Sezioni
03/05/2026 ore 11.49
Società

Gioventù Nazionale attacca: «Cosenza lascia morire i BoCs Art e le periferie»

Il movimento denuncia abbandono e incuria nelle aree periferiche e accusa l’amministrazione di trascurare le eccellenze esistenti mentre il dibattito politico si concentra sul nuovo hub ospedaliero

di Redazione

Cosenza torna a fare i conti con il tema del degrado urbano, soprattutto nelle aree periferiche, e a rilanciare la discussione sul destino di uno dei progetti culturali più identificativi dell’ultimo decennio cittadino: i BoCs Art. A sollevare il caso è Gioventù Nazionale Cosenza, che in una nota punta il dito contro l’amministrazione comunale, accusata di avere progressivamente trascurato zone che un tempo venivano indicate come simboli di rinascita urbana e culturale.

Nel documento diffuso dal movimento giovanile, la critica si concentra su una presunta sproporzione tra l’attenzione politica riservata ai grandi progetti futuri e quella dedicata alla manutenzione e alla tutela di ciò che la città possiede già. In particolare, Gioventù Nazionale contesta che il dibattito pubblico e amministrativo si concentri «in modo incessante, per sol campanilismi sul progetto, ormai già avviato, del nuovo HUB ospedaliero a Rende», mentre all’interno del territorio comunale continuerebbero a deteriorarsi esperienze che avevano contribuito a dare a Cosenza un profilo culturale riconoscibile.

Il caso più emblematico, secondo il movimento, è proprio quello dei BoCs Art, definiti «uno dei progetti più significativi per la promozione culturale e artistica di Cosenza». Nato nel 2015, il progetto viene ricordato come una delle iniziative che avevano consentito alla città di affacciarsi su una dimensione nazionale e internazionale, portando sul territorio 350 artisti e lasciando in eredità oltre 500 opere. Un patrimonio che, nella lettura di Gioventù Nazionale, oggi rischia però di essere disperso.

La denuncia si fa particolarmente dura sullo stato attuale delle strutture. Secondo quanto si legge nella nota, le 27 unità ecosostenibili dei BoCs Art risulterebbero oggi degradate e inagibili, dopo anni segnati da vandalismi, occupazioni abusive e danneggiamenti. La scelta di installare la videosorveglianza viene letta dal movimento come una risposta tardiva, arrivata solo dopo un lungo periodo di inattività e di progressivo abbandono. Il quadro descritto è quello di spazi colpiti da atti vandalici, con impianti elettrici sventrati e strutture ormai private della loro funzione originaria.

Anche il BoCs Art Museum finisce al centro delle critiche. Secondo Gioventù Nazionale, quello che avrebbe dovuto continuare a rappresentare un centro vivo di produzione culturale si sarebbe invece trasformato in «un archivio statico, privato della sua funzione di centro di produzione». Una definizione che, oltre a sottolineare il presunto impoverimento dell’esperienza, esprime il timore di una progressiva musealizzazione passiva di un progetto nato invece per essere dinamico, partecipato e aperto al confronto artistico contemporaneo.

La nota allarga poi il ragionamento dal singolo caso alla visione generale della città. Per il movimento, il punto non riguarda soltanto il destino dei BoCs Art, ma il modo in cui Cosenza starebbe perdendo pezzi della propria identità, lasciando deteriorare luoghi e progetti che avevano contribuito a rafforzarne il ruolo culturale. Da qui l’accusa politica più ampia, riassunta in una frase che sintetizza il senso dell’intervento: «Ne deriva, con amarezza, un campanilismo difensivo rivolto solo verso i confini territoriali, mentre all’interno di questi le eccellenze che hanno reso grande Cosenza si lasciano morire».