Sezioni
01/01/2026 ore 10.00
Societa

Cinque cose che Cosenza non fa e cinque cose che fa a meraviglia

Un ritratto a doppia faccia della città all’alba dell’anno nuovo: le mancanze strutturali e le risorse invisibili che tengono insieme Cosenza, tra memoria, relazioni e resistenza quotidiana.

di Redazione
Rinaldo Panucci Fotografo Professionista. Tutti i Diritti riservati.

Cosenza è una città che parla molto del proprio futuro, ma che continua a misurarsi con un presente incompiuto. Nei racconti, nelle discussioni, nelle memorie condivise, emerge una consapevolezza diffusa: non tutto ciò che manca è colpa del destino, e non tutto ciò che viene annunciato diventa realtà. Ci sono promesse che, col tempo, andrebbero almeno sospese. Per onestà. Per rispetto della città stessa.

1. Non cura il tempo lungo

Cosenza vive spesso di istanti: inaugurazioni, annunci, momenti simbolici. Ma fatica a prendersi cura del tempo lungo, quello che richiede manutenzione, continuità, pazienza. I progetti partono, raramente vengono accompagnati. Le visioni cambiano a ogni stagione politica. Così il futuro resta sempre evocato, mai abitato davvero.

1. Ma tiene viva la memoria

Cosenza conserva il passato non solo nei monumenti, ma nelle persone. La memoria circola ancora: nei racconti, nelle fotografie custodite, nei nomi delle strade pronunciati con affetto. Non è una memoria imbalsamata, ma una pratica quotidiana. Ricordare, qui, è un atto spontaneo, non istituzionale. E questo tiene insieme le generazioni.

2. Non protegge fino in fondo il suo centro storico

Il centro storico è raccontato come anima della città, ma trattato spesso come periferia del pensiero. Non mancano le parole, mancano le azioni costanti. Promesse di rilancio, piani, annunci si susseguono, mentre la vita quotidiana continua a rarefarsi. La verità è che il centro storico non ha bisogno di slogan, ma di presenza, servizi, residenza, cura ordinaria.

2. Ma produce relazioni

È una città che funziona per legami più che per sistemi. Le reti informali, le conoscenze, le relazioni personali compensano spesso ciò che manca a livello strutturale. Non è sempre efficiente, ma è umano. In questa trama di rapporti, chi arriva non resta mai davvero solo.

3. Non ascolta davvero la memoria

Cosenza ha una memoria ricchissima, fatta di luoghi, voci, abitudini. Ma troppo spesso questa memoria viene celebrata senza essere interrogata. Ricordare non basta se non incide sulle scelte. La città promette di valorizzare il passato, ma raramente lo usa come criterio per decidere il presente. Così la memoria rischia di diventare decorazione, non bussola.

3. Ma genera cultura dal basso

Cosenza continua a produrre cultura anche quando non sembra avere le condizioni ideali per farlo. Associazioni, singoli, gruppi informali costruiscono iniziative, eventi, occasioni di confronto. Senza clamore, senza grandi risorse, ma con costanza. È una cultura che nasce dal bisogno di esprimersi, non dalla necessità di apparire.

4. Non costruisce partecipazione reale

La partecipazione viene evocata, raramente praticata fino in fondo. Incontri, tavoli, consultazioni esistono, ma spesso non modificano le decisioni. I cittadini parlano, propongono, discutono, ma la distanza tra ascolto e azione resta ampia. Continuare a promettere coinvolgimento senza restituire esiti concreti logora il legame di fiducia.

4. Ma resiste

Resiste il centro storico, resistono alcune abitudini, resistono le persone che scelgono di restare. Cosenza non è una città che corre, ma è una città che non si dissolve. La sua forza è questa capacità silenziosa di non cedere del tutto, anche nei momenti più difficili.

5. Non accetta i propri limiti

Cosenza ama raccontarsi come città culturale, laboratorio, capitale morale. Ma fatica a riconoscere i propri limiti strutturali. E senza riconoscerli non può superarli. Promettere eccellenza quando mancano normalità funzionanti – servizi, spazi vivi, continuità amministrativa – genera frustrazione più che entusiasmo.

5. Ma sa fermarsi

In un tempo che spinge all’accelerazione continua, Cosenza conserva una certa lentezza. Non sempre è un difetto. È anche capacità di osservare, di aspettare, di non consumare tutto subito. È una città che concede spazio al tempo, e questo la rende diversa.