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23/04/2026 ore 06.30
Società

Castrovillari, sudore e fatica: così le detenute si prendono cura del proprio corpo nella palestra del carcere

Inaugurata all’interno della Casa circondariale “Rosetta Sisca” un’area benessere dedicata alla popolazione carceraria femminile. Il direttore Giuseppe Carrà: «Il 99% degli Istituti penitenziari è pensato per gli uomini»

di Emilia Canonaco

Ma da queste profonde ferite usciranno farfalle limpide”. Su una delle pareti della palestra realizzata all’interno della casa circondariale di Castrovillari campeggia il verso di una poesia di Alda Merini: un messaggio potente di resilienza, rinascita e speranza. Deve averlo scelto il direttore Giuseppe Carrà, ostinato com’è a mostrare sempre “il volto umano” del carcere. 

L’area benessere (inaugurata nei giorni scorsi) è frutto della collaborazione tra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il Soroptimist International d’Italia, che promuove i diritti delle donne, l’uguaglianza e l’empowerment femminile. La presidente del club di Cosenza Rosita Paradiso spiega: «La sinergia con il carcere di Castrovillari risale al 2019, con la creazione di una biblioteca dedicata alle detenute. A settembre, partirà un corso per gelataie, grazie al sostegno dell’azienda Fabbri».

La palestra, invece, s’inserisce nell’ambito del progetto nazionale denominato “Donne e Sport”. La presidente Rosita Paradiso continua: «L’obiettivo è quello di curare sia il corpo che la mente, non a caso i colori scelti sono il blu e il giallo, che hanno un forte impatto dal punto di vista psicologico».

Il 99% delle carceri italiane è pensato per la popolazione maschile: da qui, la necessità (meglio l’urgenza) di migliorare l’ambiente detentivo femminile. Il direttore della Casa circondariale di Castrovillari Giuseppe Carrà non potrebbe essere più chiaro: «Oltre alla libertà personale, le detenute rischiano di perdere anche la dignità di donne. Ogni detenuto ha il proprio vissuto, le proprie speranze e le proprie esigenze. Significa - questo il monito del direttore Giuseppe Carrà - che è l’esecuzione della pena a doversi adattare alla persona, e non il contrario».

Inevitabile un riferimento al sovraffollamento, un fenomeno che, secondo il direttore Giuseppe Carrà, deve essere affrontato e risolto partendo da un presupposto: «Il 30% della popolazione carceraria è costituito da detenuti psichiatrici che dovrebbero trovarsi altrove. Emblematico il caso di un detenuto che è rimasto nella Casa circondariale di Castrovillari oltre un anno e mezzo, soltanto perché in REMS (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, ndr) non c’era posto. Il 20% invece è rappresentato da stranieri ai quali è ascrivibile la maggior parte dei danneggiamenti che si verificano all’interno delle Case di reclusione».