Da Rossano ad Antigua Guatemala: la straordinaria storia di Francesco Marchese, ambasciatore della cucina italiana
Da trent’anni porta i sapori e le tradizioni calabresi nel cuore del Messico
Ad Antigua Guatemala, tra le strade acciottolate, le facciate colorate e le testimonianze di un passato coloniale che le è valso il riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’UNESCO, c’è un angolo di Italia che profuma di Calabria. Si trova sulla Calle 6 Poniente e si chiama Caffè Mediterraneo.
Dietro i fornelli e alla guida del locale c’è Francesco Marchese, originario di Rossano, protagonista di una storia imprenditoriale iniziata nel 1996 e nata, in realtà, da una storia d’amore.
Da Rossano a Firenze, fino al Guatemala
Francesco aveva già maturato le prime esperienze nel mondo della ristorazione in Italia, lavorando come aiuto cuoco. La sua vita, però, era destinata a cambiare quando a Firenze conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie.
Lei era guatemalteca e si trovava in Italia nell’ambito di un progetto Erasmus universitario. Un incontro che avrebbe cambiato il destino di entrambi: dopo il matrimonio, la coppia decise infatti di trasferirsi definitivamente in Guatemala e di costruire lì il proprio futuro.
La scelta cadde su Antigua, città dal fascino unico e profondamente legata alla propria storia. Fu qui che Francesco decise di trasformare la propria esperienza ai fornelli in una vera e propria scommessa imprenditoriale. Nel 1996 nacque così il Caffè Mediterraneo, destinato a diventare, nel corso dei decenni, un punto di riferimento per chi cerca la cucina italiana ad Antigua.
Trent’anni di cucina calabrese nel cuore del Centro America
Tre decenni sono un periodo significativo per qualsiasi attività di ristorazione, ancora di più quando si decide di portare una cucina fortemente legata alla propria terra a migliaia di chilometri di distanza.
Francesco è riuscito a costruire nel tempo una clientela affezionata, e c’è un aspetto che lo rende particolarmente orgoglioso: il Caffè Mediterraneo è frequentato soprattutto da guatemaltechi, più che da turisti europei.
È la conferma, secondo il ristoratore, che la cucina italiana è riuscita a conquistare il palato locale. Sono numerosi i clienti abituali che non esitano a mettersi in macchina e affrontare oltre un’ora e mezza di viaggio da Guatemala City pur di raggiungere Antigua e concedersi una cena al suo ristorante.
Tra gli estimatori del locale c’è anche una figura istituzionale particolarmente significativa per Francesco: l’ambasciatore italiano in Guatemala. Una presenza che assume un valore simbolico per chi, partendo da Rossano, ha trascorso metà della propria vita a migliaia di chilometri dalla Calabria continuando a raccontare l’Italia attraverso la tavola.
Quando la Calabria arriva nel piatto
Al Caffè Mediterraneo l’Italia non è soltanto un riferimento generico. Nella cucina di Francesco c’è soprattutto la sua terra d’origine.
Una delle caratteristiche che contraddistingue il ristorante è infatti la scelta di autoprodurre numerosi alimenti, seguendo una filosofia artigianale che permette di mantenere un forte controllo sulla qualità e, soprattutto, di portare in tavola sapori difficili da trovare a quelle latitudini.
E quando si parla di Calabria, non può mancare il peperoncino.
Francesco lo utilizza per preparare il suo olio piccante, ma la tradizione calabrese trova espressione anche nella produzione della ’nduja, così come nei capocolli e nelle soppressate, preparati direttamente in sede e caratterizzati anch’essi da quella nota piccante che richiama immediatamente i sapori della sua terra.
Sono prodotti che raccontano una Calabria lontana migliaia di chilometri, ma rimasta intatta nella memoria e nei gesti di chi la cucina.
Un pezzo di Rossano ad Antigua
Per Francesco, il rapporto con Rossano non si è mai interrotto. In Calabria vivono ancora diversi suoi parenti e il legame con la terra natale rimane forte.
Sono ormai sei anni che non torna nella sua amata Calabria, un’assenza che rende ancora più intenso il ricordo dei luoghi dell’infanzia e della giovinezza. Tra tutte le cose che gli mancano, però, ce n’è una che più di ogni altra riesce a riassumere la nostalgia per casa: il mare dello Ionio cosentino. È quello il luogo che Francesco ricorda con particolare affetto, il mare dove potersi tuffare, rilassarsi e ritrovare quella dimensione di libertà che evidentemente nessuna distanza geografica è riuscita a cancellare.
Una scommessa diventata una storia di successo
Quella iniziata nel 1996 poteva sembrare una scommessa azzardata: lasciare l’Italia, trasferirsi in Centro America e aprire un ristorante italiano in una città straniera.
Trent’anni dopo, il bilancio racconta una realtà completamente diversa. Il Caffè Mediterraneo è diventato una presenza consolidata ad Antigua, un luogo nel quale la cucina italiana si è incontrata con la curiosità e l’apprezzamento della clientela guatemalteca. Ma soprattutto è diventato il racconto personale di un uomo che non ha mai reciso il filo con le proprie origini.
Francesco Marchese, da Rossano Calabro ad Antigua Guatemala, ha trasformato la distanza dalla sua terra in un modo per portarla ancora più lontano. Nei suoi piatti convivono l’esperienza maturata in Italia, la vita costruita in Guatemala e quei sapori calabresi che continuano a parlare di casa.
Dalla ’nduja alle soppressate, dal peperoncino all’olio piccante, ogni preparazione sembra così contenere una piccola parte di quella Calabria che Francesco porta con sé da sempre.
E mentre ad Antigua i clienti guatemaltechi percorrono decine di chilometri per sedersi ai suoi tavoli, dall’altra parte dell’oceano, a Rossano, rimane quella terra che ancora oggi gli manca e alla quale, attraverso la cucina, non ha mai smesso di essere profondamente legato.
Trent’anni dopo l’inizio di quella avventura, il Caffè Mediterraneo è molto più di un ristorante italiano in Guatemala: è un piccolo, autentico pezzo di Calabria affacciato sul mondo.