Dall’Unical a Cambridge, la Calabria che conquista il mondo: la storia di Gaia Bertolino | VIDEO
È partita da Simeri, piccolissima frazione di Simeri Crichi, nel Catanzarese e, dopo la laurea triennale e magistrale in Ingegneria Informatica all’Università della Calabria, è approdata nel Regno Unito, dove sta svolgendo il dottorato di ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale applicata alla salute respiratoria: «Spero di tornare a casa, per restituire alla mia terra parte di ciò che ha ricevuto»
C’è una Calabria capace di guardare lontano, di formare talenti e di portarli sui palcoscenici della ricerca internazionale. È la Calabria di Gaia Bertolino, giovane ricercatrice originaria di Simeri, frazione di Simeri Crichi, nel Catanzarese, oggi impegnata in un dottorato di ricerca all’Università di Cambridge.
Una storia che parte da un piccolo centro di appena un centinaio di abitanti e arriva in una delle università più prestigiose del mondo. Ma con un elemento che Gaia rivendica con particolare orgoglio: la sua formazione universitaria è interamente calabrese.
Dalla Calabria all’Unical
Gaia ha conseguito all’Università della Calabria sia la laurea triennale sia la laurea magistrale in Ingegneria Informatica, specializzandosi durante il percorso magistrale nell’ambito dell’intelligenza artificiale. La laurea magistrale è arrivata nel luglio 2025.
Per lei l’Unical non è soltanto l’università in cui ha studiato, ma un vero e proprio «posto del cuore». Un legame che non si è interrotto nemmeno dopo la partenza per l’Inghilterra e che continua oggi attraverso collaborazioni scientifiche con docenti ed ex colleghi dell’Ateneo calabrese. «Sarei voluta volentieri rimanere anche per il mio dottorato», racconta Gaia, spiegando come la scelta di proseguire gli studi all’estero sia nata soprattutto dalla volontà di cogliere un’opportunità internazionale irripetibile.
E proprio la sua esperienza dimostra come anche restare in Calabria possa rappresentare una scelta vincente. Quando si iscrisse all’università, racconta, studiare all’Unical e rimanere in Calabria veniva talvolta percepito come una scelta di serie B rispetto alla possibilità di andare immediatamente fuori regione. Oggi, però, Gaia guarda a quel percorso con occhi diversi: «A posteriori posso dire che non c’era una scelta giusta e una scelta sbagliata. Rimanere in Calabria si può e si può imparare veramente tanto».
L'incontro che apre la strada a Cambridge
La vocazione internazionale, tuttavia, era già presente. Durante gli anni delle superiori Gaia aveva partecipato a esperienze di studio all’estero grazie a borse di studio, mentre durante la laurea triennale aveva svolto un tirocinio in Lussemburgo attraverso l’Erasmus.
Durante la magistrale arriva invece la svolta. Desiderosa di capire se la ricerca potesse essere davvero la sua strada, Gaia decide di svolgere un tirocinio di ricerca all’estero. Grazie a una collaborazione tra l’Unical e l’Università di Cambridge, approda nel gruppo della professoressa Cecilia Mascolo, docente italiana da anni impegnata nella ricerca internazionale. Tre mesi di ricerca per la tesi diventano così il primo passo verso il dottorato. Durante quell’esperienza, infatti, arriva la proposta di candidarsi per una posizione che si sarebbe aperta l’anno successivo. Gaia accetta la sfida e viene ammessa al dottorato.
L'intelligenza artificiale al servizio della salute
Oggi il suo lavoro si concentra su un settore tanto innovativo quanto delicato: l’intelligenza artificiale applicata alla salute respiratoria.
La sua ricerca utilizza quelli che Gaia definisce «audiorespiratori»: registrazioni di tosse, respirazione e, più in generale, segnali vocali e audio che possono contenere informazioni utili per individuare o monitorare determinate patologie. L'obiettivo non è sostituire il medico, ma creare strumenti capaci di fornire un prescreening, cioè un primo campanello d’allarme che possa suggerire quando è necessario rivolgersi a un professionista. È una prospettiva particolarmente interessante per la telemedicina: attraverso uno smartphone o un dispositivo indossabile potrebbe diventare possibile raccogliere dati a distanza e monitorare nel tempo le condizioni di una persona, anche dopo una dimissione ospedaliera.
Un'intelligenza artificiale capace anche di dire «non lo so»
La parte forse più affascinante della ricerca di Gaia riguarda però il modo in cui l’intelligenza artificiale dovrebbe comunicare con le persone. Non più soltanto tabelle, percentuali e classificazioni, ma modelli conversazionali, capaci di comprendere una domanda formulata in linguaggio naturale e di fornire una risposta comprensibile. Ma proprio qui emerge una delle grandi sfide: un'intelligenza artificiale non deve necessariamente rispondere sempre.
«L’obiettivo è rendere questi modelli più sicuri», spiega Gaia. In ambito medico, infatti, un sistema affidabile deve essere anche capace di riconoscere i propri limiti, chiedere ulteriori informazioni o ammettere che i dati disponibili non sono sufficienti per formulare una risposta. La diagnosi, sottolinea, resta prerogativa del medico. L’intelligenza artificiale deve essere uno strumento integrativo, capace di aiutare il professionista e, soprattutto, di contribuire a individuare prima alcuni segnali di possibile malattia.
«L'intelligenza artificiale è fallace»
La stessa filosofia, secondo Gaia, dovrebbe guidare anche l'utilizzo quotidiano dei sistemi di intelligenza artificiale. Il primo errore da evitare è considerare l'AI infallibile. Al contrario, «l’intelligenza artificiale è fallace», sottolinea la ricercatrice.
Anche i sistemi più avanzati possono produrre errori, inventare fonti o fornire risposte convincenti ma inesatte. Per questo è fondamentale mantenere sempre un approccio critico, verificare le informazioni e soprattutto controllare le fonti citate.
Una delle strategie suggerite da Gaia è anche quella di riformulare le domande: lo stesso problema, posto in modi differenti, può generare risposte differenti. Il cosiddetto prompt engineering permette proprio di studiare come formulare le richieste per ottenere risultati più utili e accurati. Ma nessuna tecnica elimina completamente il problema dell’errore. Il giudizio finale, secondo Gaia, deve restare sempre umano.
Cambridge, ma con la Calabria nel cuore
A Cambridge Gaia vive in un ambiente fortemente internazionale, circondata da studenti e ricercatori provenienti da ogni parte del mondo. Una realtà che descrive come molto dinamica e multiculturale, nella quale anche la comunità italiana è presente in diversi ambiti. La città, racconta con un sorriso, le ricorda persino Catanzaro per le sue dimensioni contenute e per il fatto che ci si muove soprattutto in bicicletta.
Ma nonostante la dimensione internazionale della sua esperienza, il legame con la Calabria non si è mai spezzato. Neppure quello professionale con l’Unical, con la quale Gaia continua a portare avanti attività di ricerca. E quando arriva la domanda sul futuro, quella che inevitabilmente accompagna ogni giovane talento calabrese che parte per l'estero, la risposta non lascia spazio a dubbi.
«Spero di tornare in Calabria»
Il dottorato durerà complessivamente quattro anni e Gaia è ancora all’inizio del percorso. Davanti a lei ci sono altri anni di ricerca, nuove esperienze e probabilmente altre opportunità internazionali. «Io spero di riuscire a tornare per ridare alla mia terra quello che mi ha dato fino ad ora», dice.