Dalla "scuola ghetto" alla militarizzazione delle aule: sit-in dell'USB a Cosenza
Appuntamento lunedì 28 settembre dalle 17 a piazza XI settembre «contro una pericolosa cultura militarista». Contestualmente partirà la petizione "La Conoscenza non marcia"
Il sistema d'istruzione italiano si trova al centro di un profondo dibattito politico e sociale. Mentre il governo ha recentemente approvato la nuova norma sul tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe - una misura presentata come strumento d'integrazione ma criticata da sindacati e opposizioni come divisiva - nel mondo della scuola e dell'università si alza la protesta contro un'ulteriore dinamica: l'ingerenza della filiera militare-industriale nella formazione. In questo quadro si inserisce la mobilitazione promossa dal sindacato USB (Unione Sindacale di Base), che ha indetto un sit-in a Cosenza per lunedì 28 settembre, con appuntamento in Piazza 11 Settembre a partire dalle ore 17.
Secondo il comunicato diffuso dall'USB, negli ultimi anni all'interno degli istituti e degli atenei si è sviluppata una «pericolosa cultura militarista» che cammina di pari passo con l'aumento delle spese militari. Tra i bersagli principali della denuncia figurano i rapporti di collaborazione tra le università e la filiera bellica pubblica e privata. L'USB punta il dito contro i progetti di ricerca accademici legati a doppio filo all'industria della difesa e agli accordi che coinvolgono partner internazionali, inclusi quelli legati ad Israele.
La protesta a Cosenza: «Liberare l'istruzione dalle logiche belliciste»
L'obiettivo del presidio a Cosenza è fermare questo processo di normalizzazione della guerra, rivendicando uno spazio formativo neutro e slegato dagli interessi industriali della difesa. L'iniziativa calabrese si inserisce in una fase particolarmente delicata per la scuola italiana. Il recente decreto legge approvato in Consiglio dei Ministri ha introdotto il limite del 30% di alunni stranieri per ciascuna classe, riaccendendo i riflettori sui modelli d'inclusione, sull'organizzazione didattica e sulle risorse destinate all'integrazione.
Nel medesimo contesto di trasformazione delle politiche scolastiche prende il via a livello nazionale la campagna "La Conoscenza non marcia", promossa dall'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. In concomitanza con la manifestazione di Cosenza, lunedì parte in tutta Italia la raccolta firme per chiedere interventi normativi precisi:
- Stop ai finanziamenti e partnership: Divieto di stipulare accordi o ricevere fondi da aziende operanti nel settore bellico.
- Tutela della didattica: Blocco dei progetti di ricerca e dei percorsi formativi congiunti con la filiera industriale delle armi.
- Autonomia dalle Forze Armate: Esclusione delle forze armate dallo sviluppo di corsi ed eventi didattici nelle scuole.
Il messaggio lanciato dagli organizzatori è chiaro: le istituzioni scolastiche e universitarie devono rimanere luoghi di pace, pensiero critico e inclusione sociale. La sovrapposizione tra le nuove rigide regole d'accesso alle aule, come il tetto agli alunni stranieri, e l'ingresso dell'apparato militare nella formazione rappresenta, per i promotori della protesta, un segnale di regresso civico ed educativo che richiede una risposta partecipata da parte della cittadinanza