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18/02/2026 ore 06.30
Società

Cinque studenti palestinesi iscritti all’Unical bloccati a Gaza. Rischiano di perdere l’anno

Trentotto vincitori del programma IUPALS non riescono a lasciare la Striscia per presunti cavilli burocratici legati ai visti; cinque di loro sono stati già ammessi nell’ateneo calabrese, ma la scadenza del 28 febbraio è vicina. L’appello al rettore Greco

di Alessia Principe

Tutto era già pronto per le immatricolazioni, gli alloggi, l’accoglienza. L’Unical attendeva soltanto il loro arrivo. Ma quel giorno non è mai arrivato. I 38 studenti palestinesi, vincitori del programma IUPALS – Italian Universities for Palestinian Students, promosso dalla CRUI insieme al Ministero degli Esteri e al Ministero dell’Università, sono ancora bloccati a Gaza e adesso rischiano di perdere le borse di studio e un anno di università.
 

Cinque di loro sono attesi all’Università della Calabria, che resta in attesa dell’evolversi degli eventi.

Il termine ultimo per iniziare il percorso universitario all’estero è fissato al 28 febbraio e il tempo corre. Per lasciare Gaza e varcare il confine sono necessarie stringenti autorizzazioni israeliane per il valico di Erez o egiziane per Rafah, permessi di transito, nulla osta diplomatici. Cavilli burocratici legati al rilascio dei visti e alla redazione delle “liste” degli studenti stanno rallentando l’iter di trasferimento, mettendo a rischio la partenza.

Alcuni atenei europei avrebbero ottenuto un via libera parziale, ma per l’Italia qualcosa si è inceppato. All’Unical, come negli altri atenei coinvolti, i nomi degli studenti palestinesi risultano formalmente ammessi, ma i banchi restano ancora vuoti.

«Che fine hanno fatto i cinque studenti palestinesi che l’Università della Calabria avrebbe dovuto accogliere mesi fa?». A rilanciare la questione è Anastasia Bianco, esponente del collettivo Aula Studio Liberata e del Coordinamento Cosenza e Unical per la Palestina. Secondo gli attivisti, nonostante l’assegnazione formale delle borse e l’invio dei nominativi alle autorità competenti, i vincitori restano intrappolati nella Striscia, in quello che definiscono un «rimpallo di responsabilità burocratiche».

«Mentre altri Paesi europei hanno già evacuato i propri borsisti, l’Italia resta immobile», afferma Bianco, parlando di «totale subalternità a Israele e agli Stati Uniti» e accusando il Governo di dare priorità «agli accordi economici e di ricerca» rispetto alla «salvaguardia delle vite umane». La vicenda, aggiunge il Coordinamento, rappresenterebbe «l’ennesima prova di una complicità strutturale nel massacro in corso».

Gli attivisti contestano anche la narrazione di una «tregua», sostenendo che sul campo proseguirebbe quello che definiscono «un vero e proprio genocidio», nell’«indifferenza delle istituzioni».

Da qui l’appello ai vertici dell’Ateneo di Arcavacata: «Chiediamo al Rettore Gianluigi Greco di fare pressione sul Ministero degli Esteri per sbloccare le liste e consentire ai nostri colleghi di raggiungere l’università al più presto. Non possiamo restare in silenzio mentre il diritto allo studio e alla vita viene calpestato».

Il Coordinamento invita infine la cittadinanza all’iniziativa pubblica «Contro guerra e riarmo – Per la nostra terra», in programma domenica 22 febbraio alle ore 17:00, presso La Base a Cosenza, in via Macallè 17. «Parleremo del destino dei nostri colleghi palestinesi – si legge nella nota – ma anche di come il riarmo stia sottraendo risorse ai nostri territori e al nostro futuro».