Da Strongoli a San Giovanni in Fiore, la Calabria protagonista a Roma per “Bread Religion”
Gli chef Caterina Ceraudo e Antonio Biafora tra i protagonisti della decima edizione dell’evento internazionale dedicato al pane, alla filiera agricola e alla cucina contemporanea
Dalla Sila alla costa ionica crotonese, la Calabria dell’alta cucina e della ricerca gastronomica conquista spazio anche nel dibattito internazionale sulla cultura del pane. Sono stati infatti Caterina Ceraudo del ristorante Dattilo e Antonio Biafora del ristorante Hyle i protagonisti calabresi della decima edizione di Bread Religion, andata in scena a Roma presso il Golf Club Archi di Claudio.
L’iniziativa, ideata da Chiara Quaglia e Piero Gabrieli e organizzata da Petra Molino Quaglia, ha riunito chef, panificatori, agricoltori, mugnai e professionisti del settore per una giornata di confronto sul rapporto tra pane, sostenibilità, agricoltura e consumo consapevole.
Al centro dell’edizione 2026 il tema della filiera cerealicola e della necessità di restituire identità, trasparenza e qualità a uno degli alimenti simbolo della cultura mediterranea.
La manifestazione si è sviluppata attraverso tre panel moderati da Francesca Romana Barberini, Maria Canabal e Paolo Vizzari, coinvolgendo alcuni dei nomi più autorevoli del panorama gastronomico europeo.
Accanto ai grandi professionisti internazionali, anche la Calabria ha portato la propria idea di cucina contemporanea profondamente legata al territorio e alla materia prima.
Caterina Ceraudo, in coppia con il panificatore Alessio Bigoni di Bigo's Lab Bakery, ha presentato un bun in farro monococco con carpaccio di podolica alle rose, lamponi e misticanza. Una proposta che reinterpretava il panino come esercizio di equilibrio tra acidità, eleganza vegetale e memoria rurale. Prevista anche una versione vegetariana con barbabietola al posto della carne podolica.
Antonio Biafora ha invece lavorato insieme a Irene Penazzato di Petra G’ Trainer proponendo un “club botanico”: pane senza glutine ai semi germogliati con melanzana, teriyaki e genziana. Un piatto che riflette perfettamente la ricerca dello chef silano tra fermentazioni, botanica e cucina identitaria.
La giornata si è conclusa con una degustazione collettiva di dodici panini nati dalla collaborazione tra cuochi e panificatori e realizzati con le farine della “Carta dei Grani” di Petra Molino Quaglia, progetto dedicato alla valorizzazione di cereali biologici, varietà territoriali e filiere tracciabili.
Più che un semplice evento gastronomico, “Bread Religion” si conferma così un laboratorio culturale sul futuro del cibo e sull’urgenza di ricostruire un legame più autentico tra terra, produzione agricola e cucina. E in questo dialogo la Calabria, ancora una volta, si ritaglia uno spazio da protagonista.