Cosenza, il bar nella scuola Lucrezia della Valle diventa un caso. I gestori: «Siamo senza lavoro e non sappiamo perché»
Diciotto metri quadrati diventano il centro di uno scontro durato anni tra la dirigente scolastica Rossana Perri e i due storici gestori del punto di ristoro. Dopo ricorsi, autorizzazioni e divieti, il Tar dà ragione alla scuola, ma gli studenti scendono in piazza per chiedere la riapertura
Qualche anno fa fu lo scotch appiccicato da una vicepreside sui jeans strappati di un’alunna a fare rumore intorno al Lucrezia della Valle di Cosenza. Oggi sono diciotto metri quadrati ad aver regalato, ancora una volta, una infuocata ribalta mediatica alla scuola cosentina di piazza Amendola.
Al centro della spinosa vicenda non c’è uno strappo di troppo su una tasca, ma uno ben più profondo tra la dirigente scolastica e Franco Vaccaro e Francesco Tropea, i due esercenti del piccolo punto di ristoro che esiste dal 1996 all’interno della scuola. O almeno esisteva.
Fino al 2010 a decidere le sorti dei bar interni agli istituti scolastici – ne esistono più di cinquanta disseminati nelle scuole della provincia cosentina – era il Comune. Dopo il riordino delle competenze subentrò la Provincia, che prevedeva comunque il nullaosta della dirigenza scolastica per avviare l’attività.
Nullaosta che, dopo il Covid, al Della Valle non è più arrivato.
Dialogo stroncato sul nascere
La dirigente, Rossana Perri, subentrata tra il 2020 e il 2021 a Gianfranco Maletta, di quel bar non ne volle sapere fin dal suo insediamento. Diede ordine così ai due gestori di sgomberare al più presto, perché intendeva restituire quello spazio alle attività prettamente scolastiche. Parliamo di circa 18 metri quadrati, una piccola aula in verità, ma per la dirigente il bar lì non ci doveva più stare.
Gli esercenti, sulle prime, cercarono un dialogo per risolvere la questione in modo amichevole, tentativo stroncato quasi subito con una Pec in cui la dirigente liquidava la vicenda come collaterale rispetto ad altre, ben più importanti, esigenze di riorganizzazione scolastica. Fine della discussione insomma.
Inutile, a quanto raccontano gli esercenti, anche i tentativi di dialogo con il vicepreside, Giuseppe La Valle, che avrebbe fatto spallucce e chiesto di restare fuori dalla vicenda. Eppure quel bar, per quanto piccolo, offriva un servizio utile a molti studenti che erano costretti a restare a scuola anche nelle ore pomeridiane, ma neanche questo ha spinto la dirigente Perri a tornare sui suoi passi.
La mossa della Provincia
Quando si alzano barricate così alte diventa molto difficile comunicare. La Provincia, guidata allora da Rosaria Succurro, tentò a quel punto di scavalcarle, forse per permettere ai gestori di rosicchiare tempo e guadagnare nel frattempo qualcosa. Forzando un po’ la mano, l’ente rilasciò l’autorizzazione necessaria a far ripartire il bar.
La dirigente – secondo quanto riferito dai due gestori – costretta ad accettare la decisione, cercò di limitare al massimo le attività del punto di ristoro, regolamentando in modo stringente gli orari di apertura (ad esempio posticipandoli di mezz’ora rispetto all’ingresso degli studenti in classe), vietando di gettare la spazzatura nei cassonetti anche fuori dalla scuola e interdicendo perfino l’accesso ai servizi igienici. «Non potevamo neanche camminare nei corridoi», raccontano a Cosenza Channel.
Telefoni della scuola inattivi o irraggiungibili
Due anni dopo quella decisione della Provincia, il Tar ha ribaltato la situazione stabilendo che il bar deve essere chiuso senza l’autorizzazione della dirigente.
Resta poi un altro dato: riuscire a parlare con la scuola sembra, al momento, un’impresa. Abbiamo inviato una mail senza ricevere risposta e chiamato per ore tutti e cinque i numeri interni pubblicati dall’istituto: tre risultano disattivi o staccati, come quello della vicepresidenza, gli altri squillano a vuoto. Un problema non secondario per una struttura pubblica che dovrebbe garantire canali istituzionali effettivamente accessibili a famiglie, cittadini e organi di informazione. Ma tant’è.
Dopo trent’anni, insomma, Franco Vaccaro e Francesco Tropea si sono trovati senza un lavoro e non sanno perché, gli studenti senza un punto ristoro e la scuola di nuovo sui giornali e non per qualche trionfo, ma per molti silenzi sì.