Cosenza ricorda Franco Abruzzo, Caruso annuncia l’intitolazione di uno spazio pubblico cittadino
A Palazzo dei Bruzi la cerimonia per il giornalista cosentino, storico presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia
Cosenza ha reso omaggio a Franco Abruzzo, giornalista cosentino e storico presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, scomparso il 12 aprile 2025 all’età di 86 anni. La cerimonia si è svolta a Palazzo dei Bruzi, nella sala consiliare del Comune, alla presenza dei familiari, dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale e di diversi giornalisti che ne hanno ricordato il rigore professionale, il legame con la città e l’impegno a difesa della libertà di stampa.
«La verità prima di tutto» era il motto che aveva accompagnato la vita professionale di Abruzzo. Ora quelle parole sono incise sulla targa ricordo consegnata alla moglie Diana, alle figlie Vittoria e Anna Maria e alla sorella Vienna. Sulla targa anche un’altra definizione che ne restituisce il profilo pubblico: «Voce libera e coscienza critica del giornalismo italiano».
Franco Abruzzo ricordato a Palazzo dei Bruzi
L’iniziativa è stata promossa dalla Commissione cultura del Comune di Cosenza, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio comunale e con la condivisione dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Franz Caruso.
Il primo cittadino ha ricordato il rapporto personale con Franco Abruzzo, richiamando anche una telefonata dell’agosto 2023, quando il giornalista lo ringraziò per gli auguri ricevuti in occasione del suo ottantaquattresimo compleanno.
«Era doveroso per la città di Cosenza ricordare la figura di Franco Abruzzo», ha affermato Caruso. «Qualunque altro sindaco non si sarebbe sottratto a questo ricordo come ho fatto io in occasione della sua scomparsa. Franco Abruzzo è figlio di Cosenza, nonostante la sua esaltante e prestigiosa carriera professionale e universitaria si sia svolta altrove. Egli si è battuto perché il giornalismo diventasse anche un corso di laurea e tutto questo sempre in funzione di una professione che amava profondamente. La sua vita era la professione e le sue radici erano a Cosenza».
Il legame con Cosenza e il Vallone di Rovito
Nel suo intervento, Franz Caruso ha definito Franco Abruzzo «una delle migliori espressioni della cosentinità e della calabresità». Il sindaco ha ricordato le parole con cui il giornalista descriveva il rapporto con le sue città: Milano gli aveva dato tanto, ma Cosenza restava il luogo che gli aveva dato di più.
Un legame profondo, mai interrotto, che passava anche dal Vallone di Rovito, dove furono fucilati i Fratelli Bandiera e dove Abruzzo raccontava di essere stato accompagnato da bambino dai maestri delle elementari e dai docenti delle medie. Proprio lì, ricordava, aveva preso forma la sua coscienza nazionale.
Per Caruso, ricordare Abruzzo significa anche recuperare il valore più autentico del giornalismo. «Franco Abruzzo ha rappresentato una delle figure più alte del giornalismo professionale. Nel suo attaccamento ai valori del giornalismo sono ricomprese tutte le battaglie che la categoria ha dovuto intraprendere per riaffermare i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione».
L’annuncio di Caruso: «Merita uno spazio pubblico»
Il momento più significativo della cerimonia è arrivato quando il sindaco ha annunciato l’intenzione dell’Amministrazione comunale di intitolare a Franco Abruzzo uno spazio pubblico della città.
«Franco merita di essere ricordato e Cosenza deve ricordarlo. Abbiamo pensato all’intitolazione di uno spazio pubblico che può essere una via o una piazza e che possa ricordare questo figlio della nostra terra», ha detto Caruso, suscitando la commozione dei familiari presenti.
Il sindaco ha però spiegato che esiste un vincolo normativo, previsto dalla legge 1188 del 1927, che limita la possibilità di intitolare uno spazio pubblico prima che siano trascorsi dieci anni dalla scomparsa. «Esiste però la possibilità di derogare alla norma», ha aggiunto. «È un percorso un po’ più complesso perché il Prefetto deve chiedere il parere della Deputazione di Storia Patria, in quanto la figura cui la via va intitolata deve avere un rilievo nazionale. Credo che Franco Abruzzo abbia tutti i titoli per poter ottenere la deroga e l’impegno che oggi assumiamo è proprio quello di poterla avere».
Frammartino: «Stava dalla parte giusta della storia»
La cerimonia è stata introdotta dal presidente della Commissione cultura di Palazzo dei Bruzi, Mimmo Frammartino, che ha ricordato Franco Abruzzo come cosentino di nascita, giornalista per vocazione, lombardo d’adozione e calabrese per sempre.
Frammartino ha richiamato le radici cittadine di Abruzzo, dagli anni delle elementari allo Spirito Santo al Liceo Telesio, e una carriera iniziata in Calabria tra Il Tempo, Il Giornale d’Italia e Gazzetta del Sud, prima del trasferimento professionale a Milano nel 1962.
Nel suo racconto anche l’incontro decisivo con Walter Tobagi, il giornalista ucciso dal terrorismo nel 1980, e i 18 anni alla guida dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. «Fare giornalismo per lui significava stare dalla parte giusta della storia», ha ricordato Frammartino, sottolineandone anche il ruolo di formatore di giovani giornalisti.
Le testimonianze dei giornalisti
A fare da cornice alla cerimonia sono state le testimonianze di diversi colleghi. Federico Bria ha definito Franco Abruzzo «un cosentino illustre» perché capace di dare lustro alla città natale con la sua carriera, le sue responsabilità e il riconoscimento ottenuto nel mondo giornalistico.
«Mi ha inondato di consigli e di una visione della vita che è diventata la mia stella polare», ha detto Bria, ricordando anche uno degli insegnamenti ricevuti: «Un giornalista non deve essere solo corretto, deve anche apparire tale».
Gianfranco Bonofiglio, da 35 anni iscritto all’Ordine della Lombardia, ha ricordato il ruolo decisivo di Abruzzo nel suo percorso professionale: «Fu lui a farmi diventare giornalista. Mi ha sempre dato i consigli giusti. È stato un missionario del giornalismo e una sentinella della democrazia».
«Un faro e una speranza»
Alla cerimonia è arrivato anche l’audiomessaggio di Elena Scrivano, già dirigente dell’Ufficio stampa del Comune, impossibilitata a partecipare. «Nonostante si fosse trasferito giovanissimo in Lombardia, è rimasto punto di riferimento determinante per tanti calabresi», ha ricordato. «Lungimirante e aperto al cambiamento, Franco Abruzzo è stato un faro e una speranza. Fu un innovatore, un sapiente e c’era sempre per tutti. Fu anche generoso e felice di condividere».
La testimonianza conclusiva è stata affidata a Francesco Kostner, che ha definito Abruzzo «una figura luminosa ed esemplare sotto molteplici aspetti». Kostner ha ricordato una visita del presidente Abruzzo al settimanale L’Inserto di Calabria, dove lavorava insieme a Federico Bria, e il progetto rimasto incompiuto di raccontarne la storia.
«Dedicargli uno spazio pubblico ci inorgoglirebbe, perché Franco è stato un faro di speranza, un presidio di libertà, un esempio di generosità, di dedizione e di spirito di sacrificio», ha affermato.
La targa ai familiari e le note dell’arpa
I ringraziamenti al sindaco, all’Amministrazione comunale e alla Commissione cultura sono arrivati dalla figlia Vittoria Abruzzo e dalla sorella Vienna, che nell’aprile del 2025 comunicò al Comune la notizia della scomparsa del fratello.
La cerimonia si è chiusa con le note dell’arpa di Francesca Puterio, nipote di Franco Abruzzo, che ha accompagnato diversi momenti dell’incontro e si è congedata dal pubblico con il tema d’amore di “Nuovo Cinema Paradiso”.