Sezioni
04/03/2026 ore 19.00
Società

Il magistrato Edoardo D’Ambrosio vota Sì: «Il sorteggio è un rimedio estremo contro un sistema clientelare» | VIDEO

Il presidente della sezione penale del Tribunale di Crotone spiega perché sostiene la riforma: Csm, Alta Corte disciplinare e terzietà del giudice

di Antonio Alizzi

Edoardo D’Ambrosio, presidente della sezione penale del Tribunale di Crotone, spiega di essere favorevole alla riforma perché «ho studiato attentamente il testo», si è confrontato «con molti colleghi che sono contrari» e aggiunge: «La ragione mi porta a difendere il contenuto perché apporta dei miglioramenti che sono necessari al sistema giustizia».

Il punto da cui parte è il Consiglio Superiore della Magistratura: «Sotto alcuni aspetti e soprattutto sotto l’aspetto del Consiglio Superiore della Magistratura, che da decenni ormai viene governato dalle correnti, ritengo che meriti una riforma». Per D’Ambrosio, «il sorteggio interviene proprio in questo senso a cercare di liberare il Consiglio Superiore della Magistratura dalle logiche di appartenenza correntizia che lo governano appunto da molti anni».

CSM e correnti: «È un rimedio estremo a un male che dura da oltre tre decenni»

Tra i “miglioramenti” indicati dal magistrato, il primo è «l’introduzione del sistema del sorteggio». D’Ambrosio riconosce l’obiezione più ricorrente - «si dice che è l’unico paese in cui si introdurrebbe il sorteggio» - ma ribatte che quel meccanismo sarebbe «un rimedio estremo a un male che si riconduce da oltre più di tre decenni nel Consiglio Superiore della Magistratura».

Nella sua ricostruzione il nodo è l’accesso: «Nessun candidato indipendente ha la possibilità di essere eletto al Consiglio Superiore della Magistratura se non sostenuto dall’appoggio elettorale delle correnti». E aggiunge una lettura netta: «Purtroppo è un sistema clientelare perché la base elettorale dei magistrati preferisce votare un referente in caso di problemi per avere protezione».

Richiama anche un dato “di cronaca” sul plenum: «C’è un magistrato indipendente selezionato tramite sorteggio», definito «l’unico magistrato effettivamente indipendente perché selezionato tramite sorteggio anche se poi sottoposto al voto degli elettori magistrati». Il riferimento è chiaramente ad Andrea Mirenda, attuale componente del Csm.

«Non è un organo politico»: perché il sorteggio, secondo lui, non mortifica i magistrati

Sul punto, D’Ambrosio chiarisce che il sorteggio non sarebbe una sfiducia nelle capacità dei magistrati, ma il tentativo di rompere un circuito che «non consente alla base elettorale di eleggere magistrati indipendenti» e che «dall’interno ha dimostrato di non sapersi autoriformare».

Aggiunge anche un argomento di natura istituzionale: «Non si tratta del CSM, non è un organo politico rappresentativo dei magistrati, ma è un organo tecnico-amministrativo di garanzia che ha la funzione di tutelare l’indipendenza di tutti i magistrati».

«Effetto anche sui cittadini»: nomine, meritocrazia e capi degli uffici giudiziari

D’Ambrosio sostiene che gli effetti non restino “interni” alla categoria. Secondo lui, l’impatto si vedrà nelle nomine dei vertici: «Le nomine dei dirigenti degli uffici giudiziari che fino adesso sono scelti purtroppo in base a una logica di appartenenza correntizia e non in base alle effettive capacità organizzative».

Il passaggio chiave è questo: «Questo nuovo sistema avrà un effetto anche sui cittadini nel momento in cui saranno nominati i capi degli uffici secondo criteri meritocratici». E propone un parallelo: «Un po’ come avviene nel mondo della sanità dove i dirigenti degli ospedali vengono nominati purtroppo spesso volentieri in base a nomine politiche e non in base a nomine meritocratiche».

Alta Corte disciplinare: «Novità che saluto favorevolmente»

Altro capitolo: la responsabilità disciplinare. D’Ambrosio dice: «L’Alta Corte disciplinare è un’altra novità che io saluto favorevolmente», perché «fino adesso l’organo competente era una sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, quindi anche quella purtroppo governata da logiche di parte».

E spiega l’impianto che considera più garantista: l’Alta Corte «è un organo giudiziario che finalmente quindi decide con sentenza», «diverso dal Consiglio superiore della magistratura» e «terzo».

Sulla composizione, insiste sul bilanciamento: «In composizione perfettamente bilanciata», con «sei componenti su quindici togati giudicanti», «altri tre quindicesimi requirenti», «altri tre quindicesimi nominati dal Presidente della Repubblica» e «altri tre quindicesimi solo un quinto di estrazione parlamentare». Da qui la conclusione: «Quindi nessuna influenza né nessuna possibilità di interferenza politica».

Appellabilità e ricorso in Cassazione

Sul tema dell’impugnabilità, D’Ambrosio precisa: «Le sentenze dell’Alta Corte disciplinare saranno appellabili esclusivamente dinanzi alla stessa Corte disciplinare, quindi è garantito comunque un doppio grado di merito rispetto a prima che c’era solo un grado di merito». E aggiunge: «il ricorso per Cassazione è garantito in via generale dall’Articolo 111 della Costituzione, il comma 7».

Articolo 111 e terzietà: «Finora imparziale, mancava l’aspetto formale»

Da giudice, D’Ambrosio collega la separazione delle carriere al modello accusatorio di Giuliano Vassalli: «Sicuramente la separazione delle carriere completa quel percorso che configura il nostro sistema processuale come sistema accusatorio». Precisa però: «Finora il giudice era sicuramente imparziale, ma mancava l’aspetto della terzietà che è più un requisito formale».

Per lui il punto non è solo sostanziale ma anche di percezione pubblica: «Sarà importante soprattutto per l’immagine di terzietà che deve avere l’opinione pubblica», che deve vedere «un giudice non solo imparziale, ma anche terzo, quindi formalmente separato dall’organo dell’accusa».

Mattarella e il richiamo ai toni: «Slogan che non dicono la verità»

D’Ambrosio commenta l’appello del Presidente della Repubblica al rispetto dei ruoli: «È un richiamo opportuno». Richiama anche un passaggio del 2022: il Presidente «rivolse al Parlamento proprio l’invito ad una riforma che eliminasse dal Consiglio Superiore della Magistratura quelle logiche di appartenenza che disse per dettato costituzionale non devono appartenere alla magistratura».

Poi spiega perché ha scelto di esporsi: «Sono rimasto sconcertato da questa campagna referendaria condizionata dall’Associazione Nazionale dei Magistrati», che «ha costituito addirittura un comitato referendario per il no». E critica i messaggi: «Quello che è grave è che si mettano in campo questi slogan che non dicono la verità, ma che adombrano il rischio di controllo politico della magistratura».

La sua risposta è netta: «La riforma non solo non prevede, ma smentisce espressamente» quel rischio, «sancendo e ribadendo il principio dell’autonomia e indipendenza della magistratura da ogni altro potere». E dice: «Questo deve rassicurare i cittadini».

Articolo 104 e “appiattimento”: «Sgombrerà anche solo il sospetto»

In chiusura, sul timore che il giudice sia condizionato dal PM, D’Ambrosio lega ancora una volta la riforma alla percezione: «La riforma serve proprio a sgombrare anche solo il sospetto che il giudice sia appiattito o comunque condizionato dalla sua vicinanza professionale col pubblico ministero».

E sintetizza la sua posizione: «Con la separazione delle carriere verrà meno anche solo il sospetto e proprio per questa ragione ritengo che sia un motivo in più per accogliere la riforma favorevolmente».