Sezioni
24/06/2026 ore 19.00
Società

Filippelli: «L’intelligenza artificiale non è uno strumento, ma una componente della vita» | VIDEO

Il professore avvocato analizza il rapporto tra AI, diritto, istituzioni e coscienza umana: «La sovranità dello Stato è in crisi»

di Antonio Alizzi

L’intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia da osservare a distanza, ma una presenza ormai stabile nella vita quotidiana, nel diritto, nella sanità, nelle istituzioni e perfino nei processi decisionali delle persone. È da questa premessa che parte la riflessione del professore avvocato Michele Filippelli, esperto di AI e fondatore di Giurimatrix, tornato negli studi di Cosenza Channel per affrontare un tema che supera il solo ambito giuridico: il rapporto tra coscienza umana, chatbot e crisi della sovranità.

Al centro dell’intervista c’è anche il suo nuovo libro, “Sovranità in crisi”, pubblicato da Armando Curcio Editore, nel quale Filippelli analizza il modo in cui l’intelligenza artificiale sta incidendo sulle categorie tradizionali dello Stato moderno: popolo, territorio e sovranità.

Filippelli: «La tecnologia è più veloce del diritto»

Secondo Filippelli, l’intelligenza artificiale è ormai entrata nelle vite delle persone in modo diretto e indiretto, influenzando scelte, comportamenti, rapporti sociali e professionali. Non riguarda più soltanto il mondo del diritto, anche se proprio il diritto resta il campo in cui si misura la capacità dello Stato di regolare la convivenza.

«Noi abbiamo sempre parlato dell’intelligenza artificiale applicata al diritto nei nostri appuntamenti, nei nostri incontri, spesso anche molto interessanti perché si affrontavano temi molto inediti. Oggi magari allarghiamo un pochino lo spettro pensando a come l’intelligenza artificiale, andando a incidere sì nel mondo del diritto che poi è ciò che regola la convivenza sociale, riesce a insinuarsi nelle vite quotidiane delle persone e quindi essere già un qualcosa di presente, un qualcosa che comunque in certo modo condiziona la persona in senso di uomo singolo, ma anche la comunità, la collettività delle persone nelle decisioni, nelle scelte, possono essere appartenere al mondo del diritto come possono appartenere al mondo della società in generale».

Da qui nasce, spiega il professore avvocato, la necessità di una disciplina normativa. Ma il problema è evidente: la velocità della tecnologia supera quella del legislatore.

«Ragione per cui alcune zone del mondo tra cui l’Europa e l’Italia si corrono verso una normativa che disciplini tutti questi fenomeni, ma purtroppo la tecnologia è più veloce del diritto e non si può controllare la coscienza, la coscienza umana ovviamente, rispetto all’utilizzo dell’intelligenza artificiale».

“Sovranità in crisi”: popolo, territorio e cyberspazio

Il tema della sovranità è uno dei punti centrali dell’analisi di Filippelli. Lo Stato, nella sua concezione classica, si fonda su tre elementi: popolo, territorio e sovranità. Ma l’avvento del cyberspazio ha reso più fragili queste categorie.

Filippelli chiarisce il punto: la società attuale non corrisponde più a quella immaginata dai padri costituenti. Il popolo si trasforma progressivamente in utenza digitale, mentre il territorio non è più soltanto uno spazio fisico delimitato da confini.

«Lo Stato si compone di tre elementi essenziali che sono il popolo, il territorio e la sovranità, la sovranità regge su questi due primi pilastri, ma oggi la società che ci viene consegnata è diversa da quella di molti, molti decenni fa, se non di più e il popolo non corrisponde più alla vita vera parola che è stata intesa dai padri costituenti, così come il territorio, pensiamo al territorio una volta considerato come laddove veniva esercitata la sovranità, è perimetrato e confinato, oggi ci troviamo innanzi a una vita che ci offre un cyberspazio, una rete dove non vi sono confini, limiti, è lo stesso popolo che si trasforma in utenza, tra l’altro che gode, dotato di identità digitale, agisce e opera».

Il risultato è una trasformazione profonda del potere pubblico.

«È chiaro che questi elementi che perdono il loro smalto, non dico la loro identità, ma il loro smalto sicuramente, oggi pongono e mettono in crisi la sovranità dello Stato».

La legge italiana sull’intelligenza artificiale e i decreti attuativi

Filippelli richiama poi il lavoro del legislatore italiano. Dopo il quadro europeo, anche l’Italia ha iniziato a disciplinare l’utilizzo dell’AI in settori sensibili.

«Il legislatore si è posto il problema, anche quello italiano, di disciplinare l’intelligenza artificiale. Di recente, proprio da qualche giorno, sono stati approvati i decreti attuativi della prima legge ordinaria italiana, la numero 132 del 23 settembre 2025, entrata in vigore il 10 ottobre e che ha visto proprio di recente, come dicevamo, approvare questi decreti attuativi».

Il cuore del discorso è la natura generativa dell’intelligenza artificiale. Non si tratta solo di uno strumento che restituisce dati, ma di un sistema capace di produrre contenuti, suggestioni e idee.

«Concentrati nell’utilizzo di questo strumento generativo, ricordiamocelo, è questa l’importanza, generare significa consegnare all’uomo un’idea, un’idea che magari l’uomo può avere, ma non in quel modo, o può proprio non avere e conseguire attraverso la conversazione con la macchina».

La normativa riguarda diversi ambiti: giustizia, sanità, salute, pubblica amministrazione e istituzioni.

«Il legislatore sta approvando a disciplinare l’utilizzo e l’impiego dell’intelligenza artificiale in vari settori, dalla giustizia, dal mondo della sanità, della salute, anche all’interno del mondo delle istituzioni, che è quello che ci avvicina di più al tema di questo nostro incontro, perché l’intelligenza artificiale è entrata all’interno delle istituzioni e per istituzioni intendiamo quei poteri attraverso i quali lo Stato con i suoi elementi si esprime, cioè quello esecutivo, quello legislativo, quello giurisdizionale, cioè si esprime formando e creando le legge, attuandola e applicandola quando è necessario».

Diritto, sanità e istituzioni: gli esempi dell’AI nei poteri pubblici

Nel corso dell’intervista vengono richiamati tre esempi: l’intelligenza artificiale nelle istituzioni, nella medicina e nel diritto. Uno dei casi citati riguarda Acqui Terme, dove sarebbe stata annunciata una figura di assessore realizzata con l’AI. Un altro riguarda la sanità, dove l’intelligenza artificiale sta già contribuendo al progresso diagnostico e organizzativo. Il terzo riguarda la giustizia, con casi internazionali in cui avvocati e pubblici ministeri hanno utilizzato sentenze inesistenti generate da sistemi di AI.

Filippelli non nega il rischio delle cosiddette “allucinazioni”, cioè risposte false o inventate, soprattutto quando i sistemi vengono usati senza competenza.

«Nel campo del diritto, così come in quello istituzionale, ci arriveremo subito, già da qualche anno abbiamo delle esperienze. Vero quello che accade in America, non accade solo in America, il caso delle allucinazioni, si inventano casi giurisprudenziali inesistenti, questo può avvenire quando un’intelligenza è generativa, sta all’uomo comprendere, intanto verificare tutto, ma anche saper conversare con la macchina per impedirle di fornire delle distorsioni».

Da qui il punto decisivo: l’AI può essere utile solo se chi la utilizza sa controllarla, indirizzarla e verificarne gli output.

Giudici robot, politici virtuali e assessori artificiali

Filippelli ricorda che le applicazioni dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni non sono una novità assoluta. Esistono già esperienze internazionali di politici virtuali, assistenti legali e figure pubbliche artificiali.

«I casi di applicazione di intelligenza artificiale nel diritto con giudici robot, procuratori robot, law firm artificiali o assistenti legali, sono casi un’intelligenza artificiale, ne abbiamo parlato abbondantemente la scorsa volta, anche per quanto riguarda le istituzioni non è una novità».

Poi cita alcuni precedenti.

«Pensiamo nel 2017 in Nuova Zelanda, adesso arriviamo in provincia di Alessandria, ma pensiamo già nel 2017 in Nuova Zelanda, nasce SAM, il primo politico virtuale che dialoga attraverso la rete con i cittadini e li coinvolge portandoli e avvicinandoli alle istituzioni o nello stesso anno Alisa, un’intelligenza artificiale donna che nasce per candidarsi alle presidenziali russe e sfidare Putin e così come in Cina, il primo candidato sindaco artificiale attraverso l’uomo, il suo creatore, per arrivare ad Alessandria, dove il sindaco ha annunciato che entro fine giugno verrà presentata la giunta all’interno della quale per la prima volta in Italia ci sarà un’assessora artificiale chiamata Eva, prima donna artificiale in giunta e che segue comunque un’altra esperienza recentissima di Edi Rama in Albania che ha individuato una ministra donna artificiale con lei che si occuperà della sburocratizzazione dello Stato».

Il punto, per Filippelli, non è soltanto tecnologico. È politico, giuridico e culturale. La domanda è fino a che punto una macchina possa entrare nei processi decisionali pubblici senza alterare il rapporto tra cittadino, istituzioni e responsabilità umana.

Giurimatrix e il corretto uso dell’AI nel diritto

Nel campo giuridico Filippelli richiama anche l’esperienza di Giurimatrix, strumento da lui fondato e già raccontato in precedenti occasioni. Il tema non è sostituire il giudice o l’avvocato, ma utilizzare sistemi intelligenti in modo verificabile, partendo da atti reali e controllabili.

L’AI applicata al diritto, sottolinea il professore avvocato, non può essere affidata all’improvvisazione. Il rischio è generare contenuti formalmente plausibili ma privi di fondamento, come sentenze inesistenti o ricostruzioni sbagliate. Per questo resta centrale la responsabilità del professionista.

Coscienza umana, chatbot e rischio condizionamento

I social, secondo Filippelli, hanno già dimostrato quanto l’essere umano possa essere influenzabile. L’AI porta questo rischio a un livello ulteriore, perché non si limita a mostrare contenuti: dialoga, suggerisce e orienta.

«Diciamo che i social che hanno anticipato l’avvento dell’intelligenza artificiale sono stati i primi segnali che l’essere umano è facilmente influenzabile e questo è importante perché affidarsi a una macchina intelligente generativa potrebbe incidere come paradosso su un controllo della coscienza della persona, perché la persona si fida, si affida e segue consiglio quanto meno viene condizionato nelle scelte».

Da qui l’invito alla consapevolezza. Non basta usare l’intelligenza artificiale: bisogna studiarla, comprenderla e imparare a dialogare con essa.

«È importante l’attività introspettiva della persona, cioè per poter utilizzare al meglio l’intelligenza artificiale e progredire come società, l’uomo deve comprendere e studiare e capire che cos’è l’intelligenza artificiale, qual è il suo ruolo».

«L’intelligenza artificiale non è uno strumento»

La chiusura dell’intervista contiene una delle affermazioni più nette di Filippelli. Parlare di AI come semplice strumento, secondo lui, è riduttivo. L’intelligenza artificiale non è un mezzo occasionale, ma una componente destinata a integrarsi stabilmente nella vita sociale.

«Spesso viene utilizzato il termine uno strumento, non è uno strumento, l’intelligenza artificiale per la portata che ha deve essere considerata da oggi in poi una componente della vita, significa che non è di passaggio, non si utilizza all’occorrenza ma sarà sempre integrata, l’essere umano con le abilità sovraumane della macchina insieme miglioreranno non solo il futuro dell’uomo, ma anche la convivenza sociale, perché anche la regola sociale sarà riscritta con forme nuove e perché no anche migliori».