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14/03/2024 ore 12.48
Società

Corigliano Rossano, il cacciatore di nazisti: un monologo che lascia senza fiato

Remo Girone e la potente interpretazione di Simon Wiesenthal: una serata di riflessione sull'Olocausto e la coscienza umana al cinema teatro Metropol
di Matteo Lauria

Serata da brividi per i macabri racconti delle torture nei campi di concentramento e per la coscienza sopita delle SS in nome di una purezza della razza, argomento che ancora oggi inquieta e spaventa Un appuntamento di riflessione sulla condizione umana è stato quello di ieri che si è tenuto al Cinema Teatro Metropol di Corigliano Rossano, in cui Remo Girone ha interpretato Simon Wiesenthal in uno spettacolo scritto e diretto da Giorgio Gallione.

“Il cacciatore di nazisti” racconta la storia di Simon Wiesenthal che, sopravvissuto a cinque diversi campi di sterminio, dedica il resto della sua esistenza a dare la caccia ai responsabili dell’Olocausto e a consegnare alla giustizia i più crudeli criminali di guerra della storia umana. Interpretazione magistrale di Remo Girone, che nel suo monologo dal ritmo incalzante, a tratti senza fiato, ha trasmesso agli spettatori in platea l’ansia della ricerca, affannosa e instancabile, di un uomo che, alla fine dei suoi giorni, sa di aver messo il massimo di sé stesso per vendicare i 6 milioni di ebrei uccisi dai nazisti.

Ancor prima della fine della guerra, le SS si erano organizzate in una rete specializzata che prese il nome di Odessa grazie alla quale gerarchi e criminali nazisti riuscirono a raggiungere l’America Latina e fuggire in tempo prima della cattura. Ecco perché molti di essi furono catturati negli anni a seguire o non trovati immediatamente alla fine della guerra.

Con il suo lavoro di investigazione, Wiesenthal è riuscito a consegnare alla giustizia circa 1.100 criminali nazisti, tra cui Karl Silberbauer, il sottoufficiale della Gestapo responsabile dell’arresto di Anna Frank, Franz Stangl, comandante dei campi di Treblinka e Sobibor (ogni parente degli uccisi ha ottenuto 18 secondi di carcere dai 6 mesi totale in cui è stato in carcere prima di morire) e Adolf Eichmann, l’uomo che pianificò quella che Hitler amava definire “la soluzione finale”.

Pubblico silenzioso e attento ha seguito il flusso di coscienza rimanendo a tratti senza respiro prima di lasciarsi andare a espressioni di disgusto o smottamenti sulla poltrona ai racconti macabri e inquietanti di Simon Wiesenthal sul palco, che girava da una parte all’altra del suo studio al Centro di documentazione ebraica da lui fondato leggendo accorato e disperato spezzoni del materiale da lui raccolto: la storia della cattura di Anna Frank – con il suo diario che precipita sul palco in un tonfo che fa sussultare tuti -; il diario della piccola Sarah, che è diventato un riferimento dell’occupazione tedesca in Lituania; le missive che le SS inviavano dal campo alle proprie mogli, nelle quali descrivevano le malvagità che venivano praticate a uomini e bambini mentre al termine dello scritto lo stesso uomo si preoccupava dello stato di salute del proprio figlioletto dimostrando affezione e dispiacere.

Un interrogativo che ora oggi sconvolge e affligge chi studia quel periodo storico… come hanno fatto questi uomini a far tacere la propria coscienza. Come è stato possibile che siano stati messi sotto chiave i loro sentimenti di pietà e misericordia nei confronti delle sofferenze dell’altro? Risposte ancora non sempre chiare. Come quella che riguarda la motivazione alla base dell’odio di Hitler nei confronti degli ebrei. Non è chiaro se fosse stato contagiato di sifilide da una ragazza ebrea o bocciato all’istituto d’arte da una commissione di professori ebrei.

Fatto sta che il suo disprezzo è diventato quello dell’intera Germania in un momento storico di debolezza e incertezza per l’Europa. Lo spettacolo di Remo Girone che sta portando nei teatri di tutta Italia dalla Giornata della Memoria è più che mai necessario e indispensabile. «Non dimenticate!» è questa l’ammonizione con cui Wiesenthal lascia questo mondo. A noi il compito di fare di questo messaggio una bandiera, ai capi di governo che decidono del nostro destino un invito a riflettere sulle conseguenze delle loro decisioni e sul ruolo della guerra che, oggi più mai, assume un valore di distruzione senza senso. Ridare centralità alla vita umana è il primo obiettivo di ogni popolo, senza esclusione di generi, razza o nazionalità. Non dobbiamo dimenticarlo.