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04/02/2026 ore 06.30
Società

L’emigrazione giovanile in provincia di Cosenza colpisce sempre più laureati

Rispetto al 2012, secondo i dati ISTAT pubblicati dal CNEL, dal territorio bruzio partono il 3% in più di dottori. Ma Cosenza è fra le realtà che resiste di più

di Francesco La Luna

Lo spumante stappato, i confetti rossi, la cena con gli amici e i parenti. E poi? E poi si parte, lontano da quegli stessi amici e da quegli stessi affetti con i quali si è festeggiato un traguardo che si sperava potesse anzi tenere ancorati alla propria terra. 

È il destino, secondo i dati ISTAT pubblicati dal CNEL, di molti laureati della provincia di Cosenza. Dal Pollino fino ad Amantea, dallo Jonio al Tirreno, sono aumentati i neodottori che lasciano la propria terra. Rispetto al 2012, quando la percentuale dei laureati fra i giovani emigrati era il 21,6%, nel 2023 la percentuale dei laureati sul totale dell’emigrazione giovanile è del 24,3%. Si tratta di un aumento percentuale minimo, ma si tratta anche di una delle poche province in aumento. 

Cosenza trattiene laureati grazie al lavoro dell’Unical

Il dato, però, si può leggere anche in altro modo: la provincia di Cosenza è una di quelle in Italia che esporta meno laureati. Nonostante l’aumento percentuale, infatti, il territorio bruzio è fra quelli che porta al di fuori del territorio nazionale meno dottori. E questo anche, se non soprattutto, grazie al lavoro che l’Unical sta mettendo in campo nel solco di quanto programmato sia dalla precedente che dalla nuova amministrazione.

La vita di chi resta

In occasione della presentazione del nuovo Cda, infatti, il neorettore dell’Ateneo, Gianluigi Greco, ha confermato l’intenzione di lavorare ancora più fortemente per trattenere i neolaureati fra i cubi: «È una delle cose sulle quali vogliamo impegnarci maggiormente – ha dichiarato Greco in occasione della conferenza stampa di presentazione dei nuovi membri del Cda, gli ex ministri Carrozza e Profumo – e lavorando in sinergia, tutti insieme, si possono creare le condizioni affinché i giovani restino qui».

E il titolare della poltrona Unical più importante snocciola poi gli attori che stanno lavorando al mantenimento dei ragazzi sul territorio: «L’Unical sta facendo la propria parte, così come la Regione, così come gli altri attori istituzionali. Questo è un momento chiave per questa terra e dobbiamo cercare di sfruttarlo al massimo dando ancora più entusiasmo ai giovani». Sperando che, nel prossimo rapporto, la percentuale sia nuovamente negativa.