Cesare Cremonini (a sorpresa) incanta l’Unical: «Non scegliamo il destino, è lui che sceglie noi»
Dialogo con il manager dei Vip Lucio Presta tra poesia, scelte e musica davanti agli studenti
Un pianoforte a coda nero al centro del palco, il rosso cardinalizio del sipario e, fuori, una pioggia insistente e una leggera nebbia da brughiera inglese. L’inverno ha avvolto il Teatro Auditorium Unical in un’atmosfera rarefatta, perfetta per un incontro speciale. Alle tre in punto, accolto da un lungo applauso, Cesare Cremonini è salito sul palco per dialogare di poesia, amore e social media insieme a Lucio Presta.
La notizia dell’appuntamento – riservato a studenti e personale dell’Università della Calabria – era circolata in modo quasi carbonaro nei giorni precedenti, alimentando le speranze dei fan del cantante emiliano, assente dalla Calabria dai tempi di un lontano Settembre Rendese del 2009.
L’incontro, organizzato dal professore Giovanni Trebisacce nell’ambito dell’insegnamento di Pedagogia Sociale del corso di Scienze dell’Educazione, ha infiammato il campus. Il docente ha introdotto la conversazione partendo dalla parola «scegliere», la più ricorrente tra i suoi studenti: «ecco perché entra in gioco la Pedagogia, che ci ricorda che non siamo un algoritmo ma esseri umani, e spesso le scelte più diffuse sono le più autentiche».
Grande amico di Presta, Trebisacce ha sottolineato il legame crescente tra il manager e l’Unical: «La giornata di oggi è di formazione vera, perché l’università educa alla vita e Lucio ci è sempre vicino». Il rettore Gianluigi Greco ha preso la parola ringraziando il manager cosentino: «Ha portato qui personaggi davvero importanti. Il carico di questa organizzazione è sulle sue spalle e per questo lo ringrazio. Il titolo di questa cerimonia è un omaggio alla poetica di Cesare Cremonini: mi colpisce perché parla di amore e soprattutto di logica».
Greco ha poi aperto una appassionata riflessione: «Mi occupo di AI e matematica, ma la logica – che è uno degli elementi fondamentali – è davvero così lontana dai sentimenti? Pensiamo sempre alla logica come a una cattedrale trasparente, computazionale e razionale. Nel ’900 c’era un movimento che credeva che con la logica si potesse dimostrare tutto. Ma nel 1931 arriva Gödel, che dice che qualcosa di vero può esistere senza poter essere dimostrato, e la logica vacilla. Turing sfrutterà poi quelle intuizioni per dimostrare i limiti del computer».
Il rettore ha accostato quella storia a un’immagine letteraria: «In contrapposizione c’è Stendhal: un ramo secco nelle “misere di sale” di Salisburgo che emerge pieno di cristalli, simbolo dell’innamoramento che crea ciò che ab origine non esiste. Sembrano mondi opposti, ma si muovono in modo speculare. La realtà è sempre più vasta di ciò che possiamo catturare». E ha concluso: «Nell’etimologia di ciò che facciamo: “comprendere”, cioè tenere insieme quello che facciamo, crediamo, vediamo c’è il senso di tutto. In questo scarto c’è l’amore e il senso della nostra esperienza umana». Cremonini ha raccolto quel discorso riportandolo agli studenti: «Siete studenti fortunati, siete amati, perché le parole che hanno espresso i vostri professori sono di stima e affetto. Mi piace sentire che voi siete stati scelti dalle persone che cercano di trasmettervi sapere e conoscenza. Io ho avuto la più grande fortuna: essere stato scelto come figlio, manager, compagno di viaggio, amico. In un mondo competitivo l’umiltà di proporre qualcosa che ti renda unico è fondamentale». Poi ha aggiunto: «L’amore è sempre centrale: la retorica parla di scegliere, e invece la chiave è essere scelti e saper essere scelti. Fin da piccolo ho sognato di essere scelto. E come si fa? Con la pazienza, l’educazione, il linguaggio, la coerenza. La passione, le parole, la sincerità, il mostrarsi con i propri limiti. Non ho mai sperato di scegliere il mio destino: credo che sia il destino a scegliere me».
Il racconto si è poi spostato sul Festival di Sanremo, nodo emotivo della collaborazione con Presta. «Oggi, quattro anni fa, con Lucio eravamo a Sanremo. Lui sa cosa vuol dire essere scelti», ha ricordato Cremonini. Presta ha chiarito quanto lungo fosse stato quel percorso: «Sanremo è stato un percorso lungo, sette mesi di lavoro pieni. Per fatica, è stato secondo solo al portare Sergio Mattarella a Sanremo!» Poi ha raccontato il loro primo incontro operativo: «Quando incontrai Cesare a Bologna per la prima volta per Sanremo, io non gli chiesi direttamente di andare a Sanremo. Io gli parlai di cosa potevamo costruire insieme. E abbiamo mangiato due tortellini (ride). Anche perché io lascio sempre scegliere il menù agli artisti, sono scaramantico». Cremonini ha rilanciato con autoironia: «E pensate che io non so fare due cose: non so scegliere il menù al ristorante e cosa vedere su Netflix».
Presta ha proseguito parlando del mestiere del manager: «Il mio lavoro si può fare solo col cuore. È difficile costruire un percorso, una carriera, scegliere le persone giuste, amare chi ti affida la sua vita. Noi amiamo profondamente i nostri artisti: è un amore più forte di quello dei poeti, perché è fatto di lotte. Gli artisti sono forti, ma fragilissimi». Cremonini ha poi citato anche la paura dello scegliere come forza creativa, parlando di Fiorello: «Lui è terrorizzato dallo scegliere, ma proprio questa fragilità lo rende un supereroe».
Cremonini è tornato alla Calabria: «Quando suonai al Lorenzon nel 2007, a Rende, mi ricordo che fu impegnativo, per me come Sanremo». Infine, prima di mettersi al piano e incantare il pubblico con la sua musica, ha lasciato un pensiero sulla sua etica personale: «Sono sempre stato monogamo, che sia un amore o una professione: ho sempre rispettato la gratitudine». Cremonini ha intonato "Vorrei" scritta a 15 anni "una piccola scintilla d'amore che sta in piedi da sola".