✕
Sezioni
09/10/2026 ore 06.30
Società

Dall’eroina alla chetamina: 40 anni di tossicodipendenza visti con gli occhi del Centro di Solidarietà Il Delfino | VIDEO

La struttura fu fondata a Cosenza dall’allora vescovo Trabalzini nel 1986, anno in cui la “polvere bianca” iniziò a dilagare drammaticamente in Italia, insieme al diffondersi dell’Aids. L’importante anniversario celebrato al Palacultura di Rende, alla presenza del cardinale Domenico Battaglia: «Gli sbagli fanno parte della nostra natura»

di Emilia Canonaco
L'anniversario per i quarant'anni del Centro di Solidarietà Il Delfino al palacultura di rende

"Se un delfino è ferito o esausto, gli altri componenti del gruppo lo aiutano a risalire verso la superficie dell’acqua per permettergli di respirare”. Quando quarant’anni fa si trattò di dover scegliere il nome più appropriato per il neonato Centro di Solidarietà rivolto ai tossicodipendenti, il pensiero andò subito al comportamento di questo esemplare di mammifero marino, apprezzato per la sua empatia e il suo altruismo.

Nel tempo, però, un’altra immagine si è affiancata a quella del delfino: una porta lasciata aperta, a simboleggiare l’accoglienza offerta ai tossicodipendenti e alle loro famiglie, venuti a chiedere una mano d’aiuto, per riuscire a rimanere a galla, e non sprofondare nell’abisso della droga che annienta tutto.

La vita fa strani giri. Lo sa bene Vincenzo De Luca, oggi come ieri, presidente del Centro di Solidarietà Il Delfino. Nel 1986, il portoncino era quello di un piccolo appartamento situato in via Trento, e lui era da poco diventato prete. Oggi - dismesso l’abito da sacerdote, ma non la volontà di aiutare il prossimo - la porta è quella della grande struttura di Castiglione Cosentino.

«Oltre quella porta c’è più luce che oscurità, ed è questa luce che ci permette di camminare ed andare avanti». È sorridente Vincenzo De Luca, mentre dà il benvenuto agli ospiti che cominciano ad arrivare alla spicciolata al Palacultura di Rende, scelto per celebrare l’anniversario dei quarant’anni di impegno al fianco dei tossicodipendenti. La domanda è secca: c’è ancora bisogno de Il Delfino? Il presidente Vincenzo De Luca risponde deciso: «Purtroppo sì, e oggi siamo qui a celebrare il passato, ma con lo sguardo rivolto verso il futuro. L’uomo, di per sé, ha sempre necessità di avere qualcuno vicino».

Si avvicina il sindaco di Castiglione Cosentino Salvatore Magarò, orgoglioso di aver accolto quarant’anni fa Il Delfino nel proprio territorio: «Nel 1986 ero un giovane sindaco. Quando si sparse la voce che stava per aprire un Centro per tossicodipendenti, ebbi tutto il paese contro. La gente aveva paura che quella struttura avrebbe portato spaccio di droga e criminalità. Erano altri tempi, dilagava l’eroina e si cominciava a parlare di AIDS. Decisi di invitare l’allora vescovo di Cosenza Trabalzini (a lui si deve l’intuizione di dare vita a Il Delfino, ndr), che arrivò a Castiglione insieme con il prefetto. Quell’incontro pubblico servì, in parte, a tranquillizzare gli animi. Orami, gli ospiti del centro sono integrati con gli abitanti del posto, e giocano a calcio con i giovani della frazione Capitano. Per non parlare del fatto che la struttura dà lavoro a tanti ragazzi e ragazze. Se qualcuno mi chiedesse qual è la cosa più bella che c’è nel mio comune, io risponderei senza esitazione che si tratta de Il Delfino», ammette il sindaco Salvatore Magarò.

La platea del Palacultura fa presto a riempirsi: ci sono rappresentanti delle forze dell’ordine, amministratori, associazioni di volontariato, e studenti del corso di laurea in Psicologia che, da tempo, collabora con Il Delfino. Le scalinate rimangono al buio e i fari illuminano il palco, dove sono seduti i relatori. L’assessore regionale al Welfare con delega alle tossicodipendenze Pasqualina Straface apre la serie degli interventi: «Il Delfino rappresenta un riferimento importante per la Calabria. Avete aiutato le persone ad apprezzare la vita e e a riprendersi la propria dignità». L’assessore rimarca il lavoro svolto dalla Regione: «Grazie ai fondi del ministero, siamo riusciti a realizzare una campagna di educazione contro le droghe che ha raggiunto più di 15mila studenti. Abbiamo inoltre predisposto un Piano triennale, che prevede lo stanziamento di otto milioni di euro destinati al potenziamento del personale dei SerD e a progetti contro il gioco d’azzardo. Vogliamo investire nell’inserimento lavorativo dei tossicodipendenti, perché soltanto così potranno sentirsi parte attiva della società».

Sintetico ma efficace l’intervento del prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano: «Ho avuto modo di apprezzare la professionalità e la dedizione degli operatori de Il Delfino, che gestisce un Caf della Prefettura. Accoglienza - ha evidenziato la rappresentante territoriale del Governo – non significa soltanto mettere a disposizione un letto e un pasto caldo, ma stare al fianco delle persone assistite».

La parola è poi passata alla professoressa Angela Costabile, ordinaria di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione dell'Unical: «Quando una persona entra in contatto con la droga, smarrisce la propria identità. È un vero e proprio effetto domino, si perde il contatto con la realtà e si assiste ad un progressivo deterioramento del proprio stile di vita. La fase più a rischio è quella compresa tra i 14 e i 19 anni di età. Quando parliamo di dipendenze, non dobbiamo riferirci soltanto alle droghe, ma anche al gioco e alle relazioni affettive. Il circuito mentale che attivano è sempre lo stesso, prima la ricerca di gratificazione e poi la crisi di astinenza».

Molto atteso, e apprezzato, l’intervento del dottor Roberto Calabria, responsabile del SerD dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, che da circa ventisette anni collabora con il Centro di Solidarietà Il Delfino: «Sono a capo di un’equipe composta da ventidue professionisti. Al SerD gli utenti accedono gratuitamente, non serve neanche l’impegnativa del medico di base». Il dottor Calabria sottolinea come sia fondamentale non abbassare mai la guardia: «Purtroppo i giovani scoprono la droga sempre più presto, si inizia già a 12 anni, abbinando la cocaina all’alcol. Lo scorso mese di settembre in città una ventina di persone sono risultate positive alla chetamina, un anestetico per animali, che ha effetti psichedelici e danneggia gravemente il cervello. È importante fare prevenzione nelle scuole, e sono felice di annunciare che sta per partire la nuova campagna sociale del SerD, chiamata “Io scelgo di esistere”. Abbiamo inoltre avviato un’attività di screening nelle carceri della provincia di Cosenza, per verificare lo stato di salute dei detenuti».

A festeggiare il quarantesimo anniversario del Centro di Solidarietà Il Delfino anche l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, monsignor Giovanni Checchinato: «Spesso negli spazi riempiti dal volontariato, si registra l’assenza delle istituzioni», riflette con un pizzico di amarezza il presule.

La conclusioni sono affidate al cardinale Domenico Battaglia, vescovo di Napoli, originario di Satriano, in provincia di Catanzaro, che dal 1992 al 2016 ha guidato il “Centro calabrese di solidarietà”, comunità dedita al trattamento e al recupero delle persone affette da tossicodipendenze: «Quando una persona non si sente amata e accolta, scappa sempre. I nostri ragazzi hanno bisogno di fidarsi, e di avere al proprio fianco compagni di viaggio credibili. I tossicodipendenti non sono la parte malata della città, ma parte di una città che è malata». Don Mimmo, come il cardinale Battaglia preferisce essere chiamato, confessa che La Cura di Battiato è la sua canzone “del cuore”, specialmente la frase “i fallimenti che per tua natura attirerai”: «Gli sbagli - questo il messaggio finale che il cardinale consegna al pubblico del Palacultura di Rende - fanno parte della nostra natura, e per questo i ragazzi tossicodipendenti hanno bisogno prima di tutto di essere accolti».