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10/03/2026 ore 06.30
Società

«Un arretramento culturale inaccettabile», l’avvocata Chiara Gravina contro il DDL Bongiorno

L’ex vicepresidente del Centro Antiviolenza di Cosenza “Roberta Lanzino” sferza il disegno di legge proposto dalla senatrice leghista: «Non si può rimettere sulle donne l’onere della prova»

di Francesco La Luna

Dal consenso esplicito al dissenso esplicito. Non soltanto una mera questione di forma e sintassi, ma un passo indietro di trent’anni. Il DDL proposto dalla senatrice della Lega Giulia Bongiorno, passato nei giorni scorsi in Senato, non smette di far discutere. Tante le proteste organizzate in Italia e tante le voci contrarie, fra le quali spiccano quelle dei Centri Antiviolenza, avamposti sul territorio per il contrasto alla violenza di genere e sessuale. L’avvocata Chiara Gravina, già vicepresidente del CAV “Roberta Lanzino” di Cosenza, sul DDL è molto diretta.

«Senza consenso è stupro», anche a Catanzaro centri antiviolenza e associazioni in piazza contro il ddl Bongiorno

«Pensavamo che alcuni diritti, alcuni concetti e alcuni principi, soprattutto quelli introdotti con la Convenzione di Istanbul, fossero ormai acquisiti. In realtà non è così: continuiamo a tornare indietro. Siamo di fronte a un arretramento culturale e anche giuridico, un arretramento dal punto di vista del diritto che oggi vediamo chiaramente con questa proposta di legge». Una frase che non lascia spazio a possibili interpretazioni. 

Gravina attacca il DDL: «Arretramento culturale inaccetabile»

Un viaggio nel tempo a retroso di diversi anni, secondo Gravina, che spiega dove siano posti in sede giuridica i problemi del DDL Bongiorno: «Si tratta di un testo che, ancora una volta, rischia di ribaltare l’onere della prova nei reati di violenza sessuale – spiega Gravina – che sono già oggi estremamente difficili da denunciare. Per le donne non è semplice denunciare una violenza sessuale, uno stupro o una molestia. Ribaltare, con questa proposta di legge, l’onere di dimostrare il mancato consenso significa scaricare ancora una volta sulle donne la responsabilità di provare ciò che hanno subito».

Proprio in virtù di questo, Gravina non usa mezzi termini sul disegno di legge: «Questo ci sembra un arretramento culturale inaccettabile. Proprio per questo abbiamo protestato, non solo qui nella nostra città ma anche a livello nazionale. I collettivi femministi si sono mobilitati e si sono riuniti per dire con forza no a questa proposta di legge». Proteste che si sono svolte in tutte le città d’Italia soprattutto dopo il passaggio in Senato e con un “no” ribadito fortemente anche dalla piazza cosentina in occasione della giornata internazionale per i diritti delle donne, quando le associazioni del territorio hanno manifestato con un lungo corteo. Adesso la palla passa alla Camera. Il rischio è un passo indietro che mette seriamente in discussione il lavoro fatto in questi anni.