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20/12/2025 ore 08.21
Società

Cipressi abbattuti davanti alla chiesa di Arcavacata, la Parrocchia: «Rischio grave e iter durato due anni»

Dopo le polemiche, la ricostruzione ufficiale: perizie, nulla osta e pareri tecnici alla base del taglio degli alberi

di Redazione

Dopo le polemiche esplose sui social e sulla stampa per l’abbattimento di tre cipressi storici in via della Chiesa, ad Arcavacata di Rende, la Parrocchia di Santa Maria della Consolazione interviene con una ricostruzione dettagliata dei fatti, rivendicando la piena legittimità dell’intervento e il rispetto di tutte le normative civili ed ecclesiastiche.

Abbattuti due cipressi secolari dietro la chiesa di Arcavacata: esplode la protesta dei cittadini

L’abbattimento, avvenuto il 13 dicembre 2025, sarebbe l’atto finale di un iter tecnico e amministrativo complesso, durato oltre due anni e avviato a seguito della chiusura per inagibilità della chiesa disposta dai Vigili del Fuoco il 17 novembre 2023. In quell’occasione, proprio i VVF avevano richiesto una Valutazione di Stabilità degli Alberi (VTA) per i due cipressi adiacenti alla torre campanaria e per quello collocato sul lato sud-est dell’edificio.

La perizia, eseguita il 15 dicembre 2023 da un tecnico iscritto all’albo dei dottori agronomi e forestali, aveva classificato gli alberi in classe di rischio D, definendoli “assolutamente instabili” e indicando l’abbattimento immediato come unica soluzione possibile per la tutela della pubblica incolumità. Secondo la relazione, i cipressi non risultavano né monumentali né censiti come alberi di pregio, pur conservando un valore affettivo per la comunità.

Le operazioni vennero inizialmente sospese a seguito di una richiesta di approfondimento avanzata da alcune associazioni ambientaliste, che invocavano ulteriori verifiche. Tuttavia – sottolinea la Parrocchia – nessuna nuova indagine alternativa sarebbe stata mai prodotta, nonostante il tempo trascorso.

Nel frattempo, ulteriori sopralluoghi dei Vigili del Fuoco e successive valutazioni tecniche avrebbero confermato l’impossibilità di interventi mitigativi, come potature o riduzioni delle chiome, a causa della grave instabilità strutturale delle piante. Nel 2025, divenuto pieno proprietario dell’area, il parroco don Mario Ciardullo ha disposto una seconda analisi strumentale, con tomografia sonica, che ha ribadito il rischio elevato di collasso.

La documentazione tecnica è stata quindi trasmessa alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, che il 1° ottobre 2025 ha espresso parere favorevole all’abbattimento, evidenziando il pericolo anche per la chiesa, edificio ricadente in area tutelata. Il Comune di Rende ha rilasciato il nulla osta il 10 dicembre 2025, seguito dall’ordinanza di chiusura della strada per consentire i lavori in sicurezza.

L’intervento è stato eseguito da una ditta specializzata e regolarmente autorizzata, con un costo complessivo di 5.065 euro, comprensivo di abbattimento, smaltimento e messa in sicurezza dell’area. Come previsto dalle prescrizioni tecniche, è stata effettuata anche una piantumazione compensativa con un albero a foglia larga (leccio).

La Parrocchia respinge infine ogni accusa di arbitrarietà, ribadendo che l’operazione è stata condotta esclusivamente per ragioni di sicurezza, con comunicazioni preventive agli enti competenti e alla comunità parrocchiale. «Tutte le attività – si legge nella nota – sono state svolte nel pieno rispetto delle leggi dello Stato e della Chiesa, per tutelare persone, cose e luoghi di culto».

La replica del Comitato Spontaneo “Pro Apertura Chiesa” Arcavacata

«In relazione al comunicato diffuso dal parroco don Mario Ciardullo della comunità di Arcavacata in merito all’abbattimento dei due cipressi storici adiacenti alla chiesa, si ritiene opportuno formulare alcune precisazioni, esclusivamente a tutela della correttezza dell’informazione e nel rispetto delle istituzioni coinvolte.

In primo luogo, va chiarito che la presente replica non intende mettere in discussione l’esistenza di un iter amministrativo, né negare che siano stati acquisiti pareri tecnici e atti formali da parte dei soggetti competenti.

È pacifico che siano state redatte relazioni specialistiche, che sia stato richiesto e ottenuto un nulla osta della Soprintendenza e che il Comune abbia adottato i conseguenti provvedimenti autorizzativi.

Tuttavia, la legittimità formale di un procedimento non esaurisce il tema della sua correttezza sostanziale, soprattutto quando l’oggetto dell’intervento riguarda beni dotati di rilevante valore storico, paesaggistico e identitario per una comunità locale.

Sulla natura degli alberi abbattuti Nel comunicato si afferma che i cipressi non sarebbero da considerarsi alberi monumentali in quanto non censiti negli elenchi ufficiali. Tale affermazione richiede una precisazione: la normativa vigente (legge 14 gennaio 2013, n. 10; decreto ministeriale 23 ottobre 2014; Linee guida ministeriali 2020) attribuisce all’iscrizione negli elenchi natura dichiarativa e non costitutiva.

Ciò significa che un albero può possedere caratteristiche di monumentalità anche in assenza di formale iscrizione, qualora ricorrano requisiti oggettivi quali vetustà, valore storico-culturale, contesto monumentale o religioso e funzione identitaria per la collettività. In presenza di tali indizi qualificati, l’ordinamento richiede un approccio istruttorio particolarmente prudente e approfondito. Sul tema della sicurezza e del rischio La sicurezza pubblica costituisce certamente un interesse primario e non negoziabile. Tuttavia, proprio per la sua centralità, essa deve essere fondata su valutazioni tecniche rigorose, proporzionate e verificabili, nonché su un confronto effettivo tra le diverse opzioni disponibili.

Nel caso di specie, la documentazione tecnica – come risulta dagli stessi atti – indicava una situazione di rischio che, pur meritevole di attenzione, veniva qualificata come non necessariamente tale da imporre un abbattimento immediato e indifferibile. Inoltre, durante le operazioni di taglio non sarebbero emerse, in modo evidente, le condizioni di degrado strutturale descritte nelle relazioni peritali, circostanza che legittimamente solleva interrogativi sulla coerenza tra diagnosi tecnica e riscontro materiale.

Tali elementi non costituiscono accuse, ma questioni oggettive che avrebbero potuto giustificare ulteriori approfondimenti o verifiche in contraddittorio, in linea con i principi di precauzione e di buona amministrazione. Sul procedimento e sulle alternative possibili La disciplina sugli alberi di pregio e monumentali, così come le linee guida tecnico-scientifiche in materia di gestione del rischio arboreo, affermano in modo costante che l’abbattimento rappresenta l’extrema ratio, da adottare solo dopo aver escluso, con motivazione puntuale, ogni soluzione alternativa ragionevolmente praticabile.

Nel dibattito pubblico emerso a seguito dell’abbattimento, è stato più volte segnalato che sarebbe stato opportuno valutare ulteriori opzioni conservative, nonché consentire una controperizia indipendente, soprattutto alla luce del valore simbolico e storico dei cipressi e del loro ruolo nel paesaggio e nell’ecosistema locale, inclusi i benefici ecosistemici che in questi lunghi anni le due vetuste piante hanno fornito.

Considerazioni conclusive Alla luce di quanto sopra, la questione non può essere ridotta a una contrapposizione tra chi “ha seguito le procedure” e chi “contesta le decisioni”. Il punto centrale riguarda la qualità dell’istruttoria, la completezza delle valutazioni e l’effettiva ponderazione degli interessi in gioco. In presenza di alberi inseriti in un contesto religioso e storico di particolare rilievo, l’ordinamento giuridico non richiede soltanto il rispetto formale delle competenze, ma anche un esercizio responsabile e trasparente del potere decisionale, capace di tenere insieme sicurezza, tutela del paesaggio e rispetto della memoria collettiva.

Oltremodo non è da sottacere che nel caso de quo le parti in causa sono la parrocchia e parte dei suoi parrocchiani, senza dubbio, il rapporto tra queste, deve basarsi sull’ascolto, il confronto e l’accoglienza non interrompendo il dialogo con alcuno. Solo un confronto aperto, sincero e rigoroso poteva restituire serenità alla comunità e rafforzare la fiducia dei cittadini nonché dei parrocchiani nella chiesa e nelle istituzioni chiamate a tutelare i sentimenti e il patrimonio comune.

Tuttavia, anche dinanzi all’evidenza, riscontrata durante il taglio, ci si aspettava un mea culpa, perché errare umanum est, e conseguentemente “accogliere”. E’ sotto gli occhi di tutti la presa di posizioni che ancor più “allontanano” continuando a mancare quel confronto aperto richiesto al parroco don Mario Ciardullo con lettera(*) sottoscritta da circa 550 cittadini di Arcavacata in data 31 luglio 2025, rimasta incomprensibilmente e manchevolmente senza risposta e senza riscontro sono rimaste anche tutte le richieste di chiarimento a seguire che avremmo voluto rivolgergli, tra le quali la chiusura prolungata della chiesa e il taglio dei cipressi senza una causa scatenante documentata».