Castrolibero e il modello di doposcuola assistito | VIDEO
L’assessore alla Pubblica istruzione Raffaella Ricchio: «Abbiamo deciso di investire su una scuola inclusiva, capace di intercettare i bisogni reali e quotidiani degli studenti»
L’istruzione come presidio civile, come argine silenzioso contro le disuguaglianze, come laboratorio quotidiano di futuro: è attorno a questa idea che si è sviluppata la conversazione con Raffaella Ricchio, assessora alla pubblica istruzione con delega alle pari opportunità del Comune di Castrolibero. Un dialogo fitto, concreto, attraversato da una convinzione chiara: la scuola non è soltanto il luogo dell’apprendimento, ma lo spazio in cui una comunità decide che volto dare a sé stessa.
Nel corso dell’intervista, è emerso con forza come l’amministrazione comunale abbia scelto di investire con decisione su un’idea di istruzione inclusiva, capace di intercettare bisogni reali e quotidiani. In un tempo in cui gli studenti sono spesso sovraccarichi di compiti, verifiche, interrogazioni e aspettative, il Comune ha introdotto e consolidato un servizio di doposcuola assistita che rappresenta molto più di un semplice supporto allo studio.
Grazie a un contributo minimo da parte delle famiglie, è stato possibile attivare un percorso strutturato di accompagnamento pomeridiano, svolto all’interno degli stessi edifici scolastici. Questa scelta non è casuale: mantenere l’attività nei locali della scuola significa preservare una continuità educativa, ma anche offrire un ambiente familiare e sicuro, riconoscibile dai ragazzi. La scuola, così, non si chiude con il suono della campanella: resta viva, abitata, attraversata da un’energia diversa ma complementare.
L’assessora Ricchio ha sottolineato come molti studenti, soprattutto nelle fasce più delicate del percorso formativo, vivano un senso di affanno. Il carico di studio, le difficoltà nell’organizzazione del tempo, le lacune accumulate negli anni precedenti, talvolta anche le fragilità familiari, rischiano di trasformare il momento dei compiti in un’esperienza solitaria e frustrante. Il doposcuola assistito interviene proprio in questo spazio critico: non sostituisce la responsabilità individuale, ma la sostiene; non banalizza l’impegno, ma lo rende sostenibile.
Il valore dell’iniziativa risiede anche nella sua dimensione sociale. In molti contesti, le famiglie non hanno la possibilità economica di ricorrere a lezioni private o a tutor individuali. Il contributo richiesto dal Comune è stato pensato come simbolico, accessibile, calibrato sulle reali possibilità del territorio. In questo modo si è evitato che il servizio diventasse un privilegio per pochi, trasformandolo invece in un’opportunità condivisa.
Ma il punto più significativo emerso durante l’intervista riguarda la prospettiva futura. L’assessora ha espresso con chiarezza l’intenzione di rendere il doposcuola completamente gratuito e fruibile da tutti. Un passaggio decisivo, che sposterebbe il servizio da iniziativa sostenuta anche dalle famiglie a vero e proprio diritto garantito dall’ente pubblico. L’obiettivo è chiaro: eliminare ogni barriera economica, anche minima, e affermare con forza che il sostegno allo studio è parte integrante dell’offerta formativa territoriale.
In questa visione si intrecciano istruzione e pari opportunità. Perché parlare di pari opportunità non significa soltanto intervenire su questioni di genere, ma affrontare le disuguaglianze in senso ampio: economiche, sociali, culturali. Un doposcuola gratuito rappresenterebbe uno strumento concreto per livellare le differenze di partenza, offrendo a ogni studente le stesse possibilità di consolidare competenze, colmare lacune, acquisire metodo.
Il modello di Castrolibero appare, dunque, particolarmente interessante. Non si tratta di un progetto calato dall’alto o di una misura episodica, ma di una politica educativa costruita in dialogo con le scuole, le famiglie, il territorio. L’amministrazione ha saputo leggere un bisogno diffuso e trasformarlo in un servizio stabile, radicato nella quotidianità.
In un’epoca in cui spesso si parla di crisi dell’istruzione in termini generali e astratti, l’esperienza del Comune di Castrolibero dimostra che le risposte possono nascere anche a livello locale, attraverso scelte amministrative mirate e una visione chiara del ruolo pubblico dell’educazione. La scuola, in questo quadro, torna a essere il cuore pulsante della comunità: non solo luogo di trasmissione di saperi, ma spazio di accompagnamento, di cura, di responsabilità condivisa.
Se il progetto di rendere il doposcuola completamente gratuito troverà piena attuazione, Castrolibero potrebbe davvero configurarsi come un modello replicabile altrove. Un esempio di come, con risorse mirate e volontà politica, sia possibile trasformare un servizio accessorio in un pilastro del welfare educativo.
L’intervista con l’assessora Ricchio lascia, in definitiva, un’impressione netta: investire nell’istruzione non è una voce di bilancio come le altre, ma una scelta identitaria. Significa decidere che il futuro di una comunità passa per le aule scolastiche, per il sostegno quotidiano agli studenti, per la costruzione paziente di opportunità reali. E Castrolibero, oggi, sembra aver scelto con convinzione questa strada.