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22/02/2026 ore 09.36
Società

Frane sull’Alto Tirreno, ingegneri e architetti: «Tecnici in cabina di regia, non solo in cantiere»

Ghionna e Greco accolgono l’iniziativa dei sindaci ma chiedono un cambio di metodo: competenze tecnico-scientifiche coinvolte già nella strategia e nel nuovo PAI

di Redazione

Un sì convinto all’iniziativa dei sindaci, ma con una richiesta chiara: il dissesto non si governa con i tecnici chiamati solo “a cose fatte”. In una dichiarazione congiunta, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Cosenza Marco Saverio Ghionna e il presidente dell’Ordine degli Architetti di Cosenza Pasquale Greco accolgono con favore il percorso avviato dai sindaci dell’Alto Tirreno per affrontare insieme frane e dissesto idrogeologico, ma chiedono un chiarimento di metodo che, di fatto, sposta il baricentro delle decisioni.

«Bene il confronto istituzionale»: il sostegno ai sindaci

Gli Ordini definiscono «necessario» l’avvio di un confronto comune su una problematica «così rilevante» per la tutela della sicurezza di cittadini e territorio. Il punto, però, è che un tema strutturale non può essere gestito con un’impostazione in cui il contributo tecnico arriva solo nella fase esecutiva.

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Il nodo del metodo: «Tecnici non solo nella fase esecutiva»

Ghionna e Greco mettono in guardia da un errore ricorrente: coinvolgere le competenze tecnico-scientifiche quando le linee politiche sono già state tracciate. In quel caso, scrivono, il processo decisionale rischia di produrre «disallineamenti tra scelte politiche e condizioni oggettive del territorio». E in materia idrogeologica, avvertono, quel disallineamento si traduce in conseguenze concrete: priorità sbagliate, risorse allocate male, soluzioni non coerenti con i quadri di rischio e, nel tempo, nuovi fattori di vulnerabilità.

Strategia, pianificazione e nuovo PAI: dove serve l’apporto tecnico

Nel documento viene indicata con precisione la fase in cui il contributo tecnico deve essere centrale: la definizione delle strategie territoriali. Dall’individuazione delle aree critiche alla gerarchizzazione degli interventi, dall’integrazione con la pianificazione urbanistica al coordinamento con il nuovo Piano di Assetto Idrogeologico, la richiesta è che l’apporto tecnico sia «preventivo, strutturato e multidisciplinare».

«Centralità del tecnico»: condizione necessaria, non accessorio

Il cuore della dichiarazione sta in una formula netta: la centralità del tecnico nella fase strategica «non è un elemento accessorio», ma una condizione necessaria per evitare «errori di impostazione» che, in un ambito così delicato, possono produrre effetti duraturi e difficilmente correggibili. Ingegneri e architetti vengono indicati come componenti «nevralgiche» per costruire scelte consapevoli e sostenibili.

La disponibilità degli Ordini: collaborazione stabile e organizzata

Gli Ordini professionali ribadiscono la disponibilità a collaborare «in modo stabile e organizzato» con le amministrazioni, affinché le decisioni strategiche poggino su basi tecnico-scientifiche «solide, integrate e coerenti» con le dinamiche reali del territorio.

La conclusione è un invito a cercare equilibrio tra indirizzo politico e competenza tecnica: in questa fase storica, segnata dalla revisione degli strumenti di pianificazione e dall’urgenza di prevenire nuovi fenomeni di dissesto, quell’equilibrio «non è opzionale: è essenziale».