Fabio oltre l’ultimo capitolo: il ricordo di chi gli è stato accanto
Gli amici che sono stati accanto per anni al giovane scomparso a Rende a 49 anni, affidano alla memoria il ritratto di un uomo fatto di passioni, legami, progetti e affetti: «Non vogliamo che la sua vita venga riscritta attraverso la sua morte»
Riceviamo e pubblichiamo:
Fabio, quello che abbiamo conosciuto
Non sappiamo se sia possibile raccontare davvero una persona dopo che se n’è andata.
Si possono raccontare i fatti, gli anni, le passioni, le persone che ha incontrato. Ma una persona non è mai soltanto ciò che si vede da fuori o ciò che si può conoscere attraverso brevi conversazioni.
Per questo abbiamo sentito il bisogno di raccontare Fabio.
Alcuni di noi gli sono stati accanto per tantissimi anni, condividendo con lui tutta la sua vita. Erano amicizie profonde, diventate con il tempo qualcosa di molto simile a un legame fraterno.
Fabio aveva un carattere deciso. Aveva le sue idee e non si lasciava convincere facilmente. Quando si metteva qualcosa in testa, cambiarne la direzione poteva essere un’impresa. Era fatto così.
E poi c’erano i suoi occhi azzurri, impossibili da dimenticare, e quel sorriso che arrivava quando era contento o quando iniziava a raccontare, ancora una volta, una delle sue storie.
Perché Fabio parlava. Tanto.
Aveva quasi una sua personale collezione di racconti che riusciva a riproporre alle persone che incontrava, spesso con la stessa identica convinzione della prima volta. E forse era proprio una delle cose che lo rendevano così riconoscibile.
Fabio aveva passioni, interessi e amicizie. Aveva l’arco, che per lui non era soltanto uno sport: era anche un ambiente in cui aveva costruito rapporti di amicizia, condiviso esperienze e frequentato persone con cui aveva un legame reale e attuale.
E soprattutto desiderava tanto per sé.
Aveva desideri, progetti, aspettative e cose che avrebbe voluto ancora vivere. Anche questo appartiene alla sua storia e sentiamo il bisogno di restituirlo.
Perché nel raccontare la sua vicenda si rischia, involontariamente, di guardare tutta la sua vita attraverso ciò che è accaduto alla fine.
I lutti che aveva attraversato erano reali. La perdita dei suoi genitori e quella di uno dei suoi amici più cari avevano lasciato ferite profonde. Ma il dolore non racconta da solo una persona, e soprattutto non permette di conoscere fino in fondo ciò che quella persona desiderava, pensava o sentiva.
Fabio aveva ancora voglia di vivere le sue cose.
Aveva la zia e lo zio. Aveva amici. Aveva noi. Persone che facevano parte della sua vita e alle quali lui stesso era legato.
E Fabio, a sua volta, si interessava agli altri. Chiedeva, ascoltava, raccontava. Aveva rapporti, affetti e legami che facevano parte della sua vita.
L’immagine di un uomo completamente solo, quindi, non restituisce ciò che abbiamo conosciuto.
Non chiediamo che venga raccontata una versione positiva o idealizzata di Fabio. La sua è una tragedia, una giovane vita finita troppo presto.Chiediamo soltanto che, nel raccontare la sua morte, non venga riscritta la sua vita.
Che non gli vengano attribuiti, a posteriori, uno stato d’animo, un isolamento, una rinuncia alla vita o una mancanza di desiderio per il futuro che non corrispondono alla persona che abbiamo conosciuto.
Quello che riguarda la sua interiorità appartiene a una parte della sua vita che nessuno può conoscere completamente dall’esterno.
Noi, però, abbiamo avuto il privilegio di conoscerne una parte molto più grande di quella che può emergere da un racconto visto da fuori o da fugaci incontri.
E quella parte vogliamo raccontarla.
Non vogliamo ricordare Fabio soltanto per come è finita.
Vogliamo ricordare gli occhi azzurri, il sorriso, il carattere testardo e deciso, le discussioni, le passioni, l’arco, le risate, le amicizie e tutte quelle piccole cose che, messe insieme, facevano semplicemente Fabio.
Perché un libro non si racconta soltanto dall’ultimo capitolo.
E noi vogliamo ricordare e raccontare anche tutti gli altri capitoli della sua vita: quelli che abbiamo vissuto insieme a lui, quelli che conosciamo e che nessun racconto visto da fuori potrebbe restituire completamente.
Fabio non può più raccontare chi era.
Possiamo farlo noi.
E lo faremo con la memoria di chi gli è stato sempre accanto, non con quella di chi lo ha conosciuto soltanto attraverso la sua morte o in fugaci incontri.
Perché Fabio merita di essere ricordato per la vita che ha vissuto, per ciò che desiderava, per le persone che ha amato e per quelle che gli hanno voluto bene.
Davvero.