta in Via Corrado Alvaro, (attorno al 2000), offrendo così alle nuove generazioni un tangibile, seppur parziale, promemoria storico.

Successivamente, il travaglio del viaggio continuò quando lo stesso edificio scolastico entrò nell’ambito della riqualificazione strutturale con la demolizione. Si rese necessario, ancora una volta, “spostare per proteggere” il basamento storico e l’amministrazione comunale dell’epoca pensò di posizionarlo nell’immediatezza dell’accesso principale del Palazzo di Città. In verità si era anche pensato di porlo all’interno del Palazzo stesso e, realizzando la copia dell’originaria statua del “fante cassanese”, ricostruire, a ricordo “quasi originario”. Diverse vicende, per quanto raccolto, intralciarono però l’intenzione.

Oggi, la sua condizione è di palese e inaccettabile mortificazione, il basamento è esposto senza protezione. A causa dei lavori di ristrutturazione in corso nell'edificio, esso giace dimenticato e confuso tra detriti, calcinacci e materiali edili. Se per alcuni può essere considerato solo un “impiccio” o un blocco di marmo ingombrante, per la cultura locale e per la memoria storica è e resterà un simbolo di un importante valore morale. Certo, non sarà classificabile come un reperto archeologico, eppure questo masso di pietra è un piccolo e significativo segno dei tempi, una traccia inequivocabile che condensa in sé un secolo di storia cassanese.

Una dimenticanza che stride in modo violento e inaccettabile con la volontà espressa nell'epigrafe originaria. È essenziale sottolineare che, se oggi il Palazzo di Città è un cantiere, gestito dalla ditta incaricata, la proprietà del basamento resta saldamente in capo alla città e all'Amministrazione comunale. Ci si augura che, tra una delibera e l’altra, l'Amministrazione o chi la rappresenta in materia di patrimonio e cultura, trovi nell'immediatezza una soluzione degna e provvisoria per sottrarlo all'umiliazione.

Permettere che questo cimelio giaccia tra le macerie ne sminuisce non solo l’importanza storica e culturale, ma potrebbe configurarsi come una profonda mancanza di rispetto verso i caduti, verso l'artista che lo realizzò e verso la storia del popolo cassanese, che quel monumento volle orgogliosamente erigere. Basamento compreso.