Democrazia fragile, poteri forti e crisi dell’Occidente: il professor Filippo Corigliano analizza il nostro tempo – VIDEO
Dagli Stati Uniti di Trump all’astensionismo italiano, passando per populismi, leadership personalistiche e crisi della partecipazione: il docente dell’Unical riflette sulle fragilità dei sistemi democratici contemporanei
In un’epoca attraversata da guerre, populismi, sfiducia nelle istituzioni e crescente radicalizzazione politica, parlare di democrazia significa interrogarsi sul futuro stesso dell’Occidente. È stato questo il cuore dell’intervista al professor Filippo Corigliano, docente dell’Università della Calabria, che ha offerto una riflessione ampia e lucida sulla crisi dei sistemi democratici contemporanei, con uno sguardo rivolto agli Stati Uniti, all’Europa e naturalmente all’Italia.
Con uno stile chiaro ma mai banale, capace di tenere insieme profondità accademica e linguaggio accessibile, il professore ha tracciato un quadro inquieto ma realistico del presente. Secondo Corigliano, la crisi della democrazia non nasce improvvisamente, ma è il risultato di un lento processo di erosione della fiducia collettiva nelle istituzioni, nei partiti, nell’informazione e perfino nei principi fondativi della convivenza civile.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista ha riguardato gli Stati Uniti e la figura di Donald Trump. Il professore ha spiegato come il fenomeno trumpiano non possa essere ridotto alla semplice parabola di un leader controverso, ma rappresenti invece il sintomo di una trasformazione più profonda della politica occidentale: la personalizzazione estrema del potere, la delegittimazione degli organi di controllo e la costruzione di un rapporto diretto, quasi plebiscitario, tra leader e popolo.
Corigliano ha ricordato come la storia insegni che le democrazie raramente crollano all’improvviso. Più spesso si svuotano lentamente dall’interno, attraverso l’indebolimento progressivo delle regole, della cultura istituzionale e del pluralismo. Da qui il richiamo, tutt’altro che casuale, alla crisi della Repubblica di Weimar, evocata non per stabilire paragoni meccanici, ma per mostrare come anche sistemi democratici apparentemente solidi possano entrare in una spirale di polarizzazione e sfiducia.
Ampio spazio è stato dedicato anche all’Italia. Secondo il docente dell’Unical, il nostro Paese vive una forma diversa ma non meno pericolosa di crisi democratica: l’astensionismo crescente, la perdita di partecipazione politica e la trasformazione dei partiti in strutture sempre più personali rischiano di svuotare il significato stesso della rappresentanza.
Nel corso dell’intervista si è parlato anche dell’attuale governo guidato da Giorgia Meloni. Il professore ha sottolineato come il tema centrale non debba essere il giudizio ideologico sul governo in sé, ma la capacità delle istituzioni democratiche di mantenere equilibrio, autonomia e pluralismo anche in una fase caratterizzata da forte centralizzazione della leadership politica. Una riflessione che si è intrecciata inevitabilmente con il peso storico dell’esperienza del Fascismo nella memoria italiana e con il rischio che le nuove generazioni percepiscano la democrazia come un fatto scontato, e non come una conquista fragile.
Particolarmente interessante anche il passaggio dedicato alla Calabria e al ruolo dell’università. Corigliano ha rivendicato il valore dell’Università della Calabria come presidio culturale e civile in un territorio spesso segnato da disuguaglianze, spopolamento giovanile e difficoltà economiche. In questo contesto si inserisce anche il dibattito sul “reddito di merito” proposto dal presidente della Regione Roberto Occhiuto.
L’intervista si è chiusa con una domanda tanto semplice quanto decisiva: la democrazia è destinata a indebolirsi ulteriormente? La risposta del professore non è stata catastrofica, ma neppure consolatoria.
Più che un’intervista, quella con Filippo Corigliano è stata una riflessione sul nostro presente: un invito a comprendere che la crisi della democrazia non riguarda soltanto i palazzi del potere, ma attraversa ogni livello della società contemporanea.