Facciolla racconta il caso Salerno e vota Sì: «Serve cambiare sistema» | VIDEO
L’ex procuratore di Castrovillari, oggi giudice civile a Potenza, ricostruisce l’inchiesta e difende la riforma: «Correnti e condizionamenti vanno superati»
Eugenio Facciolla, già procuratore di Castrovillari e oggi giudice civile al Tribunale di Potenza, ricostruisce negli studi televisivi di Cosenza Channel, la propria vicenda giudiziaria e, in chiusura, spiega perché al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere voterà Sì. Una posizione che, sottolinea, nasce dallo studio del testo e da una convinzione di fondo: nel sistema giustizia «urge cambiare qualcosa».
La premessa: «Non parlo di ciò che è in corso»
Facciolla apre con una precisazione netta: sul segmento ancora pendente evita di entrare nel merito. «Non intendo parlare di quello che è in corso, perché ovviamente c’è un appello interposto dalla procura, si vedrà nella sede competente, intanto se è ammissibile, poi vedremo nel merito se ci sarà un merito». È un passaggio che lega il racconto all’attualità, ma con un limite preciso: attenersi alle sedi processuali.
Il punto politico-giudiziario: «Giustizialismo sfrenato» e “obbligatorietà”
Il magistrato di Cosenza colloca il suo caso dentro un quadro più ampio: «I guai, i danni della giustizia sono legati fondamentalmente al giustizialismo sfrenato di certi pubblici ministeri». E aggiunge un tema collegato, «il principio di obbligatorietà dell’azione penale». Nel suo caso, però, sostiene che l’“obbligatorietà” non c’entri: «Nel caso mio di specie di obbligatorietà non c’era assolutamente nulla, in quanto le indagini sono nate per volere della Procura, non c’è mai stata un’informativa di reato. Nel caso che mi occupa in realtà vengono aperti procedimenti a raffica, a ripetizione».
Dalla “turbativa” alle accuse cambiate nel tempo
Nel racconto, la vicenda prende forma attraverso una sequenza di contestazioni mutate: «Viene aperto un procedimento addirittura in cui si contestava la turbativa d’asta in violazione della legge in materia di appalti pubblici». Poi la considerazione: «Noi non siamo una stazione appaltante (in riferimento alla Procura di Castrovillari, ndr) però tuttavia c’erano fior fiori di magistrati che hanno ritenuto di ipotizzare questo».
Da lì, spiega, il quadro si trasforma più volte: «Da questo passaggio è cambiata l’imputazione, è poi diventata abuso d’ufficio, omissione d’atto d’ufficio, da turbata libertà fino a falso e poi a un certo punto a corruzione».
Il cuore del ragionamento è che non ci sarebbe stato un fatto iniziale “portato” dall’esterno: «Non troviamo nessuna informativa di reato ma è la Procura di Salerno in piena autonomia ad libitum ritiene di individuare reati e iscrivono notizie di reato».
I “procedimenti satelliti” e l’invio per l’azione disciplinare
Accanto al procedimento principale, Facciolla descrive altri fascicoli «satelliti», «aperti sulla qualunque». Dice che, pur chiesti in archiviazione, «sono stati inviati per l’azione disciplinare». E puntualizza: «Tutto quello di cui sto parlando è emerso nel processo non sto rivelando nessun segreto ma sono esclusivamente le emergenze del processo».
L’emotività e il nodo del “processo giusto”
Alla domanda su come abbia vissuto l’impatto umano, risponde richiamando la scelta di affrontare tutto secondo regole: «Noi dobbiamo sempre rispettare la legge e attenerci a quelle che sono le regole del gioco». Rivendica di essersi difeso sin dall’inizio: «Dal primo atto rendo l’interrogatorio e fornisco determinati elementi». E cita un passaggio della sentenza: «La sentenza ci dice che quegli elementi non sono stati portati all’attenzione del giudice dell’udienza preliminare».
Sul piano personale, dice di aver retto con una certezza: «Ero sereno di non aver mai commesso nulla». Ma aggiunge un dettaglio decisivo: «Quelle dichiarazioni supportate da elementi documentali sono state ignorate dal giudice dell’udienza preliminare, il giudice sostanzialmente ha fatto da passacarte e poi abbiamo dovuto aspettare 6 anni».
L’accusa di corruzione e i “passaggi” contestati
Nel racconto, Facciolla ricostruisce come la contestazione si sarebbe “ristretta” e rimodulata: dall’idea iniziale di un affidamento generalizzato a una singola ditta, alla dimostrazione di turnazioni e numeri diversi («gli incarichi erano 3»). Elenca poi gli elementi che sarebbero entrati nel perimetro accusatorio: il telefono e la scheda, le telecamere sotto l’abitazione, fino al riferimento a un soggiorno romano collocato temporalmente «un anno prima» dell’arrivo a Castrovillari.
Sui singoli punti, riferisce la propria linea difensiva: «Dimostro che la scheda l’ho sempre pagata io, dimostro che non ho mai avuto la carta di identità utilizzata per documentare il mio soggiorno, è gravissimo che la Polizia giudiziaria non abbia verificato».
Sul capitolo telecamere, afferma: «Le telecamere sono state installate dalla Prefettura di Cosenza, a me viene comunicato se il servizio parte» e contesta la ricostruzione secondo cui la ditta sarebbe intervenuta sulle telecamere: «Io ero completamente all’oscuro di tutto questo».
Il filone con intercettazioni: «Elementi a favore mio non portati all’attenzione del giudice»
Aggiunge un ulteriore livello: «Contemporaneamente al procedimento principale viene aperto un procedimento parallelo con intercettazioni che durano 9 mesi, prorogate con un solo rigo de plano». Dice che dopo nove mesi «viene chiesta l’archiviazione» e che proprio lì sarebbero emersi «elementi completamente a favore mio».
Referendum: perché vota Sì
Sul referendum, Facciolla sintetizza in modo diretto: «Voterò sì intanto per due ragioni». La prima è l’esigenza di riforma: «Urge cambiare qualcosa nel sistema giustizia, un primo passo per completare la riforma Vassalli». Secondo lui il punto è un giudice davvero terzo e un pubblico ministero «sullo stesso piano della difesa». E aggiunge una conseguenza pratica: chi decide misure cautelari o assolve «deve essere libero da condizionamenti» e non temere ricadute su valutazioni di professionalità negli organismi di autogoverno.
Censura al magistrato Eugenio Facciolla. Ma arrivano anche due assoluzioniLa seconda ragione riguarda le correnti: «È la storia dai tempi di Palamara, la corrente non può condizionare l’attività del Consiglio superiore». Infine difende il sorteggio: «Il sorteggio è una scelta razionale e coerente, non vedo perché oggi i magistrati che decidono sulla vita di una persona non possono andare a decidere sulla carriera o sulla professionalità di un magistrato o di un collega».
La domanda finale: quanto incide la vicenda personale
All’ultima domanda, Facciolla prova a separare i piani: ricorda di aver sempre criticato il sistema correntizio «anche pubblicamente» e conclude: «Per me è assolutamente normale, è chiaro che oggi può sembrare che incida la vicenda personale, ma la vicenda personale si affronta nella sede specifica».